Banca(rotta)Bail-in o liquidazione coatta che sia in Italia esiste una sola certezza: non quella della pena, ma della quasi sicura impunità dei responsabili di tutto ciò

In questa estate bollente in tutti i sensi (meteorologico, ma ancor più finanziario), alla luce del recente D.L. del Consiglio dei Ministri sul caso "banche venete" è necessario cercare di ragionar...

In questa estate bollente in tutti i sensi (meteorologico, ma ancor più finanziario), alla luce del recente D.L. del Consiglio dei Ministri sul caso “banche venete” è necessario cercare di ragionare a mente fredda su quello che sta accadendo e, soprattutto, sui risvolti giudiziari di tutte queste vicende.

Sempre più voci si levano inneggiando parole altisonanti come “giustizia”, “equità sociale”, “punizioni”, “pene”, “condanne esemplari” come il fuoco purificatore che dovrebbe risollevare l’Italia dalla propria BANCAROTTA MORALE, ma si tratta solamente dell’ennesimo inganno e di una volontaria mistificazione dei fatti.

Le cose, infatti, a ben vedere sono ben chiare.

Fra banchieri privi di scrupolo, imprenditori scellerati e “compagni di merenda” dei managers bancari, organi di vigilanza assenti, “distratti” o – ancor peggio! – compiacenti, politici irresponsabilmente inerti e/o incompetenti. l’unica ancora di salvezza rimasta al risparmiatore sarebbe l’azione della magistratura: ma è proprio così?!?

In effetti numeri alla mano la situazione dalla famosa operazione “Mani pulite” ambrosiana non è cambiata di una sola virgola e, semmai, è anche peggiorata e di molto:

i reati di natura finanziaria (quali, ad es., truffe finanziarie e/o fiscali, insider trading, aggiotaggio, bancarotta fraudolenta, etc.) restano nella stragrandissima parte impuniti ed i colpevoli a piede libero, pronti a delinquere nuovamente!

Riprendiamo a tal riguardo un interessante contributo di un paio d’anni fa (quindi non recente, ma comunque sempre e assolutamente attuale!) di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 20 febbraio 2015 dal significativo titolo “Reati dei «colletti bianchi»: solo 230 dei colpevoli sono in carcere“.

Posto che chi fosse interessato lo può rileggere nella sua interezza al seguente indirizzo, qui di seguito riportiamo integralmente il solo incipit dell’articolo, perché assolutamente emblematico della situazione in cui si trova attualmente l’Italia:

Trentacinque carcerati a uno: ecco lo «spread» che la Germania ci infligge sul rispetto delle regole della sana economia. I «colletti bianchi» che violano le leggi fiscali o finanziarie, a Berlino e dintorni, sono sbattuti in galera con una durezza da noi impensabile: 7.986 detenuti loro, solo 230 noi. Fermi a un decimo della percentuale europea. E torna la domanda: è un caso se gli stranieri preferiscono investire altrove?

I dati summenzionati sono quelli contenuti in Rapporti ufficiali del Consiglio d’Europa e riguardano la popolazione carceraria in Europa e non solo: si tratta, quindi, di numeri difficilmente contestabili ed ancor meno “piegabili” ai piccoli interessi di bottega delle varie fazioni politiche.

Detto – per prevenire possibili obiezioni – che gli ultimi dati disponibili risalgono al 2013, ma specificato anche che la situazione negli ultimi anni non è qualitativamente cambiata, ma semmai peggiorata, è utile qui di seguito riassumere in uno specchietto alcuni dati:

su 39.571 condannati con sentenza definitiva:

► il 16,3% dei casi riguardano omicidi o tentati omicidi;

► il 5,1% stupri;

► il 14,7% rapine;

► il 5,2% furti, con o senza aggravanti;

► il 37,9% (quindi in pratica la maggioranza relativa di tutti i casi) sono reati legati alla droga, con circa 15.000 spacciatori in prigione;

solo lo 0,6% riguardano reati economici e finanziari, che tradotto in numeri significa 230 detenuti in cella.

Ed in Europa cosa succede? L’Italia fa “media” o è un caso atipico?

Anche in questo caso i numeri sono impietosi in quanto, facendo velocemente i conti, si trova che:

► nel Belpaese (per i reati finanziari, ci sentiremmo di aggiungere!) a fronte di 65 spacciatori in galera c’è un cosiddetto “colletto bianco” detenuto per reati finanziari;

► in Irlanda il rapporto scende, arrivando a 23 spacciatori contro 1, quindi tre volte tanto circa rispetto all’Italia;

► in Spagna 9 contro 1, in Inghilterra 7 contro 1 ed in Svezia 4 contro 1;

► per arrivare alla Germania laddove i “colletti bianchi” in prigione sono addirittura più dei pushers, esattamente 7.986 contro 7.555 (la solita “esagerazione” teutonica)!

Sintomatico di una situazione del genere è il famosissimo “caso Parmalat” i cui attori principali (ed il loro destino giudiziario) sono richiamati nel video qui di seguito del marzo 2016, che consigliamo di vedere fino alla fine attentamente:

 https://www.youtube.com/embed/BAI6PcLf6ow/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Orbene, se la situazione generale è questa, c’è ben poco da stare allegri, anche perché – lo ricordiamo a beneficio degli “smemorati” – negli ultimi anni la politica non si è certo dimostrata solerte nel cercare di porre rimedio ai problemi dei tribunali, ma – anzi! – ci ha messo del suo con interventi volti a tutelare più i responsabili dei reati finanziari che le vittime di tali reati.

Basti, ad esempio, ricordare che con il cosiddetto “pacchetto depenalizzazioni” varato dal Governo Renzi (D. Lgs. 7 e 8 del 15 gennaio 2016) i managers societari (ivi compresi quelli bancari) che impediscono ai revisori di verificare lo stato di salute della loro società o di accertare irregolarità, occultando documenti o utilizzando trucchi contabili, non sono più sanzionabili penalmente, ma solo con una sanzione, che, peraltro, è stata notevolmente ridimensionata (da 10mila a 50mila euro contro i 75mila euro massimi previsti precedentemente).

Inoltre sono state depenalizzate alcune condotte illecite in materia di omessa identificazione e registrazione dei clienti da parte di banche, Poste e S.G.R. ai fini della normativa antiriciclaggio, tutto questo in tempi di sbandierata lotta senza quartiere contro il terrorismo internazionale (in particolare l’intercettazione di capitali sospetti)!

Se da più parti si dichiara (più spesso a parole, che con i fatti!) che è necessario rinsaldare la fiducia degli investitori e dei risparmiatori nel sistema bancario, i fatti di cui sopra non ci sembra vadano in quella direzione, per la qual cosa chiudiamo questo contributo con una riflessione/domanda che lasciamo ai lettori:

se è giusto punire severamente chi spaccia droghe, in quanto tali sostanze rovinano l’esistenza delle persone che ne fanno uso e, spesso, dei loro congiunti, non sarebbe parimenti giusto punire non meno severamente (se non di più!) coloro che “spacciano” prodotti finanziari truffaldini o che “drogano” i bilanci bancari per coprire le proprio malefatte, con ciò finendo per condannare migliaia e migliaia di ignari clienti bancari alla perdita dei propri sudatissimi risparmi e privandoli, in molti casi, della possibilità di un’esistenza dignitosa?!?

[Ricordiamo che chiunque volesse suggerire degli argomenti da trattare nei prossimi
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