AttentialcaneConfindustria e il senso di ministerialità

«Noi industriali siamo ministeriali per definizione». A questa frase di Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, pensavo l’altro giorno a proposito dell’apertura del presidente di Confindustria Vinc...

«Noi industriali siamo ministeriali per definizione». A questa frase di Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, pensavo l’altro giorno a proposito dell’apertura del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ai 5 Stelle. «Non fanno paura, valutiamo i provvedimenti, stiamo parlando di partiti democratici», ha dichiarato. E poi Sergio Marchionne: «Ne abbiamo viste di peggio». Pragmatismo? Necessità di rassicurare i mercati? O, più prosaicamente, camaleontismo?

Ora, a parte il fatto che il giudizio sulla «democraticità» dei 5s andrebbe quantomeno approfondito, non stupisce affatto che gli industriali italiani – ceto che di weberiano ha onestamente poco – abbiano tentato di imbrigliare, a urne ancora calde, il cavallo vincente. Dimostrando una lungimiranza al limite della preveggenza, Boccia e Marchionne si comportano da «ministeriali» prima ancora che ci sia un governo e siano nominati i «ministri».

Si ricorderà che Confindustria si schierò per il sì al referendum costituzionale del dicembre 2016. Rimasta scottata dall’endorsement, aveva optato – alla vigilia di queste elezioni – per una tattica più guardinga. Agli stati Generali di Verona del 16 febbraio Boccia aveva tenuto una relazione scaltra e furbetta e alla domanda su quale fosse il programma elettorale più «vicino» al mondo dell’industria aveva risposto «posso dire qual è il mio programma». Dunque, più o meno tutti.

Naturalmente descrive altri scenari, ma consiglierei di leggere I padroni del vapore. Lo ha scritto nel 1955 Ernesto Rossi, economista e storico tra i fondatori del Partito Radicale. Parla di come i grandi industriali italiani favorirono l’avvento prima e il consolidarsi poi del fascismo in Italia, in un momento – quello immediatamente successivo alla guerra – di disordini e confusione. La grande industria italiana – che nasce statalista – non può fare a meno di un Governo purchessia. Possibilmente amico.

Ecco, visto che in questo momento fioccano i richiami al senso di responsabilità da parte delle forze politiche – in alcuni casi un vero e proprio stalkeraggio – andrebbe quanto meno posto il tema del ruolo, in questa fase, di Confindustria e degli industriali italiani. Se cioè sia accettabile – dal punto di vista politico – che Marchionne dica «ne abbiamo viste di peggio» (non si capisce dove e in quale momento storico).

Anche perché sarebbe carino che la grande impresa, prima ancora che «ministeriale», si sforzasse di essere per una volta «responsabile».

(www.attentialcane.org)

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta