PromemoriaBlack Sunday per la Cop 25

E' diventata nera, nera come il "carbon", citando i Los Marcellos Ferial negli anni settanta. Parlo di Greta Thumberg, sfolgorante di luce mediatica dopo la copertina del time (Person of the year...

E’ diventata nera, nera come il “carbon”, citando i Los Marcellos Ferial negli anni settanta. Parlo di Greta Thumberg, sfolgorante di luce mediatica dopo la copertina del time (Person of the year 2019) e poi nera di delusione dopo la conferenza ONU sul clima di Madrid finita con un flop su tutti i versanti. Il black Sunday dell’ecologia quello che si è consumato in Spagna e che lascia francamente interdetti non pochi commentatori. La Cop 25 – sempre per stare nella battuta – è finita in fumo, la delusione degli organizzatori grandissima e non si capisce lo scenario nell’immediato futuro. La comunità internazionale – in questa melina mista a inerzia colpevole – perderà altro tempo senza prendere le misure necessarie, nell’incoscienza che il tempo scarseggia e l’emergenza (inascoltata in questi anni) impone di agire subito per tagliare le emissioni carboniche, o la crisi ambientale diventerà irreversibile e le conseguenze ancora più tragiche. Il segretario generale dell’Onu Gutierrez non nasconde la sua frustrazione affermando che “la comunità internazionale ha perso un’importante opportunità per dimostrare maggiore ambizione per combattere la crisi climatica. Ma non dobbiamo arrenderci e non ci arrenderemo”.

Nelle intenzioni più nobili Cop 25 sperava di fare un tagliando alle intese firmate a Parigi ma alla fine è stato raggiunto un debolissimo consenso per chiedere un aumento nel 2020 degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra, in linea con il precedente summit francese. Ciò è essenziale per accogliere qualsiasi possibilità di limitare il riscaldamento a +1,5 gradi. Grandi Paesi inquinanti come la Cina e l’India avevano resistito a impegnarsi. Gli Stati Uniti ancora di più annunciando il loro ritiro dall’accordo di Parigi. Solo l’Unione Europea ha fatto un passo avanti nell’approvazione della neutralità del carbonio entro il 2050, ma, tra le grandi potenze, si era trovata a lottare per misure più ambiziose, a fianco dei Paesi più vulnerabili.

Ma sul tema della geo-ecologia non si osserva una frattura tra nazioni ma si è creato anche un divario tra “soggetti sociali”. il tema ha stabilito – infatti – una fortissima distanza establishment dei pochi e la massa dei molti, e quel che doveva essere un nesso logico – ovvero le istanze dei popoli e le decisioni dei loro governanti – è diventato un cortocircuito insensato e inquietante. Vero è che sono in ballo complessi intrecci ed interessi e tante sono le variabili socio-economiche (per cui non mettiamola sulla facile retorica ecologista). Ma la posizione dei “signori grigi” (per citare Michael Ende e il suo Momo) è indifendibile persino per un liberale come me e bisgona aprirsi – con fatica – a nuovi paradigmi di sviluppo eco-sostenibile i quali devono prevedere i tre convitati finora assenti ovvero Usa, Cina e India che possiedono il primato negativo di “produttori” di inquinanti pro capite. Il primo paese della triplice “tossica” – gli stati Uniti – si avvia verso una campagna elettorale che potrebbe avere – nella questione green – un elemento di dibattito e magari di svolta. Bisogna vedere su quali match si svolgerà la corsa alla casa Bianca il cui colore nella realtà non cambia ma che si è fatto scuro e torbido. In altre parole – al netto della buona volontà della UE -s olo Washington, Nuova Delhi e Pechino possono avere la forza di trattare le regole per un mercato della CO2, e tirarsi dietro tutto il pianeta.

Come Greta- che spero si prenda una pausa di normalità adolescenziale – si prova ancora a guardare il futuro meno nero come il carbon…

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