BabeleProtocollo operativo, le agenzie immobiliari ancora latitano

Dopo un triennio positivo, anche per il 2020 si prevede un trend espansivo del mercato immobiliare, nonostante le incertezze politiche ed il quadro economico generale piuttosto fragile. La richies...

Dopo un triennio positivo, anche per il 2020 si prevede un trend espansivo del mercato immobiliare, nonostante le incertezze politiche ed il quadro economico generale piuttosto fragile. La richiesta ha ripreso quota e nelle principali città, soprattutto Milano e Roma, si denota una certa risalita dei valori immobiliari.

Anche Nomisma conferma, in un recente rapporto, “l’inversione di tendenza dei prezzi” che evidenzia il processo di crescita dei volumi e l’interesse di acquirenti ed investitori. I tempi medi di vendita si stanno abbreviando e si attestano in un range tra i 2 ed i 4 mesi , a seconda della tipologia, della zona e del prezzo richiesto.

Si stima che per l’anno in corso le compravendite in ambito residenziale supereranno la soglia delle 600.000 transazioni.

Tra i fattori fondamentali che determinano il momento favorevole, anche i tassi di interesse dei mutui per acquisto, di assoluta convenienza. I tassi di interesse, infatti, sono ai minimi storici e nulla lascia presagire un rialzo sul breve termine. Anche le politiche creditizie degli istituti bancari sono piuttosto favorevoli alla concessione di finanziamenti per l’acquisto di immobili.

In questo contesto generale operano le Agenzie Immobiliari, circa 42.000 a livello nazionale, che intermediano il 55/60% del numero complessivo delle compravendite. Le prestazioni ed il livello di servizio offerto sono spesso al centro dell’attenzione e non sempre il cliente ne è soddisfatto. A riprova di ciò il fatto che circa il 40% delle transazioni avviene in forma privata o comunque senza l’ausilio di un Agente Immobiliare.

Certamente la categoria non ha completamente superato la problematica reputazionale, anche se le Associazioni e le aziende di maggiore rilievo hanno introdotto codici deontologici e procedure atte a monitorare ed affinare la professionalità degli operatori sul territorio.

Ma quello che si evidenza, in maniera piuttosto significativa, è la carenza di un rigoroso modello operativo, a garanzia della trasparenza nei confronti della clientela.

Una recente indagine a cura di BV INVEST, società di Consulenza Direzionale e Formazione Manageriale guidata da Bruno Vettore, rileva che sono poche le Agenzie Immobiliari che adottano un preciso Protocollo Operativo, ovvero un sistema di lavoro che possa garantire performance e qualità nelle varie fasi del lavoro, ovvero:

  • Nella fase di acquisizione del prodotto

  • Nella gestione del portafoglio immobiliare

  • Nelle attività di vendita o locazione

  • Nella assistenza contrattuale e post vendita

L’indagine che, come affermano i responsabili della società, “non vuole avere valore scientifico ma essere solo un indicatore di riferimento”, è stata effettuata su un panel di circa mille agenti immobiliari e rileva che :

  • Il 21% dichiara di seguire un preciso metodo e un Protocollo Operativo

  • Il 33% dichiara di avere un Protocollo Operativo di massima e molto flessibile

  • Il 41% dichiara di non avere un Protocollo Operativo

  • Il 5% dichiara di non sapere cosa sia un Protocollo Operativo

La mancanza Italiana nella formazione aziendale

Il settore immobiliare non è sicuramente una mosca bianca per quanto riguarda la formazione e l’organizzazione interna per il lavoro. L’assenza propedeutica di un metodo aziendale è stato riscontrato in moltissime realtà Italiane che hanno provato ad interfacciarsi con il mercato estero.

Il numero di imprese italiane con un numero di 10 addetti e oltre che hanno svolto della formazione si attesta a circa il 40% del mercato Italiano.

Lo stesso indicatore era pari al 15% nel 1993 e al 23,9% nel 1999: la formazione aziendale appare quindi un fenomeno in forte espansione, questo anche grazie alle numerose forme di incentivo che vengono comunemente elargite da enti, governi e altre realtà per incentivare le aziende a spendere i loro fondi nella formazione del personale.

I numeri della formazione crescono maggiormente se paragonate ad aziende con grossi volumi occupazionali dove si ha una maggiore propensione alla creazione di schemi per aumentare la produttività e la redditività del personale operante.

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