PromemoriaDecaro contro i protagonisti antagonisti

Decaro presidente Anci puntualizza sul protagonismo dei governatori in questa fase politica. Quanto nel suo essere burbero c'è del vero

Lo avevo sospettato ma aspettavo una conferma di peso, se vogliamo un sigillo è un imprimatur definitivo. E il sigillo è giunto dal bravo presidente dell’Anci Antonio Decaro, un sindaco che ha sfidato con coraggio anche certe demenzialita’ dei suoi concittadini andando sul lungomare barese a rimbrottare passeggiatori o sportivi amatoriali muoversi a zonzo mentre si moriva nei corridoi degli ospedali lombardi. Gesto di forte sensibilità civica reiterato pochi giorni fa con modo probabilmente poco ortodossi ma che  sono guidati da ruspante pedagogia nell’esercizio di governo cittadino. Durante il blitz ha tuonato senza riserve:”

“Tutti gli sforzi fatti in questi mesi rischiamo di vanificarli. Forse dal 4 maggio potremo uscire un po’ di più, spero che ci obblighino a tenere la mascherina, ma non ci potremo abbracciare come ho visto fare stamattina, perché il virus non è scomparso e non scomparirà dal 4 maggio, altrimenti finirà che moriremo tutti”.

 

Posted by Antonio Decaro on Sunday, April 26, 2020

Solitamente certi modi scartavetranti di fare non sono impeccabili ma accigliarsi per il bene è segno di saggezza quando non si liscia il pelo al consenso ma lo si acquista in autorevolezza e rispetto delle regole. E poi ci fidiamo di DeCaro perché quasi sempre non dichiara  al vuoto e a vanvera. E’ facile seguire la traiettoria dei suoi pensieri, una rarità in questi tempi di sfrenata vaghezza delle decisioni.  Per lui e per noi non è più tollerabile il protagonismo dei governatori che impaginano la logica a seconda degli umori e  con la stessa coerenza degli emoticons delle loro bacheche social. Ma più in generale il tema è la sindrome protagonista-antagonista della politica attuale che richiede almeno la coerenza del proprio ruolo senza buttare in vacca il buonsenso. E Decaro ha ragione sul punto: “Noi onestamente siamo anche un po’ stanchi del federalismo regionale che si sta trasformando in protagonismo regionale: abbiamo un potere di ordinanza, ai sensi dell’articolo 50 del testo unico sugli enti locali, sulla salute; siamo i responsabili della Protezione civile dei nostri Comuni; eppure proposto al presidente Conte di sterilizzare, con una norma, questo potere. Lo abbiamo fatto per evitare che ogni sindaco, e noi siamo ottomila, si mettesse a firmare ordinanze su una pandemia mondiale che va affrontata con un’unica cabina di regia e con il supporto di un comitato tecnico scientifico, delle autorità sanitarie nazionali”

A ben guardare è un costante gioco di primedonne: governatori vs governo, sindaci vs governatori (grazie al cielo le provincie ci sono ma non hanno la squadra in campo se no…). Ecco in Italia non esiste una nazione poiché guai a parlare di univocità perché fa tanto Orban o Erdogan e quindi vale il pestarsi i piedi col tacco dodici per un titolo di giornale o di social. I governatori somigliano alle sorellastre di Cenerentola  – ricordate Anastasia e Genoveffa- che strappano il vestito per invidia dei fari accesi dei media del Lazio  sulla Lombardia o sul Molise, della Lombardia sul Veneto e la Puglia, il Veneto su tutte le altre 19 regioni perchè essendo Zaia al top dell’universo vale il detto “Val depí un a far que zhento a comandar.”

Si dimentica però che  le Regioni pontificano sul da farsi ma senza l’oste, dimenticando  anni di disastri delle loro sanità locali dentro le quali consorterie e magna magna hanno distrutto il comparto. Sono stati anni di mancata innovazione, di tagli al personale, di rifiuto della ricerca (volata all’estero), di concentrazione delle eccellenze (quando c’erano) a scapito della medicina di prossimità nei piccoli centri. Tutta la polvere puzzosa adesso la su vuole nascondere e bombardare ministero e governo per pura impudicizia o (direbbe Decaro) per smania di protagonismo da parte di antagonisti del bene comune. Magari non ho ragione io ma sicuramente ha stra ragione il presidente Anci.

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