Homo sumDiritto d’autore: come difendersi dai “furti”, nonostante i costi e l’incremento di povertà e diseguaglianze. Parola all’esperto

La legge è uguale per tutti, ma i costi in alcuni casi sono inaccessibili. Ai tempi di internet il diritto d’autore viene spesso leso, ma difendersi dalla contraffazione e dal plagio di opere ed idee è possibile. L’avv. Di Pasquale lo spiega per la rubrica Parola all'Esperto su Homo Sum

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di Francesco CariniHomo Sum 

«[…] Non l’ha creato lui Fichetto, l’ho creato io. Mi fregò il personaggio nel 1928, quando me ne lamentai i suoi scagnozzi mi cacciarono via a pedate e mi buttarono addosso un’incudine».
(Chester Lampwick, in Il giorno che morì la violenza, settima stagione de I Simpson)

Nella settimana della Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore (23 aprile) e della Giornata Mondiale della proprietà intellettuale (26 aprile), mi è venuta alla mente una puntata de I Simpson. Precisamente, nella settima stagione, c’è un episodio molto interessante intitolato Il giorno che morì la violenza (1996), che vede protagonisti, oltre la famiglia più famosa di Springfield, Chester Lampwick e Roger Meyers jr. Il primo è un disegnatore che subisce per decenni il torto di non vedersi riconosciuta la paternità di Fichetto (creato nel 1919), personaggio appunto fondamentale del cartoon “Grattachecca e Fichetto”, che rese miliardario Roger Meyers negli anni ’20. A distanza di circa 70 anni, Bart scopre il plagio e riesce a far prendere le difese legali dell’artista, che vive in stato di miseria, costretto a dormire nelle fogne. Nonostante le criticità in tribunale, viene dimostrata la violazione e viene risarcito profumatamente dall’erede di Meyers, che si salverà dalla bancarotta solo perché, a sua volta, il padre era stato derubato di un’altra creazione, esteticamente meno curata di quella di Lampwick, fattore che comunque non inficia sulla gravità dell’atto.

Nella storia, come nel cinema (quindi, sia nella realtà che nella fiction), ci sono altri esempi legati al “furto” di idee, marchi e opere d’ingegno per mancanza del denaro necessario a registrarle o della fama da parte del creatore/autore a difendersi, sia in tribunale che attraverso gli organi di informazione. Si va dal caso Meucci (per l’invenzione del telefono, con una controversia che ha fatto epoca), alla storia che sta alla base del film di Woody Allen Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010), con Roy (Josh Brolin) nel ruolo dell’autore del plagio ai danni di un amico e romanziere finito in coma (anzi, un vero e proprio furto, in quanto trafuga il manoscritto). Ancora più emblematico è il film The Words (2012) di Brian Klugman e Lee Sternthal, con una storia nella storia di cui non si farà lo spoiler, ma che vede nel ruolo di vittima un povero anziano (interpretato da Jeremy Irons), che per una serie di circostanze sfortunate smarrisce il suo manoscritto, ritrovato e pubblicato dopo almeno mezzo secolo da Rory Jansen (Bradley Cooper), vicenda alla base del libro di Clay Hammond (Dennis Quaid).

Oltre ad essere illegale, avere successo o meno  spacciando un’idea o una creazione, di qualsiasi tipo, appartenente ad un’altra persona per una propria invenzione non è sicuramente bello, per sé stessi e soprattutto per chi subisce tale azione, ma può capitare, con la differenza che cittadini appartenenti alle fasce meno abbienti hanno difficoltà a tutelarsi, sia per i costi che può comportare il ricorso alla giustizia, che per la scarsa forza a livello mediatico. Una multinazionale, una no profit famosa su scala globale con alle spalle finanziamenti importanti, così come grandi enti pubblici, hanno un potenziale superiore sia a livello economico che a livello di immagine e “credibilità”, proprio per il differente impatto che possono avere sull’opinione pubblica (purtroppo ammaliata e facilmente influenzabile dalla “potenza di fuoco” dei forti o dall’invidia sociale legata a una guerra fra poveri, piuttosto che dai fatti in sé). Ma la legge è o dovrebbe essere uguale per tutti, a prescindere dalle condizioni socioeconomiche degli imputati.
A tal proposito, l’avvocato Michele Di Pasquale, esperto di diritto d’autore con attività ed esperienze svolte presso l’Università Cattolica di Milano, fa una disamina ad ampio raggio su un tema molto discusso e delicato, soprattutto in una fase in cui diseguaglianze e povertà stanno crescendo.

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Linkiesta Paper Estate 2020