Punti di vistaGiuseppe Conte e Rino Gaetano che cantò l’idolatria

E così siamo di nuovo al "Ghe pensi mi". All’idealizzazione del singolo uomo, giusto, puro, forte, che blasta e asfalta. Siamo di nuovo al culto della persona. A ridimensionare tutto questo fu Rino Gaetano, che cantò l'idolatria.

E così siamo di nuovo al “Ghe pensi mi“.

All’idealizzazione del singolo uomo, giusto, puro, forte, che blasta e asfalta. Siamo di nuovo al culto della persona. Non dell’azione, non delle idee, ma della persona, dei suoi modi e del suo stile.

Sono proprio questi i momenti in cui diventa importante demitizzare, cioè ridimensionare i miti. È lì che vengono in soccorso l’arte e l’ironia.

In Italia abbiamo avuto un “maestro” in questo senso: si chiamava Rino Gaetano.

Scrisse questa canzone: non raccontava di un duro ma di un “puro”, “commosso”, che “se punta sul rosso” è perché sa che vincerà”.

Non era centrata su una persona (probabilmente ispirata da una persona) ma su qualcosa che va oltre un determinato spazio e tempo. Era ed è, più semplicemente, una canzone sull’idolatria.

Ci ho ripensato quando ho visto che Andrea Scanzi ha cominciato a mettere in rete, in una sponsorizzata che invitava a mettere il like sua pagina Facebook, “ma che botta di c… avere avuto Conte come Presidente in questo momento”.

Lui di Rino Gaetano è attento fan e divulgatore. Ecco, “Ma che fortuna”…

Copio e incollo così com’è, perché è perfetta per il momento (i grassetti sono miei e non sono senza senso).

Prima la lettura

CAPOFORTUNA
Cittadini lavoratori alle ore
Diciotto il nostro
Beneamato segretario sarà con noi

Ma che fortuna grazie alla luna
Capofortuna stasera è con noi
Ha una gran testa come uomo è una bestia
Sembra immortale ma è come noi

Lui è stato sempre puro
come l’alito di chi
Non beve e non fuma
lava i denti tutti i dì

Profuma di roba francese e sulla camicia ha un foulard di chiffon
Regala sorrisi distesi ai suoi elettori
ai bambini bon bon

Ma che fortuna capofortuna
Guarda stasera con noi la tv
Classe di ferro ha fatto la guerra
È tanto bello che sembra Gesù

Lui è stato sempre puro come l’alito di chi
Non beve e non fuma lava i denti tutti i dì

Profuma di roba francese e sulla camicia ha un foulard di chiffon
Regala sorrisi distesi ai suoi elettori ai bambini bon bon

Non teme né estate né inverno
se andrà all’inferno ci andrà col gilet
Dimentica i tuoi problemi
imbarca i tuoi remi lui pensa per te

Inaugura mostre e congressi autostrade e cessi ferrovie e metrò
Sorride ai presenti commosso
se punta sul rosso sa che vincerà

Se gioca a tressette è campione
se fuma un cannone si sente un pascià
Reprime rivolte e sommosse e cura la tosse alle cinque col tè

Poi, se volete, qui c’è l’ascolto

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