E(li's)booksLe isole di Norman di Veronica Galletta. Recensione

I libri sono tutti accatastati contro la parete accanto alla finestra. Pile alte uguali, una accanto all’altra, senza un senso, mute.

Il libro di oggi è: Le isole di Norman di Veronica Galletta

A Elena piacciono le rocce. La meccanica del corpo indeformabile, con le sue equazioni chiuse. Definite. Le piacciono i sassi. Come quelli che Virginia Woolf si mise nelle tasche prima di buttarsi nel fiume.

Il libro

Camminare sulle impronte del passato non è mai una buona idea. Si finisce per scoprire che il passato non esiste, non in quella forma in cui lo abbiamo sempre pensato.

Elena, giovane studentessa, abita sull’isola di Ortigia (Siracusa) insieme al padre e alla madre che vive chiusa in camera da diversi anni, circondata da libri che impila secondo un ordine chiaro solo alla sua testa. Quando all’improvviso la donna va via di casa, Elena cerca di elaborare la sua assenza dando inizio a un viaggio rituale attraverso i luoghi dell’Isola, parallelamente, nel tentativo d far luce su un evento traumatico della sua infanzia, di cui porta addosso i segni indelebili, la ragazza capirà che i ricordi molto spesso non sono altro che l’invenzione del passato.

La mia lettura

Quello che mi ha fatto apprezzare Le isole di Norman di Veronica Galletta è stato subito al primo impatto l’ambientazione e il calore che l’autrice trasmette quando parla dell’isola di Ortigia che personalmente amo molto.

Questa è un’opera di esordio tuttavia ho trovato una maturità stilistica notevole, la storia che racconta Veronica Galletta è la storia di un luogo soprattutto, o così l’ho percepita io, è vero che le vicende riguardano Elena e la sua famiglia ma è vero soprattutto che quelle vicende si svolgono in un posto che per le sue caratteristiche, per la sua storia, non può che far parte esso stesso dei personaggi, Ortigia è stato per me il personaggio più affascinante.

“Ortigia è prima di tutto una scelta. Spopolata dagli entusiasmi del boom economico, quando le sue abitazioni anguste […]non potevano far fronte alle richieste di riscatto sociale […]Adesso sono i poverissimi a essere rimasti, insieme ai nostalgici, agli artisti, ai bastian contrario per vocazione.”

L’altra cosa che ho trovato molto interessante è l’idea delle mappe, Elena la protagonista di Le isole di Norman studia le mappe e queste mappe possono essere le tracce lasciate dalla madre scomparsa o anche le sue cicatrici.

“Queste sono Lilliput e Laputa», aveva spiegato mostrando la coscia sinistra. I compagni la guardavano ammirati, specialmente i maschi. Nessuno di loro poteva vantare delle cicatrici così grosse. «Questa è Atlantide», aveva proseguito sfilando il maglione di lana sottile dalla gonna e voltandosi a mostrare la schiena. Era rimasta così per un po’, sapeva che una superficie di quelle dimensioni meritava uno stupore più prolungato, poi aveva riabbassato la maglia. Era il momento del pezzo forte. «E questa invece è Mompracem», aveva proseguito, alzandosi di nuovo la gonna e mettendo mano all’elastico delle mutandine, per scoprire il gluteo sinistro”

Le cicatrici di Elena sono segreti taciuti e allo stesso tempo sono la mappa della sua vita che ha desiderio di ricomporre ma questa “ricostruzione” non può avvenire completamente attingendo dal passato perché la memoria è di fatto “una decisione politica” che lascia sfumare alcune cose e ne trattiene altre.

Mi piace molto Elena, la protagonista di Le isole di Norman, è una giovane donna con un mondo interiore ricchissimo,

“Un puntello, le serve un puntello. Ha bisogno di aria. E della matematica. Le serve un testo di matematica. Un bel libro pieno di numeri, e un masso da abbracciare.”

Ho voluto vedere invece nella ossessione di Elena per le mappe un valore compensativo, interpretare a tutti i costi, svelare a tutti i costi.

“Tre mappe in tre mesi, identiche fra di loro: solo ora si accorge che le pile non sono state più mosse. Così tanti anni consumati a catalogare, pensa mentre il freddo non le dà tregua, come la mummia del Similaun, così tanti anni passati a cercare spiegazioni, correlazioni, andamenti, e al momento giusto non ha capito niente. Tre mappe identiche, per chi ha deciso di andare via.”

Le isole di Norman è stato presentato giovedì 14 maggio a librai, lettori, giornalisti, con un incontro “virtuale”, l’editore ha organizzato un webinar durante il quale Veronica Galletta raccontava il romanzo e il pubblico era libero di fare le domande che desiderava, un nuovo modo, alternativo ma ugualmente efficace per sopperire alla mancanza di incontri imposti dal Covid.

A me il libro è molto piaciuto e quindi consiglio di leggerlo perché ci trovate dentro amore, sentimenti, bellezza, dolore, tutto raccontato con garbo e con una bella scrittura.

Le isole di Norman di Veronica Galletta – Italo Svevo editore –  304 pagine arabe intonse € 18,00

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