Gorky ParkSaakashvili, Zelensky e Biden

C'è da chiedersi come mai Mikhail Saakashvili sia diventato una costante nell'Ucraina post Euromaidan, come se fosse un politico senza il quale il paese non potrebbe andare avanti.

A volte ritornano. Mikhail Saakashvili è uno di quelli che vanno e vengono, ormai da quasi vent’anni. In Georgia, ovviamente, suo paese natale, e Ucraina, suo paese d’adozione politica, insieme agli Stati Uniti. Misha, ex presidente a Tbilisi, eroe della Rivoluzione delle rose nel 2003 poi caduto in disgrazia, è di nuovo alla ribalta sul palcoscenico ucraino, visto che il presidente Volodymyr Zelensky pare gli abbia offerto la poltrona di vice premier. Ma il parlamento non sembra essere tutto d’accordo e forse otterrà solo il posto di advisor del capo di stato per le riforme economiche o in qualche altro organo già esistente, o magari creato ad hoc. Pure possibile che non se ne faccia nulla e Saakashvili rimanga solo una figura rumorosa e scomoda nello sgangherato panorama politico ucraino.

C’è da chiedersi in ogni caso come mai Mikhail Saakashvili sia diventato una costante nell’Ucraina post Euromaidan, come se fosse un politico senza il quale il paese non potrebbe andare avanti. Corso prima in aiuto di Petro Poroshenko e ora del nuovo presidente in difficoltà, tra crisi economica permanente, guerra nel Donbass e coronavirus. Non c’è nessuno meglio di Misha in grado di condurre sulla retta via l’ex repubblica sovietica? È così indispensabile un ex presidente che nella sua Georgia prima ha combinato un disastro scatenando la guerra in Ossezia del sud e l’ha messa su un piatto d’argento per Vladimir Putin e poi è stato condannato per abuso di potere, che prima ha fatto del suo paese un piccolo modello nel Caucaso e poi ha ceduto alla deriva autoritaria?

La narrazione che vuole che Poroshenko abbia chiamato ieri Saakashvili a fare il governatore di Odessa perché i due erano buoni amici dai tempi quando studiarono insieme a Kiev è esattamente lacunosa come quella che vuole Misha a Kiev oggi perché Zelensky ha bisogno di un aiuto per difendersi dall’aggressiva opposizione di Petro Olexyevich. C’è chi dice poi che ora, con le solite difficoltà ucraine con il Fondo monetario internazionale, Saakashvili sarebbe la persona adatta per fare da mediatore. Con l’immagine del riformista costruitasi in Georgia anche come alfiere contro la corruzione. Da questo punto di vista il problema è che l’Ucraina non è la Georgia, Misha ha già fallito a Odessa, e il mito georgiano era un po’ sbiadito in partenza, considerando il fatto che a Tbilisi la corruzione di basso livello era stata debellata per davvero, ma quella ai piani alti era stata dimenticata. A Kiev la riforma della polizia c’è già stata, Saakashvili non è che possa fare da garante di fronte al Fmi, dove i contatti saranno anche buoni, ma nessuno è fesso.

Altre spiegazioni sul versante interno vedono Saakashvili andare in aiuto di Zelensky per limitare un altro dei pezzi grossi del governo, il ministro degli Interni Arseni Avakov (quello che nell’aprile del 2014 aveva avviato l’operazione antiterrorismo nel Donbass dicendo che avrebbe riportato sotto controllo Lugansk e Donetsk nel giro di un paio di giorni). Tra Avakov e Zelensky, e tra i poteri forti alle loro spalle, non corre buon sangue e una figura di spicco e di peso internazionale a fianco del presidente sarebbe un avvertimento per chi vorrebbe espandere la propria influenza. È vero che il capo di stato è in difficoltà e che rispetto ai rating di un anno fa quelli attuali mostrano un notevole calo di consenso; è anche vero che gli equilibri dietro le quinte li fanno sempre gli oligarchi e c’era da aspettarsi che Zelensky non potesse decidere tutto da solo. Resta da vedere se Saakashvili, al governo o comunque affiancato in qualche modo, sarebbe la persona giusta al posto giusto.

Un aspetto fondamentale, in parte la risposta alla domanda sul perché Saakashvili (sempre quello che in diretta televisiva alla CNN si mangiava la cravatta tentando di giustificare il primo attacco georgiano in Ossezia nella notte del 5 agosto 2008) sia ancora in giro in Ucraina e possa giocare un ruolo importante a Kiev, è questo, e riguarda i giochi della geopolitica: Mikhail Saakashvili è da oltre vent’anni un asset americano. Lo è stato in Georgia e lo è ora in Ucraina. È ovvio che la prima parte della storia, quella georgiana, sia differente da quella ucraina e che questi ultimi anni, dopo la fuga da Tbilisi, abbia giocato un ruolo zigzagante, più da cane sciolto, ma il suo ruolo antiputinista è strettamente riconducibile ai suoi legami con gli Usa, sponda repubblicana o democratica a seconda del bisogno.

Il suo arrivo in Ucraina come governatore di Odessa ha fatto parte del commissariamento occidentale che dal 2015 ha interessato il governo Kiev. A parte i numerosi georgiani finiti nei vari livelli dell’amministrazione, dopo Euromaidan arrivarono a Kiev tre ministri stranieri, capitanati dall’americana Yaresko. È anche in questa fase che fu sganciato Hunter Biden nel board di Burisma, società energetica non proprio campione di trasparenza. Tra i vecchi amici Poroshenko e Saakashvili volarono però presto i coltelli, a Misha fu revocata addirittura la cittadinanza che di grazia Petro Alexyevich gli aveva concesso e fu costretto ad espatriare. Nel nuovo capitolo Zelensky ha restituito il passaporto ucraino a Saakashvili e riportato l’ex presidente georgiano in pole position per un posto di rilievo dentro o accanto al governo. I pasticci di Burisma non sono lontani, la questione dell’impeachment di Donald Trump è chiusa, forse qualcuno vuole controllare però da vicino quello che può ancora succedere in Ucraina e che può riflettersi in questi mesi di campagna elettorale americana con il duello fra Trump e Biden.

(EASTSIDEREPORT)

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