E(li's)booksDarsi del tu di Edina Szvoren. Anteprima

Il disgusto è una fortezza più solida perfino del nome di Dio

Ho letto in anteprima Darsi del tu di Edina Szvoren che esce oggi, 18 giugno, ecco le mie riflessioni.

Il libro

Darsi del tu (Pertu) l’esordio di Edina Szvoren salutato dalla critica locale come una delle dieci opere ungheresi più significative del nuovo millennio, questi 15 racconti riescono a descrivere con estrema precisione la complessità e la fragilità delle relazioni umane, soprattutto all’interno della sfera famigliare.

La mia lettura

Io sono la tipica lettrice che non disdegna il “que sais je?” anzi, mi nutro delle scelte editoriali capaci di stimolarmi, di entusiasmarmi, ed è questo il caso, posso affermare senza temere smentite che Edina Szvoren è una scrittrice di grande talento.

Pertu è il titolo ungherese della raccolta di racconti brevi Darsi del tu tradotta dall’ungherese da Claudia Tatasciore, la raccolta è uscita in Ungheria nel 2010, qui da noi è arrivato prima l’altro suo libro: Non c’è, e non deve esserci sempre pubblicato da Mimesis nel 2017.

Non conosco l’Ungheria e della sua storia so quel tanto che basta per riuscire a cogliere in Darsi del tu i riferimenti politici, a contestualizzare le citazioni letterarie e immaginare la dimensione sociale in cui si è “sviluppata” la “verve narrativa” di Edina Szvoren.

Dei 15 racconti di cui è composto il volume voglio citarne uno che a mio avviso è l’esempio perfetto della sua prosa: Funerale.

Mia nonna sarebbe stata sicuramente felice di sentire che i suoi natali transilvani offrivano occasione di compiangere la Grande Ungheria. Mia madre pestò un piede furiosa. Mia zia singhiozzò quando fu citato lo scrittore Albert Wass, mio zio invece doveva essersi commosso al “capace di perdono”. Aveva perdonato a mia nonna […] l’avergli dato dell’ebreo e dello sporco comunista.”

Cruda al punto da diventare poetica, una “verbosità” che mi piacerebbe accostare al minimalismo di Amy Hempel se non fosse che Edina Szvoren ha una emotività differente (ovvio) che esprime con l’ adesione ai drammi del suo popolo, racconta l’umanità di persone fiaccate dalla storia ma che non hanno, mi sembra, intenzione di piegarsi, non tutte almeno, ad un moderno e accomodante atteggiamento politically correct.

Non ci dice mai Edina Szvoren come si chiamano i suoi protagonisti tanto che a volte non capiamo se sono uomini o donne,  la traduttrice, Claudia Tatasciore, spiega nella nota introduttiva del volume:

“L’ungherese non possiede il genere grammaticale (anche il pronome di terza persona singolare è solo uno) e Szvoren sfrutta questa struttura per scardinare la convenzionalità di genere nei rapporti.”

Si intuisce la predilezione dell’autrice per l’uso della prima persona singolare, gioca molto con i tempi verbali e lo fa con maestria riuscendo a proporre le storie da diverse prospettive.

“Mio zio disprezzava mia madre perché perdeva i capelli. Mia zia ci disprezzava perché non avevamo i soldi che aveva lei. (Noi la disdegnavamo perché era ricca.) Mia madre disprezzava mia nonna perché faceva errori di ortografia, mia nonna mi disprezzava perché ero diventata una pedantessa, e io disprezzavo lei perché al tempo aveva fatto rimangiare al figlio – mio zio – la minestra di piselli che aveva vomitato. “Il disgusto è una fortezza più solida perfino del nome di Dio”, aveva detto una volta mio zio, perché lui disprezzava i superbi.”

Debordano dalla pagina le parole, seppure descriva situazioni stranianti l’espressionismo della sua lingua le rende vive e non si fa in tempo a farsi travolgere dall’annichilimento perché le sue descrizioni biografiche vanno in fondo alle “passiones animae”.

Non cercate il senso della vita o risposte ideologiche, parla del dramma della condizione umana Edina Szvoren in Darsi del tu.

“Dunque, bimba mia”, cominci finalmente quando vede che l’attenzione della sua bimba di quarant’anni ha iniziato a divagare. “Con tuo padre abbiamo pensato… che è arrivato ormai il tempo di darci del tu”. Che Papà approvi annuendo zelante. “È arrivato ormai il tempo”. Papà avvicini il bicchiere a quello della figlia, Mamma brindi prima con la figlia, poi con Papà. Baci la figlia sulla fronte, il marito sulla bocca. La figlia si lasci spingere come un pupazzo da un abbraccio all’altro”

Assolutamente da leggere

EDINA SZVOREN – DARSI DEL TU – MIMESIS EDITORE (traduzione di Claudia Tatasciore) pp 240 € 18,00

 

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