Ipse DixitIbra corsaro. Il Milan sbanca Zêna.

L’ultima volta che ho scritto e pubblicato qualcosa sul mio Milan è stato il 5 gennaio. La squadra era reduce da una batosta indimenticabile, 22 dicembre 2019, Atalanta 5 – Milan 0.

©Francesco Scaccianoce

L’ultima volta che ho scritto e pubblicato qualcosa sul mio Milan è stato il 5 gennaio. La squadra era reduce da una batosta indimenticabile, 22 dicembre 2019, Atalanta 5 – Milan 0.

I rossoneri ospitavano la Sampdoria, sugli spalti erano presenti circa sessantamila spettatori. Partita scialba, uno zero a zero mediocre, un Milan da ricostruire nel morale, un futuro societario tormentato da mille ipotesi, rilanciate ogni giorno con la velocità della biglia d’acciaio di un flipper.

Poi la pandemia, il dolore, la Lombardia ammutolita dai dati che ogni giorno battevano un tempo assurdo e malvagio.

Oggi, a distanza di quasi sette mesi, torno a scrivere, a raccontare un campionato di calcio “diverso” da sempre, per molti versi assurdo, un torneo che nessuno di noi dimenticherà mai e che pochi di noi vorranno ricordare.

© Francesco Scaccianoce

Riparto proprio da dove avevo terminato; la contesa tra tra rossoneri e blucerchiati. Questa volta si gioca in riva al mare, siamo ospiti della Samp a Marassi, sotto la Lanterna.


Il Milan che scende in campo non è più quello sbadato, tremeabondo e perso di gennaio.



Il Milan che scende in campo non è più quello sbadato, tremeabondo e perso di gennaio. Dopo la pausa forzata qualcosa è scattato nella testa dei giocatori ed i rossoneri sono diventati una bella realtà, capace di portare a casa punti in ogni circostanza. E poi è arrivato Ibra, corrente continua a 220 volt.

Lo stucchevole “Rangnick si – Rangnick no” si è finalmente spento come una candelina, una candelina accesa con troppo anticipo rispetto alla data della festa.

L’idea di rifondare dalle basi il Milan grazie ad un lavoro di lungo respiro sui giovani aveva il suo fascino, ma in Italia non c’è tempo per le lunghe attese.

Il nostro modo di guardare al calcio impone l’ottenimento di successi immediati, anche a costo di mieterne di levatura inferiore rispetto a quanto meriterebbe il  proprio blasone.

PIOLI (AC MILAN) ©Francesco Scaccianoce

Per contro, non premiare la serietà, la coerenza e la capacità di Pioli con un rinnovo era un’idea che faceva gridare vendetta al cielo.


 

LA PARTITA

Nelle fila del Milan rientrano, scontata la squalifica,  Bennacer e Hernandez, mentre Saelemaekers, Calhanoglu e Rebic giostrano alle spalle di Ibra.

Nella Doria tra i pali gioca il terzo portiere Falcone.

Nemmeno quattro minuti ed i rossoneri sono già in vantaggio; cross di Rebic, Colley si fa una bella dormita e Zlatan insacca di testa, libero da ogni marcatura.

Sino alla mezzora del primo tempo l’iniziativa è saldamente nelle mani dei ragazzi di Pioli. I blucerchiati provano a pungere ma Donnarumma non rischia mai veramente, mentre il collega Falcone sull’altro fronte di gioco suda sette camicie.

La partita è piacevole; per essere un incontro tra due formazioni che hanno già raggiunto il proprio obiettivo stagionale non ci si può lamentare.

Il caldo si fa sentire, a Rebic fa particolarmente male, vista la testata che rifila a Ramirez; arbitro e VAR anticipano il regalo di Natale e lo graziano.

Hakan Calhanoglu (Milan)
©Francesco Scaccianoce

 

Il secondo tempo è molto più gradevole, vivace e pieno di episodi.


Il secondo tempo è molto più gradevole, vivace e pieno di episodi.

Al minuto 52 l’arbitro Pasqua deve ricorre alla VAR per convalidare una bella segnatura di Calhanoglu, precedentemente annullata a causa di un fallo dimostratosi poi inesistente. In realtà il difensore doriano fa tutto da solo, cadendo a terra pesantemente.  Il difensore l’è semper lù, Colley, il giovane calciatore del Gambia che un attimo prima si era divorato un goal già fatto di testa, solo davanti a Gigio Donnarumma a terra.


Ibra impazza, assist e gol.


 

Ibra impazza, assist e gol. Al minuto 58 Calhanoglu gli serve una palla al bacio e lo svedese marca il suo secondo gol. Milan 3 – Sampdoria 0.

Serata calda, stadio deserto e triste come non mai, risultato deciso, ci si potrebbe attendere un generale tirare i remi in barca.

Invece i ventidue in campo non levano il piede dall’acceleratore e lo spettacolo continua.

Al minuto 78 Gigio Donnarumma para un rigore; tiro scoccato con poca convinzione da Maroni, il portierone di Pioli battezza l’angolo giusto e neutralizza per la quarta volta in questo campionato il penalty avversario.

Donnarumma para il rigore ©Francesco Scaccianoce

La Samp un gol lo merita perché non ha mai mollato, è una bella squadra e gioca a viso aperto. Ed il gol arriva (molto bello), grazie ad un ragazzino di soli diciannove anni entrato da poco per imparare a calpestare il prato di serie A.

Si chiama Askildsen, è un lungagnone arrivato dalla Norvegia; alto alto e magro magro. Vede la porta, non ci pensa su troppo, scocca e segna. Bravo, la personalità non manca, qualche chilo addosso forse si, almeno per giocare contro i marcatori italiani.

Rafael Leao, entrato ad inizio ripresa chiude le danze al minuto 92, dopo avere puntato la porta e tirato un bel fendente a giro di qualità. Giovani Ibra crescono?

Risultato finale Samp 1 – Milan 4. In classifica i punti sono 63.


@Francesco Scaccianoce

IBRA.

Con lui in campo otto vittorie e tre pareggi. Sei assist vincenti. Un Milan trasformato dall’impatto con il “ciclone Zlatan”, un impatto che Pioli ha saputo gestire con la qualità di un provetto nocchiere.

“Come Benjamin Button, sono sempre stato giovane, mai vecchio” ha dichiarato recentemente. Bene, benissimo; solo un vero Diavolo può burlarsi del Tempo.

L’auspicio è di rivederlo in campo nella prossima stagione, quando, se il Diavolo lo consentirà, torneremo tutti a riempire san Siro.


Rafael Leao @Francesco Scaccianoce

IL TABELLINO

SAMPDORIA-MILAN 1-4

SAMPDORIA (4-4-2): Falcone; Bereszynski, Yoshida, Colley, Augello; Depaoli (1’st Leris), Linetty (29’st Askildsen), Vieira (29’st Bertolacci), Jankto; Ramirez (1’st Maroni), Quagliarella (29’st Gabbiadini). A disp.: Audero; Ferrari, Murru, Rocha, Tonelli; Bonazzoli, La Gumina. All.: Ranieri.

MILAN (4-2-3-1): G. Donnarumma; Calabria (17’st Castillejo), Kjær, Gabbia, Hernández; Kessie (34’st Biglia), Bennacer; Saelemaekers, Çalhanoğlu (17’st Bonaventura), Rebić (1’st Leão); Ibrahimović (34’st Paquetá). A disp.: Begović, A. Donnarumma; Duarte, Laxalt; Biglia, Brescianini, Krunić; Maldini. All.: Pioli.

Arbitro: Pasqua di Tivoli.

Gol: 4′ e 13’st Ibrahimović (M), 7’st Çalhanoğlu (M), 42’st Askildsen (S), 47’st Leão (M).

Ammoniti: 36′ Bereszynski (S), 51′ Rebić (M).


 

Ed ora, prima di chiudere, concedetemi un minuto per parlare di Tommaso Augello, maglia numero 3 dell’Unione Calcistica Sampdoria.

© Francesco Scaccianoce

Si chiama Tommaso Augello, è un ’94. Lo conosco da quando giocava nei Giovanissimi del Cimiano, la scuola calcio Milan di via don Calabria a Milano. Per tutti era “Augi”; a me questo nickname non piaceva e lo chiamavo ostinatamente Tommy.

Fisicamente non era un drago; ricordo che quando lo vidi scendere per la prima volta in campo con il Cimiano in un torneo ebbi l’impressione che avesse sbagliato la taglia delle braghette da gioco, indossandone una di troppo.

Era filiforme, non alto e terribilmente coriaceo. Correva palla al piede a testa alta, guardando avanti e non rimirandosi la punta dei piedi, come spesso si fa a quell’età. Lo vidi giocare dapprima come terzino sinistro poi, nelle due stagioni successive, venne spostato più alto, all’ala. Ala tornante. Era “il capitano”.

“E’ minuto, i difensori avversari passata la metà campo lo stenderanno al tappeto sistematicamente”. Mai profezia si rivelò tanto peregrina. Tommy sapeva dove andare e come andare, per un motivo semplicissimo. Era dannatamente forte.

Terminate le giovanili, dopo gli Allievi, iniziò la sua gavetta, quella che se sei umile e credi in te stesso, fa miracoli. Pontisola in serie D, Giana in serie C, Spezia in serie B. Ed infine quest’anno la serie A con la Sampdoria.

Ecco riapparire le cassandre. “Con i nomi che ha davanti non uscirà mai dalla panchina”. Tommy gioca stabilmente, gioca bene, viene considerato una delle grandi rivelazioni della Samp di questa stagione e soprattutto ha avuto modo di mettere in luce le sue due prerogative migliori: affidabilità ed autorevolezza.

©Francesco Scaccianoce

Potrei andare avanti, magari raccontando come nella recentissima partita giocata contro la Juve gli attaccanti bianconeri evitassero come la peste la sua fascia, ma mi fermo qui.

Caro Tommy, avanti tutta, sono certo che hai ancora molto da farci vedere.


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