MillennialsElettori anziani danneggiano le politiche economiche pro crescita

Copyright Fabrizio Troccolo (pending request)

Pare che anche l’Economist si sia accorto che abbiamo un problema di crescita dovuto all’invecchiamento della popolazione. Sul numero di metà agosto, si legge che la constituency dei Tory raggruppa soprattutto anziani (il 36% sono pensionati, il 56% ha più di 55 anni), e questo minaccia la crescita del Regno Unito. Un think tank vicino al Governo inglese, Onward, scrive senza giri di parole “gli anziani sono particolarmente ostili ai fattori di prosperità nelle moderne economie di mercato liberali”. D’altronde, mentre i giovani subivano crisi devastanti, aumentando dal 2009-2020 il loro reddito del 5,4% (cancellato dal covid-19), i pensionati vedevano una crescita del 20,6%. In sintesi, Boris Johnson è inchiodato: se a livello teorico è un discepolo di Margaret Thatcher, nella pratica i suoi elettori non lo sono.

La stessa analisi si può riportare per buona parte in Italia, anche se qui i partiti sono più numerosi e i rapporti di forza molto più fluidi. Ma, ciononostante, la stragrande maggioranza delle forze politiche è incapace di proporre policies capaci di riportare il Paese alla crescita.

In politica c’è una spiegazione semplice per il fenomeno dell’affollamento verso il centro. Io l’ho conosciuto come paradosso dei due gelatai. Su un lungomare, prima del covid-19, ci sono due gelatai. All’inizio si sono collocati a debita distanza, ma col tempo, hanno imparato che, avvicinandosi, potevano rubarsi i clienti più facilmente: chi veniva dalle estremità era comunque costretto ad andare al più vicino, chi era in zona più centrale poteva scegliere. I partiti in Italia subiscono la stessa dinamica, un po’ per codardia delle proprie classi dirigenti, inesistenti, un po’ perché l’italiano indolente è affascinato da una cosa: l’assistenzialismo. Non è il solo meridione, tanto criticato, a esserne vittima: è assistenzialismo anche campare di soli bandi pubblici, di ricorsi al Tar, di rendite di posizione, di eredità che, in deflazione, diventano ancora più rilevanti. Chiunque bazzichi un po’ il mondo dell’imprenditoria si accorge che pochi hanno voglia di competere (e di solito, lo fanno all’estero): meglio conservare l’orticello, non mettere in discussione gli equilibri, non pestarsi troppo i piedi, o, nella migliore delle ipotesi, avere dei monopoli o monopsoni. Perché sia avvenuto ciò, spetta probabilmente a storici dell’economia più preparati del sottoscritto spiegarlo. Da liberista tendo a pensare che la forte presenza dello Stato in economia, prima dirigendo, poi aiutando, poi favorendo, abbia creato una classe dirigente pigra, che ha, a sua volta, prodotto la fine dell’azione politica delle élite.

Ci vorrebbero politiche pro concorrenza, in tutti i settori, anche l’università e la cultura, per rimescolare le carte, ridurre i baronati e le logiche delle cordate. Il dinamismo avrebbe reso il Paese veramente resiliente: Fiat se ne va da Termini Imerese? Pace, arriverà qualcun altro – ancora lo stiamo aspettando. Invece a Termini v’era uno scambio politico, non una logica imprenditoriale. La concorrenza richiede persone preparate, ben formate, e giovani. Politiche pro natalità intelligenti (asili nido, pare ovvio, ma non solo), pro immigrazione, pro università e ricerca. Certo anche le infrastrutture sarebbero utili, ma perché spendere miliardi per la fibra ottica quando la stragrande maggioranza degli anziani non usa internet?

In Italia la maggioranza degli elettori rientra, come in UK, nella classe dei brontoloni. Sono in pensione, sereni, molti senza dubbio meritatamente, ci mancherebbe. Ma non vedono oltre il proprio Suv (perché a 75 anni non sai più come spendere e compri il macchinone, che non sai guidare), i propri viaggi all’estero (in certi periodi dell’anno gli aeroporti sono pieni di capelli bianchi), e pensano di restituire alla società comprando la casa ai figli e dando le mance ai nipoti. I brontoloni non accettano gli immigrati, le merci cinesi, credono che il Made in Italy sia mozzarelle e vino, che la il loro modo di ragionare sia corretto. Sono una profezia che si auto-avvera, costantemente: non riescono a capire che il loro successo nella vita sia dipeso da complesse questioni geopolitiche (a partire dal piano Marshall, dal mondo chiuso in cui lavoravano, dalle dinamiche di innovazione che erano molto più lente e governabili ai loro tempi) e, pertanto, ritengono di avere ragione, ancora oggi che, diciamolo, non capiscono più una mazza di un’economia stravolta.

Contro i brontoloni avremmo dovuto schierare dei simpatici liberi pensatori, ma abbiamo ben pensato di farci la guerra tra noi, distinguendo da un lato i liberi, dall’altro i simpatici, dall’altro i pensatori. Peccato. Nel mentre, la politica si prepara a distruggere per sempre quello che fu il Belpaese. Avevamo scritto da queste pagine che il PD mai avrebbe dovuto allearsi con i 5 Stelle; le ragioni erano corrette, dispiace farsi i complimenti, ma così è: “Un’alleanza con un partito visibilmente più in salute, entusiasta, spingerebbe il PD a subire quasi ogni proposta, con la minaccia permanente di essere additato a causa del fallimento nel caso si rifiutasse. Da questa trappola mediatica è meglio levarsi immediatamente, con forza e serenità.” Noi aspettiamo ancora fiduciosi l’abolizione di quota 100…

D’altronde, seppur giovani, abbiamo avuto modo di vedere il PD da vicino. È una macchina per borghesucci ambiziosi, che vogliono fare della politica la propria professione: i più sono figli di papà, si pagano le campagne elettorali, godono di un forte network per diritto di nascita, e pensano di essere tendenzialmente dalla parte del giusto. Non dovendo preoccuparsi di salvarsi, vogliono salvare il mondo. Il borghesuccio è commerciante: quanto vali? Quanti voti? Con furbizia cerca di circondarsi di buoni caporali, che fanno il lavoro sporco mentre lui o lei, frequentando ambienti culturalmente elevati, piglia una frase qui, un concetto lì, e ti tira fuori la “terza via”.  Non hanno né il tempo né le doti per una vera genesi di pensiero, ma tanti hanno il giusto fiuto per scaricare un leader decadente e accodarsi al prossimo. Sono i degni eredi dei genovesi che tradirono l’Impero romano d’Oriente pensando di potersi fare amico il sultano Mehmet II, e lottano, più o meno astutamente, unicamente per la propria conservazione. Un partito di poltronieri si allea anche con Satana, se necessario, pur di stare al Governo, di regalare prebende e coltivare assistenzialismo.

Dall’altro lato, per uno scherzo del destino, il movimento che più di ogni altro aveva combattuto la politica di professione si accorge che la poltrona è comoda, piacevole, che procura tanti posti di lavoro per gli amici di una vita. Suvvia, davvero bisogna rinunciare? Gli amichetti finalmente piazzati ben si guardano dal criticare chi li ha sistemati. I puri della prima ora siedono in Parlamento o vengono silenziati con frasi di responsabilità. Due partiti costituiti da mediocri personaggi, che farebbero fatica a trovare qualunque lavoro nel privato, non possono che campare di bonus, regali, sperpero del denaro pubblico, sia questo italiano (sottratto alle nuove generazioni) o europeo (per quanto antipatici, hanno ragione gli olandesi).

A destra ci sono solo macchiette e marionette, non perdo nemmeno il tempo di criticarli. Che cosa aspettarsi dal futuro? Le forze del cambiamento, ora disperse in piccoli movimenti personalistici, difficilmente avranno la meglio, dato che, alla fine, le condizioni economiche del paese peggiorano visibilmente solo per la parte giovane e dinamica, perché i salari sono divorati da un prelievo previdenziale e fiscale enorme. E infatti i più se ne vanno. Per i brontoloni il peggioramento, se c’è, è davvero limitato e graduale: non percepibile. Oppure è spiegato in malo modo, per esempio con la globalizzazione e l’immigrazione. Per chiudere in bellezza ritorno all’Economist, che così apre il suo pezzo: “Clive pensa che l’immigrazione abbia sovraccaricato il sistema sanitario nazionale. Pat dice che la sua città è sommersa di nuove abitazioni. Elizabeth ha votato per la Brexit ma non vuole un accordo commerciale con l’America, “soprattutto per quanto riguarda i farmaci, Trump e i suoi polli”. E anche Kathleen è d’accordo, ma ora pensa che un’uscita senza accordo significhi una scarsità di cibo e medicine. “Sono preparata a fare a meno di molte cose” dice.

Ecco, i nostri brontoloni sono ben ritratti. Muoia l’economia e i nostri giovani con lei.

ANDREA DANIELLI

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta