Ipse DixitCasa del Manzoni – parte prima

Alessandro Manzoni è considerato uno dei più grandi letterati italiani di sempre. Credo che non esista una sola donna ed un solo uomo che nel nostro Paese non abbia letto almeno una riga del suo lavoro, visto un suo ritratto, sentito nominare il suo nome. Molti meno sono invece coloro che hanno visitato la sua casa, la dimora dove il Maestro visse praticamente quasi tutta la vita e dove, al tavolino del suo studio, scrisse le pagine più belle della sua produzione letteraria.

Alessandro Manzoni è considerato uno dei più grandi letterati italiani di sempre. Credo che non esista una sola donna ed un solo uomo che nel nostro Paese non abbia letto almeno una riga del suo lavoro, visto un suo ritratto, sentito nominare il suo nome.

Molti meno sono invece coloro che hanno visitato la sua casa, la dimora dove il Maestro visse praticamente quasi tutta la vita e dove, al tavolino del suo studio, scrisse le pagine più belle della sua produzione letteraria.

La sua casa, la residenza nella quale visse per circa sessant’anni, è incastonata nel centro della città di Milano. La facciata del palazzo si apre su piazza Belgioioso mentre il portone d’ingresso è posto al civico 1 di via Morone.

Questa breve pubblicazione e le altre che la seguiranno in tempi ravvicinati, parlano proprio di Casa Manzoni e dei suoi proprietari (Don Lisander, la sua famiglia, gli amici più cari). Nessuna velleità di insegnare niente più di quanto già non si sappia. Si tratta solo del tentativo di mettere curiosità, di suscitare interesse, di far scattare quella scintilla che possa portare almeno uno dei nostri lettori a dire: “ho proprio voglia di visitare questa casa”.

Entro nella casa di Don Lisander con un pizzico di curiosità, molto rispetto e tanta emozione. Sulla soglia mi accolgono la dott.ssa Jone Riva ed il prof. Mauro Novelli; saranno loro i miei anfitrioni, coloro che mi condurranno alla scoperta di questo meraviglioso monumento nazionale.

La dottoressa Jone Riva, che dal 1985 collabora con il Centro Nazionale Studi Manzoniani, è la responsabile della conservazione scientifica del Museo Manzoniano. Curatrice di una lunghissima serie di pubblicazioni è anche la responsabile dell’Almanacco di Casa Manzoni. 

Il professore Mauro Novelli insegna Letteratura e Cultura nell’Italia contemporanea presso l’Università Statale di Milano, dove coordina il Master in Editoria promosso insieme all’AIE e alla Fondazione Mondadori. Componente del Direttivo del Centro Nazionale Studi Manzoniani, è autore di volumi e studi di ambito otto-novecentesco.

Partiamo insieme alla scoperta di Casa Manzoni. Per prima cosa vorrei sapere se è stato lo scrittore a farla costruire oppure se l’ha comprata già edificata.

Novelli: il palazzo non lo fece costruire lui ma lo acquistò già edificato nel 1813 per 107.000 lire. Si trattava di una somma considerevole che per Manzoni rappresentò un impegno finanziario decisamente importante. 

Riva: questa di via Morone è l’unica casa che il Manzoni abbia mai acquistato, le sue altre proprietà gli giunsero in eredità. Come detto dal prof. Novelli la acquistò nel 1813, vi entrò con la famiglia nel 1814 e la abitò sino al 1873, l’anno della sua morte. Era già costruita e Manzoni la conobbe esattamente come la vediamo noi oggi.  

Ci sono testimonianze di Giulia Beccaria, la madre dello scrittore, riguardo i lavori che vennero eseguiti subito dopo l’acquisto. Si trattò solo di opere di manutenzione ordinaria e non abbiamo alcun cenno riguardo lavori alla struttura portante del palazzo.

Vennero tinteggiate le pareti e poste delle barriere di sicurezza alle finestre per evitare che i bambini, affacciandosi, potessero mettersi in situazioni di pericolo. Quando Manzoni arrivò qui erano già nati Giulietta e Pietro; sarebbero poi arrivati negli anni a seguire tanti altri bambini, dieci in tutto.

Giulia Beccaria con il giovane Alessandro — per gentile concessione © Centro Nazionale di Studi Manzoniani

La casa giusta nel posto giusto.

Novelli: si, decisamente. In questa casa trovò la pace, la serenità ed il raccoglimento adatti per lavorare e sviluppare la sua carriera di scrittore; inoltre beneficiava della presenza di amici e parenti che risiedevano nelle vicinanze, palazzo Beccaria è ad esempio lontano solo poche centinaia di metri. 

Vicinissimi abitavano Federico Confalonieri e Silvio Pellico in via Monte di Pietà, il Porta e i Verri in via Monte Napoleone, Vincenzo Monti in via Brera. A pochi passi sorgevano la Biblioteca Ambrosiana, la Braidense, il Gabinetto Numismatico diretto dall’amico Gaetano Cattaneo, le librerie di Santa Margherita e della Contrada dei Servi. Una centralità topografica che permetteva di unire le esigenze dello studioso alle istanze affettive.

Manzoni desiderava fortemente trovare una sistemazione in quello che ai tempi era un vero e proprio “cerchio magico”, la zona centrale di una Milano che non era certamente quella di oggi, bensì una città allora abitata da poche centinaia di migliaia di persone.

Riva: tornando al palazzo posso dirle che è molto antico. Probabilmente vennero costruiti inizialmente due corpi di fabbrica contrapposti e successivamente vennero elevate ulteriori costruzioni laterali che diedero vita all’attuale forma a quadrilatero della proprietà. Nel corso dei lavori di restauro degli anni cinquanta del novecento venne rinvenuta la struttura di una finestra esterna quattrocentesca, che Manzoni non vide mai in quando era occultata all’interno di una parete. 

Dopo la morte di Manzoni la casa venne venduta all’asta e fu acquistata dal conte Bernardo Arnaboldi Cazzaniga, che la possedette per circa diciotto anni. A lui dobbiamo molto perché fu lui a conservare la camera da letto e di morte e lo studio di Manzoni senza consentirne alcuna modifica. Ci sono giunti intonsi come erano il giorno della scomparsa dello scrittore.

Quindi la proprietà passò ai fratelli Villa (che vendettero il giardino alla Banca Commerciale) e da ultimo passò ai fratelli Dubini.

Nel 1937 venne istituito il Centro Nazionale Studi Manzoniani con il R.D. Legge 8 luglio 1937, n. 1679 da Giovanni Gentile, allora ministro dell’Istruzione. Nel 1938 la Casa divenne proprietà della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde che la assegnava al Centro Nazionale Studi Manzoniani, per la esclusiva e perpetua destinazione.
In data 20 marzo 1941 Casa Manzoni venne donata dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde al Comune di Milano purché fosse destinata “in uso perpetuo ed esclusivo” al Centro Nazionale Studi Manzoniani.

Dopo la guerra vennero avviati i lavori di ripristino per riportare la casa nelle condizioni in cui si trovava alla morte di Manzoni. Alcuni locali erano stati dati in affitto, la casa era stata divisa in più appartamenti ed al piano terreno addirittura era presente un’officina. 

Milano – piazza San Fedele dopo i bombardamenti – Resiste in piedi la statua di Alessandro Manzoni

I bombardamenti che subì Milano durante la seconda guerra mondiale danneggiarono il palazzo?

Riva: no, i danni per fortuna furono davvero minimi. I lavori di restauro proseguirono dopo il conflitto ed il 15 dicembre 1965, venne inaugurato il Museo Manzoniano.

Cinquant’anni dopo, in concomitanza di Expo 2015, una nuova opera di ristrutturazione è stata completata grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, con l’intenzione non solo di offrire ai visitatori un percorso espositivo più ampio, ma anche di rendere Casa Manzoni un ancor più vivace polo culturale aperto agli studiosi e all’intera cittadinanza.

Al piano terreno viveva la servitù, al secondo piano gli ospiti, al piano nobile, il primo, la famiglia Manzoni. Saliamo a visitarlo?

I miei ospiti mi precedono sui gradini del bellissimo scalone che ci porta nel cuore della dimora di uno dei più grandi letterati italiani di sempre; l’emozione cresce.

per gentile concessione © Centro Nazionale di Studi Manzoniani

Riva: seguiamo il percorso museale di Casa Manzoni, che è stato allestito nelle sale di rappresentanza dell’appartamento padronale. Il percorso è tematico, questa prima stanza raccoglie i cimeli che riguardano la famiglia di Alessandro Manzoni. Quando Don Lisander vi abitava questo ambiente era un’anticamera.

Vedo sulla parete alla mia destra un piccolo ricamo, so che si tratta di un oggetto molto prezioso.

Novelli: è l’ultimo ricamo realizzato da Maria Antonietta, regina di Francia, durante la sua reclusione in prigione prima di essere condotta al patibolo a causa della Rivoluzione francese. Raffigura un putto; la regina lo regalò in segno di riconoscenza alla sua maestra di ricamo. Questa a sua volta a Sophie, vedova del filosofo Condorcet che lo fece avere in eredità alla sua cara amica Giulia Beccaria, madre di Manzoni. 

Un oggetto per certi versi iconico e carico di significato per la nobiltà degli inizi dell’Ottocento. Cosa significava per Manzoni appartenere alla nobiltà?

Novelli: Per parte di padre Alessandro Manzoni apparteneva ad una nobiltà che potremmo definire “minore”, una nobiltà di campagna. Il ramo Manzoni del padre Pietro è originario della Valsassina, una terra sopra Lecco. 

Per parte di madre faceva invece parte di una nobiltà milanese illustre ed antica che aveva un ruolo di primo piano nella società del suo tempo. Era figlio di Giulia Beccaria e nipote del marchese Cesare Beccaria, l’autore del celebre trattato “Dei delitti e delle pene” che ebbe enorme fortuna in tutta Europa, uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo italiano.

Ne “I Promessi Sposi” i nobili sono spesso posti sotto una luce che ne evidenzia più i difetti che i tratti positivi.

Novelli: si è proprio cosi’. I Promessi Sposi sono ambientati nel XVII° secolo, “un secolo sudicio e sfarzoso”, ed ai tempi di Manzoni, nell’ottocento inoltrato, si intravedevano ancora i cascami di questo tipo di nobiltà. 

Manzoni sfiora la Rivoluzione francese che indubbiamente lascia in lui delle tracce, nonostante il suo riavvicinamento successivo alla religione. Non dimentichiamo che da giovane fu un fiero giacobino.

Da adulto la sua idea della nobiltà di sangue lo porta ad una sostanziale indifferenza; non nascondeva ovviamente il suo status nobiliare che era di pubblico dominio e non poteva essere ignorato.

Non viveva sulla luna ma personalmente lo status di nobile non lo interessava più di tanto. E’ un uomo che attraversa i secoli.

per gentile concessione © Centro Nazionale di Studi Manzoniani

Riva: entrando in questa stanza si vede subito una delle ultimissime acquisizioni del museo; il bozzetto della statua del nonno materno di Manzoni, Cesare Beccaria. A sua memoria, Manzoni lo incontrò una sola volta, quando aveva sei anni. La madre Giulia, prima di mandarlo in collegio a Merate dai padri somaschi, lo condusse in visita dal celebre nonno. 

“Mi ricordo ancora la figura del nonno e l’armadio dal quale prese dei cioccolatini da farmi assaggiare”. Non si videro più, ma la figura del marchese Beccaria si rivelò comunque molto importante per il giovane Alessandro. Quando, dopo numerosi anni di solitudine in collegio, raggiunse la madre a Parigi, venne accolto dal mondo intellettuale della capitale parigina con grande simpatia. Non solo perché figlio di Giulia, ma soprattutto perché nipote del grande Cesare; tanto fu l’orgoglio di quel giovane di appartenere ad una famiglia importante che in quel periodo prese l’abitudine di firmarsi con il doppio cognome. Alessandro Manzoni Beccaria. 

Sulla parete alla nostra sinistra è appeso un bellissimo ritratto della famiglia Manzoni eseguito da Ernesta Bisi. Alessandro è ritratto in mezzo alle due donne più importanti della sua vita, la madre Giulia e la prima moglie Enrichetta Blondel, sotto di di loro ecco sette dei dieci figli della coppia. Possiamo datare questo disegno come realizzato nel 1825-1827; da una serie di ritratti singoli Ernesta Bisi ricavò questa composizione.

per gentile concessione © Centro Nazionale di Studi Manzoniani

Ecco poi altri quadri raffiguranti Manzoni, un presunto ritratto di Alessandrina (la figlia di Giulietta Manzoni e Massimo d’Azeglio) ed i ritratti degli amici più cari dello scrittore, tanto importanti da essere considerati quasi come dei componenti della famiglia. Tommaso Grossi (che ha abitato in Casa Manzoni per quindici anni), Luigi Rossari e Giovanni Torti.

Giovanni Torti, l’amico che Manzoni nomina anche ne “I Promessi sposi”, quando parlando dei bravi al servizio dell’Innominato, definisce i soldati che rimasero al servizio del potente castellano dopo la sua conversione come “pochi e valenti come i versi del Torti”.

Giovanni Torti tra gli amici era famoso per essere molto pigro ed a poco valsero le loro sollecitazioni a scrivere di più!

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Interrompiamo per il momento la nostra visita a Casa Manzoni. Insieme alla dottoressa Riva ed al professor Novelli vi diamo appuntamento a breve. 

Torneremo a parlare di Alessandro Manzoni e proseguiremo la visita della sua casa. Abbiamo ancora moltissimo da vedere e da raccontare.

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