Ipse DixitLa finestra di Leopardi

“Per lunghi secoli, quando l’unità politica non era che un sogno confuso, l’Italia fu innanzitutto un’‘espressione letteraria, una tradizione poetica’.” Non c’è, di questo, una testimonianza migliore dei tanti luoghi in cui vissero gli scrittori: eleganti ville di campagna e nobili palazzi in città, ma anche umili case contadine dai tetti in paglia, celle di prigione e persino vagoni ferroviari: “un assortimento che ben riflette l’affascinante complessità della cultura italiana”.

Casa Manzoni – Milano

Mi capita con una certa frequenza di ricevere in dono libri e pubblicazioni direttamente dalle mani degli autori.

Li leggo tutti, sempre, anche quando il tema trattato è lontano dai miei interessi mille miglia. Un dono non si rifiuta mai e non leggere un libro ricevuto dal proprio autore equivale ad un rifiuto. Non s’ha da fare, né domani, né mai.

Per stabilire l’ordine di lettura mi lascio guidare da una vecchia abitudine; apro qualche pagina a caso e sbircio per vedere se vale la pena di ripartire subito dall’inizio o meno.

In questo caso invece mi sono subito fiondato a pagina 44, ben sapendo cosa tratta quella parte del libro. Inutile dire che l’intero testo è stato divorato in meno di un giorno, comprese diverse riletture parziali eseguite in slow motion, per gustarne maggiormente alcuni passaggi.

Il libro in questione è “La finestra di Leopardi”, scritto da Mauro Novelli per i tipi di Feltrinelli.

Mauro Novelli

Due parole sull’autore. Mauro Novelli, insegna Letteratura e cultura nell’Italia contemporanea presso l’Università Statale di Milano, dove coordina il Master in Editoria promosso insieme all’AIE e alla Fondazione Mondadori. Vicepresidente del Centro Nazionale Studi Manzoniani, è autore di volumi e studi di ambito otto-novecentesco. Aggiungo che, per quanto ho avuto modo di verificare personalmente, è un uomo cortese, appassionato ed affabile.


“Per lunghi secoli, quando l’unità politica non era che un sogno confuso, l’Italia fu innanzitutto un’‘espressione letteraria, una tradizione poetica’.” Non c’è, di questo, una testimonianza migliore dei tanti luoghi in cui vissero gli scrittori: eleganti ville di campagna e nobili palazzi in città, ma anche umili case contadine dai tetti in paglia, celle di prigione e persino vagoni ferroviari: “un assortimento che ben riflette l’affascinante complessità della cultura italiana”.

Pavese, Fenoglio, Salgari, Gozzano, Alfieri, Manzoni, Merini, D’Annunzio, Marinetti, Petrarca, Goldoni, Pasolini, Commisso, Parise, Tasso, Casanova, Pellico, Guareschi, Pascoli, Carducci, Ariosto, Leopardi, Dante, Boccaccio, Macchiavelli, Pirandello, Moravia, Malaparte, Deledda, Levi, di Morra, Pierro, Quasimodo, Verga.

Il testo di Novelli non è un pesante e polveroso compendio accademico da studiare per passare un esame sui Padri della Letteratura italiana e  soprattutto non è una guida turistica o un bignami per cacciatori di foto ricordo.

Novelli si avvicina alle dimore dei più illustri scrittori italiani (dimore reali, dimore create dalla tradizione, “fake houses”, dimore intonse, dimore stravolte dalle ristrutturazioni) con l’emozione del ricercatore che entra in contatto con l’autore celebre attraverso l’attivazione di una magia.

Una luce, un profumo, un oggetto personale, uno scorcio, un panorama, lo scricchiolio di un pavimento, il freddo di una stanza; le case possiedono e conservano una straordinaria potenzialità narrativa e la capacità di far scaturire dal profondo dello spirito del visitatore reazioni inaspettate.

Novelli ci racconta le proprie, ma la sfida del libro è riassumibile in un “venite anche voi e lasciate che la memoria di quanto avete letto si leghi con quello che vedete ora con i vostri occhi”.


Post scriptum: a pagina 44 inizia il racconto “Il grigio che incanta. Manzoni eremita a Milano”. 

 

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