E(li's)booksLe Lucerne, tra diritto e processi immaginari! Intervista doppia a Brenno Bianchi e Antonio Salvati

Siamo tutti vittime dell’illusione ottica di Montesquieu.

Le Lucerne, tra diritto e processi immaginari! Intervista doppia a Brenno Bianchi e Antonio Salvati

Nata a marzo del 2020 a Milano, Le Lucerne è una casa editrice che vuole promuovere una rinascita culturale attraverso la diffusione della Cultura della Storia e del Diritto e la promozione della figura del giurista come intellettuale a tutto tondo. La casa editrice ha tre collane, una è Processi immaginari, io ho fatto alcune domande all’editore Brenno Bianchi e altre al magistrato Antonio Salvati ideatore del Festival Nazionale di Diritto e Letteratura “Città di Palmi” che collabora alla collana Processi immaginari.

Partiamo da Brenno Bianchi

Da chi nasce questo progetto editoriale? Chi siete e perché Le lucerne?

Le Lucerne nasce per iniziativa mia e del mio amico Pasquale Tammaro. Io sono un ricercatore di Storia del Diritto, Pasquale è un avvocato appassionato di storia e letteratura. Aveva fondato 3 anni fa il blog “Massime dal Passato”, in cui raccontava con piglio narrativo sentenze di cent’anni fa. Ci siamo incontrati grazie a quel progetto, che Pasquale portava anche dal vivo, e da lì grazie alla comune passione abbiamo deciso di fare un passo in più e parlare di diritto in senso più ampio e un pubblico più esteso possibile. Il nome Le Lucerne è un piccolo omaggio a un grande giurista di mille anni fa.

Le faccio una di quelle domande che fanno sempre ai colloqui di lavoro: dove vede Le Lucerne tra cinque anni?

Vogliamo accreditarci come una casa editrice seria, appassionata, che cura nel dettaglio le sue pubblicazioni, che propone opere brillanti e di qualità, sempre perseguendo lo scopo per cui è nata: presentare la figura del giurista come un intellettuale a tutto tondo e promuovere la cultura della storia e del diritto presso il grande pubblico.

Avete account Facebook, Instagram o Twitter su cui vi possiamo seguire?

Certo, potete trovare su tutti i social Le Lucerne e Massime dal Passato (la nostra testata online, cui è collegata una pagina e un gruppo Facebook molto attivo), siamo anche su Linkedin.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi? Nuove pubblicazioni in cantiere?

Abbiamo appena annunciato l’uscita a novembre di un nuovo libro, si intitola “Nel paese del diritto c’è talvolta buio fitto”, di Jacopo Pensa. Uno dei più noti penalisti italiani. Ogni anno da quasi quarant’anni, l’avvocato Pensa invia a tutti i colleghi del foro di Milano un cartoncino di auguri natalizi in rima che raccontano con brillante ironia i fatti principali dell’anno appena trascorso. Noi li abbiamo raccolti tutti in questo libro atteso da anni da tutta l’avvocatura milanese, e non solo. Siamo contentissimi di questa pubblicazione e della amicizia con l’avvocato Pensa. Le introduzioni del libro sono state scritte da Pippo Baudo e Tullio Padovani.

Sui libri della collana Processi immaginari risponde invece Antonio Salvati

Le Lucerne ha scelto di dedicarsi alla diffusione della storia del diritto e di farlo con un linguaggio accessibile e attraverso protagonisti facilmente riconoscibili ai più come ad esempio Maradona chi pensa che saranno i lettori della collana Processi immaginari di cui lei è autore e curatore?

L’identikit del lettore ideale de Le Lucerne ricalca quello del pubblico del Festival Nazionale di Diritto e Letteratura di Palmi, dove i Processi Immaginari hanno avuto enorme successo fin dalla prima edizione, nel 2014. E’ una persona curiosa, che cerca di scoprire collegamenti originali tra aspetti diversi del sapere. Uno, per capirci, che ama essere sorpreso, scoprendo ad esempio che esistono letture giuridiche interessantissime di Pinocchio, dei romanzi di Dickens, delle favole medievali.

Uno dei primi libri della collana è “Processo a Ponzio Pilato con il sottotitolo “il dramma del giudicare”, ci faccia uno spoiler, secondo lei che è coautore insieme a Gherardo Colombo e Francesco D’Alessandro, Pilato di fatto è o non è stato “messo in mezzo” nella disputa tra il Sinedrio e Gesù? Si può dire che è stato un giusto processo?

Domande complesse, perché la realtà non è mai facile come sembra. Ma prima ancora ce n’è un’altra, di domanda, dalla quale dipendono le risposte ai suoi quesiti. Siamo davvero sicuri che si sia trattato di un processo vero e proprio? Siamo davvero sicuri che Ponzio Pilato abbia condannato in senso tecnico-giuridico, secondo le regole del processo del tempo, Gesù di Nazareth? Leggendo il libro, si potrebbero avere delle sorprese, al riguardo…

Io sono laureata in diritto amministrativo, si dice che la lingua dei giuristi sia “un linguaggio sacerdotale oscuro e totalitario” ma io lo trovo decisamente affascinante, ho letto memorie difensive appassionanti e appassionate tuttavia l’opinione diffusa è che dietro certe parole si annidi inevitabilmente l’abuso, l’inganno. Lei cosa pensa?

Più che l’abuso o l’inganno direi, con Gianrico Carofiglio, che è una volontà di potere. Chi usa termini oscuri e complessi anche e soprattutto quando non ce n’è bisogno lo fa per un solo motivo: lanciare un messaggio. E il messaggio è chiaro: parlo così perché sono un iniziato, quindi un uomo di potere, e voglio poter essere compreso solo dagli altri iniziati – e potenti – come me. Solo che l’amministrazione della giustizia, che è già di suo esercizio di un potere violento di un uomo su di un suo simile, quando è gravata da questo peso scompare del tutto. Ecco perché bisogna fare tutto il possibile per parlare chiaro, anche e soprattutto nelle sentenze.

Secondo lei esiste un percorso del diritto che va verso l’adeguamento della lingua al reale agire giuridico? Mi viene in mente … “potestà genitoriale” è l’espressione che ha sostituito “patria potestà” mentre invece si continua a dire “buon padre di famiglia” , si adeguerà il linguaggio del diritto alla società eliminando l’attuale “androcentrismo”?

L’esempio è perfetto, e dimostra proprio questo. Le parole che usiamo non sono neutre, hanno una storia e quindi un significato – anche sociale – ben preciso. Se si evolvono i concetti ed i valori, le parole che le esprimono fanno necessariamente lo stesso, e i termini giuridici non fanno eccezione. Vede, noi siamo tutti vittime dell’illusione ottica di Montesquieu. La legge che parla una volta sola, e in modo definitivo. Non funziona così, le norme respirano e si adeguano ai tempi che cambiano attraverso l’interpretazione che si dà nei tribunali delle parole da cui sono composte. Guai se non fosse così, cadremmo nella mummificazione del diritto, quindi della vita.

Oscar Wilde è protagonista di un altro libro della collana, a me viene in mente il processo che affrontò contro Queensberry il quale ad un certo punto lo redarguì chiedendogli di rispondere alle domande prescindendo dall’arte e lui replicò “Non so rispondere a prescindere dall’arte”. Ci racconta in breve il libro?

 E’ la rappresentazione di un processo immaginario, che si è realmente tenuto a Palmi nel corso della quinta edizione del Festival Nazionale di Diritto e Letteratura. Non abbiamo riprodotto il processo reale, quello che si concluse con la condanna e la rovina di Oscar Wilde (in realtà, comunque, i processi furono due).  Abbiamo immaginato di imputare all’autore di tanti capolavori un’accusa gravissima, eversiva: sostenere  che l’amore sia al di sopra della legge. Che chi ama non può mai essere punito, anche se una norma prevede il contrario come nel caso del Criminal Law Amendment Act del 1885 sul quale si giocò la sorte processuale di Wilde. La storia dello scrittore, quindi, si intreccia con un altro quesito fondamentale: si giudica con il cuore o con la ragione? Ecco, il libro parla di tutto questo attraverso lo schema classico del processo: un accusatore, un difensore (il bravissimo ed eclettico Fabio Canino) ed un giudice (il saggio e concreto Vincenzo Piscitelli)

Non so voi, io voglio leggere prestissimo il libro su Ponzio Pilato (in foto la copertina)

“Tra tutte le figure letterarie di magistrati che sbagliano, nessuna può vantare lo spessore drammatico di Ponzio Pilato: colui che, per sua sventura, si è trovato di fronte l’Innocente per definizione e l’ha condannato. Ma, è andata veramente così? A leggere gli atti di questo processo immaginario che lo ha visto sul banco degli imputati qualche dubbio sorge davvero.”

Processo a Ponzio Pilato – Autori: Francesco D’Alessandro – Gherardo Colombo – Antonio Salvati

Le lucerne edizioni, Pagine: 96 – Collana: Processi Immaginari

 

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