Pop cornDigitale, e-commerce e resilienza. Storia dell’audacia di una piccola azienda del Sud

In piena seconda ondata c'è chi scommette sul futuro. La resilienza aziendale praticata e non predicata. Davide contro Golia, si direbbe, ma questa storia è più prosa che poesia.

La crisi è rischio ed opportunità. In questi anni di grandi tarsformazioni, cambiamenti e depressioni lo abbiamo capito bene e forse ne abbiamo imparato la dura lezione. Sicuramente lo hanno compreso le aziende, specie in questo 2020 da dimenticare, che hanno visto programmi e progettualità rinviate, cancellate e mortificate dall’emergenza sanitaria che non concede tregua. Si parla spesso, forse abusando il termine, di resilienza anche per le aziende, ossia quella capacità di affrontare i cambiamenti in maniera costruttiva, guardando al futuro con ottimismo ma mantenendo i piedi ben piantati a terra. Non tutte però hanno le capacità, la forza, il know how per poterlo fare, in poche sono quelle che anche in questi mesi così duri e drammatici, non solo in termini di morti e infetti, hanno avuto la capacità di riprogrammare e ridisegnare stretegie e azioni. Ci sono però storie che infondono coraggio e ottimismo e che ci danno fiducia. Come ad esempio la Fimel, storica azienda meridionale dell’Ho.re.ca, che ha saputo reagire con intelligenza e visionarietà alla crisi profonda del settore della ristorazione e del suo indotto. Lo ha fatto con un atto di audacia, sfidando i big del digital e mettendo online una propria piattaforma e-commerce. Davide contro Golia, si direbbe, ma questa storia è più prosa che poesia.

A supporto di questa azione ci sono numeri, molto interesanti, che aprono a scenari inediti per la geografia meridionale. Ci sono i dati diffusi da Unioncamere nello scorso maggio, dai quali si evince che negli ultimi cinque anni sono cresciute di 10mila unità le imprese che vendono sul web, a fronte di un calo di quasi 45mila operatori dell’intero comparto del commercio al dettaglio. A puntare sul “negozio” online sono stati soprattutto gli imprenditori del Sud, forse per ovviare alla carenza di infrastrutture. Infatti se la Lombardia si distingue per il numero più elevato di imprese che vendono su internet (4.406), tra il 2015 e il 2020 Campania e Basilicata si posizionano al top per i ritmi di crescita rispetto al resto dell’Italia (+25,4% contro +14,5% medio annuo). Un segno del cambiamento delle abitudini di consumo che, soprattutto in epoca di coronavirus, permette agli imprenditori che commerciano sulla “rete” di potere contare su una marcia in più. Analizzando questa tendenza nel dettaglio scopriamo che in termini assoluti le regioni a più alta crescita è stata la Lombardia (+1.845), seguita da Campania (+1.725) e Lazio (+1.150). Mentre in termini relativi quelle che sono cresciute a ritmo medio annuo più sostenuto sono state Campania e Basilicata, che si sono mosse a pari passo (+25,4%), rincorse da Calabria (+22,6%) e Sicilia (+16,8%).

C’è una nuova strada da percorrere, un’occasione senza precedenti da sfruttare. Non parliamo solo ed esclusivamente di agroalimentare, certamente uno dei settori di punta delle identità regionali, ma è chiaro che le possibilità del commercio online si aprono soprattutto per i piccoli e medi artigiani lucani che rappresentano il tessuto reale dell’imprenditoria locale. Un primato inedito per la Basilicata che la colloca nel futuro da protagonista, proprio come la Fimel.

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