Pop cornEuropa | “Dobbiamo cogliere in questo dramma l’opportunità di una riforma radicale del patto fondativo”. Parla Gianni Pittella, vice presidente dei Senatori Dem

Dialogo con Gianni Pittella, Vicepresidente del gruppo PD, su Europa, Italia e prospettive post Covid.

Gianni Pittella, Vicepresidente del gruppo PD

MES e Next Generation EU dividono la maggioranza e ricompattano il centrodestra. In questo dialogo con il vice presidente dei senatori del Pd, Gianni Pittella, all’alba della più importante campagna di vaccinazione della storia mondiale, proviamo a delineare nuove prospettive per l’Italia, per l’Europa e per la politica. Nascerà una nuova classe dirigente?

Presidente come passerà il Natale?

Difficile programmare in tempi in cui le regole cambiano, giustamente, in ragione della curva dei contagi. Per cui nelle prossime ore, nei prossimi giorni, capiremo come saranno normati gli spostamenti. L’intenzione sarebbe quella di trascorrere le feste in Basilicata, a Lauria, con la mia famiglia ristretta. Senza purtroppo il calore degli affetti allargati anche se di certo faremo una video chiamata con tutti familiari vicini e lontani per sentirli comunque presenti.  Un sacrificio che ci tocca fare in attesa che la buriana passi.

Questo virus ha messo in crisi l’architettura della propaganda sovranista, ma le chiedo: l’Europa, così come vorremmo che fosse, è ancora possibile?

Il sovranismo mostra fiato corto e si rende poco credibile agli occhi dei cittadini ogni qual volta l’Europa fa davvero l’Europa. E la risposta dell’Unione alla crisi, dopo qualche iniziale tentennamento, è stata forte e chiara. Cosa saremmo noi oggi, Italia, se la Banca Centrale Europea non avesse comprato e non comprasse i nostri titoli sul mercato e se non ci fosse un grande piano di rilancio e ripresa di proporzioni straordinarie, mai viste neanche col Piano Marshall? Il problema semmai è la pochezza di alcuni leader nazionali, per lo più a marca sovranista, che ancora incredibilmente provando a porre piccoli e grandi veti alla fase finale delle procedure europee necessarie a far partire il programma di ripresa economica. Insomma, l’Unione di questi mesi è quella che volevamo, forte, decisa, solidale. Non possiamo cantare vittoria tuttavia, neanche noi forze europeiste. Dobbiamo cogliere in questo dramma l’opportunità di una riforma radicale del patto fondativo, delle istituzioni e delle regole di bilancio. Possiamo farlo, dobbiamo farlo.

A proposito: farà il vaccino? Lo chiedo al medico.

Certamente si. Quando i vaccini saranno vidimati dalle autorità sanitarie come sicuri e quando arriverà il mio turno, dopo che le categorie più a rischio saranno state coperte. Prudenza di fronte alla salute, fiducia nei confronti della scienza.

Su Mes e Next Generation Eu la maggioranza non trova ancora una adeguata sintesi. Le risposte da dare agli italiani sono urgenti, diverse, e la crisi sta già profondamente incidendo nelle vite di cittadini e imprese. Il palazzo si sta allontanando dal popolo?

Non credo. La grande occasione per l’Italia di riformare, di ripensare se stessa è alle porte. Infrastrutture materiali e immateriali, riconversione ambientale di larghi settori dell’economia, rafforzamento di sanità e rete di protezione sociale dopo anni di tagli sono la grande sfida di fronte a noi. Se il palazzo la perde, nella programmazione e nelle realizzazione, perde l’Italia, il popolo che produce, quello che fa ricerca, quello che lavora e quello che non lavora. Perdono tutti, nessuno escluso. Questa è la consapevolezza di tutta la maggioranza e, al netto di sfascismi, di tutto il Parlamento. Sulle singole partite ci sono certo alcuni incomprensibili ideologismi e confido verranno presto superati.

Come dopo ogni crisi anche adesso si intravedono nuove opportunità di crescita, penso al digitale e alla transizione energetica, ed una nuova classe dirigente.  Se dopo tangentopoli è iniziata la stagione dei magistrati in politica adesso c’è da aspettarsi quella dei medici? Dei sindaci?

Non credo. Sono troppo recenti i fallimenti dell’antipolitica, dei presunti puri, della rottamazione in varie salse. La competenza, non quella tecnocratica ma proprio quella politica, tornerà di moda. La capacità di leggere il reale, di interpretarlo, di immaginare soluzioni, di realizzarle. Il dilettantismo, il vuoto giovanilismo, i detentori dell’etica per decreto, non pagano.

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