E(li's)booksLa casa della madri di Daniele Petruccioli

"Il dolore - vivo e reale - ripetitivo e ipocrita"

Oggi vi racconto La casa delle madri

Il libro

In La casa delle madri ci sono Ernesto e Elia due gemelli e si inseguono in una specie di lontananza ravvicinata senza riuscire a toccarsi, come fossero rette parallele; Sarabanda e Speedy, i loro genitori, invece non la smettono di allontanarsi neanche quando credono di starsi vicino. E così Daniele Petruccioli ci conduce su e giù per le generazioni che si succedono in case dove le persone crescono, vivono, muoiono, traslocano e che sono forse le uniche vere custodi di una memoria che facciamo di tutto per rimuovere, ma permane ostinata.
La casa delle madri non è solo un’esplorazione dei delicati equilibri sui quali poggiano gli sbilanciati rapporti famigliari, ma è anche l’esordio di una voce narrativa capace di incantare il lettore, facendolo smarrire in una prosa ricca di affluenti ma al contempo sorvegliata e potente.

La mia lettura

Io ho cambiato circa 23 case dal 1987 ad oggi quindi penso di potermi considerare una esperta sulla molteplicità dei significati che si possono attribuire ad una casa che non è evidentemente un semplice  luogo fisico.

Casa è odore, sensazione, luce o ombra, emozioni positive o negative … in inglese casa si dice in due modi: house indica l’edificio, home indica un ambiente che è più intimo, familiare. La casa è per ognuno di noi il primo confine che definisce le nostre vite, che ci separa tra ciò che è privato e ciò che è pubblico, casa è espressione della nostra personalità e custodisce i sentimenti.

La casa delle madri è un insieme di simboli, è la memoria di una grande famiglia con tutte le sfumature belle e meno belle:

“La casa non si appartiene, né appartiene a chi l’ha costruita attorno a sé; appartiene, come sempre, in parte alle memorie che la abitano (anche inconsapevolmente, da chi ci vive in carne ed ossa), in parte alle esperienze che la abiteranno (e di cui gli spazi – segretamente – recano già le tracce).”

Particolarmente bello il personaggio di Sarabanda (sono sicura che è così per tutti i lettori per quanto struggente e bello è), una donna che non teme gli altri e decide

senza preoccuparsi della disapprovazione sorda del mondo di fronte a quella plateale – e immediata – rottura del lutto

di fare la festa di compleanno dei gemelli nonostante il funerale del nonno.

Sarabanda e il suo modo di amare i gemelli:

Sarabanda, così attenta a vestirli in modo sempre diverso, a non mescolarli mai agli occhi del mondo, non si rendeva conto di quanto fossero complementari ai suoi. […]

Lei e Speedy sono, agli occhi del figlio Elia, un termine di paragone complicato:

“Elia ormai sa che il suo destino non sarà mai quello di un ribel­le, che non potrà ricalcare le orme di Speedy e Sarabanda, i suoi genitori immensamente amati, sempre inafferrabili e angosciati, perennemente in fuga.”

Madre devota lei, padre incapace di fare il padre lui (Speedy), la malattia di Ernesto è vissuta come un carico di responsabilità ed emotivo troppo grande, spinge alla fuga.

Molto ben approfondite le personalità di Elia ed Ernesto, la loro difficile fratellanza:

“La crudeltà di Elia verso il fratello è proporzionale alla sua invidia per le attenzioni di cui Ernesto gode in seno alla famiglia in virtù della malattia. […]Ernesto e Elia sono profondamente gelosi delle rispettive esperienze; hanno imparato molto presto a evitare di raccontarsele, di chiedersi consiglio e pareri, per scongiurare il pericolo che i commenti dell’altro, e il suo giudizio, si mescolino al proprio, che le esperienze si confondano, per evitare che certi ricordi apparentemente chiarissimi dell’uno si rivelino riferiti a esperienze dell’altro che il primo non ha mai vissuto, in cui nemmeno era presente come osservatore; hanno imparato presto che condividere esperienze è troppo rischioso per loro e hanno semplicemente smesso di farlo”

Ma tralasciando i temi della famiglia torno volentieri a quella che per me è protagonista di La casa della madri, la casa appunto, come cambiano i legami transgenerazionali e i processi di identificazione verso il luogo casa? Cos’era la casa per i gemelli e per i loro nonni e genitori?

Cosa rimane della memoria di una casa quando la si lascia e viene qualcuno a cancellarla? Struggente questo brano:

“Il dipinto bicolore – panna e verde spento, chiaro – che c’era sopra non incontrava il gusto della nuova proprietà, dell’architetto, dell’arredatrice. Il nome in piccolo che il pittore aveva mimetizzato tra i fili d’erba in basso a sinistra, nome di una bambina che sarebbe cresciuta, fiorita in questa casa, che da questa casa sarebbe uscita per diventare madre, che ci sarebbe ritornata dopo avere sepolto la sua e che alla fine qui sarebbe morta senza avere avuto il tempo di sfuggire un’ultima volta alla casa, quel nome è stato cancellato.”

E’ un viaggio la casa, un viaggio nel tempo, che ha come meta l’ultima età, quando da anziani o comunque al fin della vita per i suoi abitanti diventa quel che è stata al principio: una culla, un rifugio che si ambisce a lasciare in eredità ai discendenti, si passa il testimone con l’obbligo implicito di rianimarla.

Mi è piaciuta molto questa casa, l’ho immaginata con estrema facilità, ho amato la scrittura composta e sentimentale di Petruccioli, le sue frasi strutturate, belle lunghe che sfidano il fiato se le leggi ad alta voce e per questo si impongono al lettore attento.

Io dico bello La casa delle madri, denso di sentimenti, è impossibile non rimanere incastrati in qualche emozione che riconoscete come vostra.

La casa della madri di Daniele Petruccioli

Terrarossa edizioni

Pp 298 € 25,50 sul sito dell’editore