InversamenteIl paradosso della libertà in tempo di Covid

Spesso è difficile capire quali siano le scelte migliori in periodo di pandemia. Tuttavia è facile rintracciare i paradossi che accompagnano la nostra vita in Stati democratici, mentre in regimi, come la Cina, soluzioni da Grande Fratello tengono testa al virus

Il paradosso Pac-Mam

In tempo di Covid “la banalità del male” ci ha abituati ai paradossi. Li subiamo talvolta senza nemmeno pensarci, al massimo cerchiamo di dribblarli. Nemmeno ci arrabbiamo più. Ci costa troppa fatica e nulla cambia. Anche se tutto cambia.

Per esempio, non potremo trascorrere il giorno di Natale con la nonna che vive a 10 chilometri di distanza da noi, però nelle settimane prima siamo invitati a usufruire dell’Extra Cashback affollando negozi e centri commerciali.

Giusto o sbagliato, di fatto è un paradosso.

Del virus si sa ancora poco, molto poco, troppo poco, tuttavia se sei al secondo tampone positivo, ma sono ormai 21 giorni di quarantena, la carica virale si presume sia ridotta e quindi puoi uscire di casa.

Vero o falso, di fatto è un paradosso.

Viene stanziato il Bonus Mobilità per l’acquisto di bici e monopattini, mentre le scuole superiori sono chiuse anche per evitare gli affollamenti sui mezzi pubblici.

Se una cosa non esclude l’altra, tuttavia è un paradosso.

Così come il Bonus Vacanze tanto che c’è chi sostiene (cit. Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano) che senza la libertà estiva avremmo evitato 20.000 morti.

E potremmo continuare.

Forse però il più grande paradosso è quello democratico.

Leggo su Wired l’interessante articolo dello scrittore Qui Xiaolong in merito alla crescente minaccia autocratica della Cina, anche a causa all’utilizzo della tecnologia ai fini della sorveglianza:

“Durante la pandemia un uomo di nome Zhang San stava camminando per la strada, quando ricevette una telefonata da un numero sconosciuto. Una persona gli comunicava che avrebbe dovuto sottoporsi subito a un tampone. Era stranito. Perché proprio lui che non aveva sintomi né componenti della famiglia infetti? Come si è scoperto in seguito, la chiamata arrivava da una Covid tracer governativa. Nelle prime ore di quel giorno, Zhang San viaggiava a bordo di un autobus non troppo affollato, sul quale c’era anche un passeggero trovato positivo al test del coronavirus poco dopo. Immediatamente era partita una campagna di tracciamento in tutta la città. Sull’autobus erano installate le telecamere di sorveglianza e, un volta scaricare le fotografie nel database di riconoscimento facciale, c’era voluto poco per identificare tutti i passeggeri […] così la Covid tracer governativa era riuscita a risalire a Zhang San nel giro di due o tre ore”.

Tralasciando l’aspetto inquietante del Grande Fratello cinese che non è l’argomento di questo articolo, l’altrettanto inquietante tema che emerge è l’efficienza di un sistema totalitario nel debellamento di una pandemia che sta mettendo in ginocchio sistemi democratici. Almeno per quanto riguarda Europa e USA.

Non sono una esperta di politica, ma questo è un paradosso.

Il grande paradosso che come un Pac-Man ingloba tutti i singoli paradossi è dunque proprio quello democratico. Ossia, alla fine, una questione di libertà.

Viviamo, infatti, un tempo di disorientamento generale che a livello politico a causa di una mancanza di visione. Ne ho già scritto qui: https://www.linkiesta.it/blog/2020/10/il-paradosso-delle-liberta/ ma presto ci saranno altre puntate.

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