BabelePersonal branding: come è cambiato il marketing durante il periodo Coronavirus?

Se l’anno Coronavirus ha messo in affanno l’economia, colpendo i settori di tutto il mondo, d’altro canto è stato evidenziato che il marketer – indipendentemente dal settore in cui opera – investe in maniera costante con ottimi risultati. Stando a quanto emerso dal “Brand & Marketer” 2020 dell’Osservatorio Nazionale influencer Marketing-ONIM, i dati sull’influencer marketing – durante l’emergenza sanitaria – sono positivi. Quasi un investitore su due è “soddisfatto” (il 42,3%) o “ampiamente soddisfatto” (7,3%) per i progetti avviati con queste figure rivoluzionarie; addirittura si prospetta, per i prossimi anni, una percentuale ancor più considerevole che prevede un aumento in chiave digitale. Fare marketing – mai come ora – è fondamentale per chi vuole crescere in uno specifico settore, ma qual è la migliore strategia da adottare? La risposta potrebbe farsi attendere o magari avrebbe a che fare con un’identità. Facciamo chiarezza sul punto.

Personal branding: promuovere la propria identità

È chiaro, dunque, che il mondo di internet abbia in tutto e per tutto aggirato il modo di pensare e comportarsi in chiave di mercato. Wikipedia fa sapere che i concetti di self-branding e brand individuale vengono introdotti circa quarant’anni fa, ma solo con l’affermarsi della digitalizzazione questa espressione è divenuta sempre più concreta. Quando si parla di personal branding si fa riferimento ad una serie di strategie per promuovere sé stessi, le proprie competenze ed esperienze, sfruttando un qualsiasi settore. Ciò si traduce in un vero e proprio marketing personale ed è stato asserito che una vera personalizzazione del brand può aiutare l’economia di un’azienda. In poche parole occorre avere un’identità, promuoverla, investire ed essere fedeli nel tempo.

Il personal branding online – stando a quanto si legge dalle ultime ricerche – non riguarda solo le aziende, ma anche i potenziali acquirenti. Le statistiche dimostrano che il 70% delle persone – in 24 Paesi del mondo – si affida ai social (anche per lavoro) e la reputazione online influenza l’85% dei selezionatori.

Camminando a pari passo con l’attuale periodo storico, il Covid ha innescato un processo basato sull’emotività umana e non a caso nel 2020 abbiamo visto come la comunicazione sia cambiata e sia diventata più “sensibile”. Indipendentemente dalle scelte di ciascuno, o meglio di chi si occupa di marketing, c’è un elemento che non deve mai essere sottostimato: la coerenza.

Quando si lavora di personal branding è bene seguire piccole, ma importanti regole:

  • gestire l’online reputation anche quando non si sta cercando un lavoro;
  • essere fedeli al proprio modo di fare (linguaggio, personalità e così via);
  • fare attenzione a cosa si vuole condividere online e tener conto anche di quello che le persone postano sui social (taggando il nostro nome);
  • costruire un network professionale, ma in modo strategico;
  • cercare il proprio nome sui motori di ricerca e verificare i risultati, non solo in prima pagina. Delle volte si scoprono cose interessanti…

Oltre ogni esempio, in Italia, nonostante il periodo epidemiologico, non sono mancati dunque gli investimenti da parte delle aziende e possiamo dire ancora una volta che – in qualche modo – il marketing è lo specchio dei periodi storici. La maggior parte delle aziende, difatti, avvia strategie di marketing con lo scopo di migliorare le interazioni degli utenti o semplicemente incentivare l’acquisto di un prodotto.

Federico Lazzerini, come differenziarsi per trovare il proprio spazio

Come abbiamo spiegato nei paragrafi precedenti, nonostante l’urto economico causato dalla pandemia, il marketing ha saputo giocare le sue carte vincenti. Le aziende, infatti, continuano a ricercare figure professionali per la promozione dei contenuti e attualmente i dati affermano che la ricerca della propria identità online sia sempre in continua crescita. Vista l’epoca odierna e l’evoluzione della digitalizzazione, gli esperti del marketing occupano il podio.

Federico Lazzerini, eletto da Forbes come uno dei 100 leader under 30 del futuro – stando all’argomento trattato fin qui – ha revisionato la sua ottica nell’era moderna e digitale. Non solo l’opportunità di poter affiancare importanti brand, ma al di là delle diverse strategie – ha dichiarato Lazzerini – vigono regole da non dimenticare nel momento in cui si vuole fare business nel mondo virtuale, attraverso la propria immagine. L’obiettivo posto è quello di puntare sulla comunicazione, padroneggiando il mercato con le migliori ricerche sul Branding e l’advertising. Molti mercati online sono ormai troppo grandi per essere protagonisti, ma è possibile trovare il proprio spazio e partorire un volto unico e invidiato dai più… Grazie all’adozione del personal branding!