E(li's)booksRomanticidio di Eleonora Molisani. Intervista

Spoesie d'amore e altre disgrazie .

Esce oggi Romanticidio. Spoesie d’amore e altre disgrazie di Eleonora Molisani

Siamo prossimi a festeggiare San Valentino e questo sarebbe uno di quei regali molto molto originali, non poesie, “spoesie”!

Il libro

Basta con le poesie d’amore politicamente corrette. L’amore è scorretto, sfrontato, impertinente, spigoloso e, se guardato con gli occhi giusti, sa essere estremamente divertente. Giocando con le rime, Eleonora Molisani dà voce a una creatura esuberante, costantemente in equilibrio sui tranelli della quotidianità, che si confronta con il russare del partner, con il cambio stagione, con gli inganni dei social, con le trappole del divano, ma anche con l’intesa, la dolcezza e, perché no, con l’amarezza, il disincanto. Eleonora le chiama spoesie, quasi volesse con le sue filastrocche ammantare l’amore di un velo scherzoso, ma il suo sguardo sfacciatamente femminile, più che vestirlo, con grande ironia, sembra metterlo a nudo.

Ho fatto alcune domande all’autrice, ecco l’intervista

1- Partiamo subito con una domanda semplice: chi è Eleonora Molisani?

Sono giornalista professionista da più di 25 anni. Appassionata lettrice da sempre, dopo una vita passata a scrivere di attualità e cultura ho sconfinato nella narrativa. Con le parole mi piace sperimentare: ho cominciato pubblicando racconti, poi ho scritto un romanzo, ora sono approdata alla poesia, anzi alla spoesia. Il prossimo progetto è una cosa ancora diversa, mi piace confrontarmi con tutte le declinazioni della parola, scritta e parlata.

2 – Le confesso che ai tempi dell’Università ci sono cascata anche io, ho scritto diverse poesie, per me era una emergenza emotiva, lei perché scrive poesie?

Amo la poesia da sempre. Mi sono formata – come tanti – leggendo i più grandi poeti, da Leopardi a D’Annunzio, a Montale, ai maledetti francesi come Baudelaire e Rimbaud, a Bukowski, Garcia Lorca. Tra le donne, mi sono innamorata precocemente di Saffo, di Sylvia Plath, Alda Merini, Wislawa Szymborska, Marina Cvetaeva, Antonia Pozzi, Agota Kristof, fino ad Amelia Rosselli, Patrizia Cavalli, Chandra Livia Candiani. Anche per me scrivere è stata un’urgenza emotiva precocissima, solo che – essendo un tipo dissacrante nella vita e nella scrittura – dissacro anche la poesia, facendola diventare “spoesia”, un’ascia contro i cliché. In questa raccolta propongo un “romanticismo divergente”. L’amore è dolce-amaro, io ci aggiungo una bella dose di acido.

3-Ho notato che è già molto tempo che la poesia ha cambiato pelle, c’è stata una sorta di exit strategy dai territori lirici tradizionali che probabilmente sono diventati impraticabili, il linguaggio è più materiale, se vogliamo “impoetico”, siamo sulla strada di una nuova “avanguardia” o è solo un modo per arrivare ad un pubblico differente?

Alessandro Bergonzoni, Guido Catalano, fino a Gio Evan e Rupi Kaur. Mi sento in quella corrente di “impoeti” o “spoeti” che si allontanano dalle forme classiche della poesia, per sconfinare in un territorio più selvaggio, con un linguaggio che sia più vicino al sentire contemporaneo. Tutti i linguaggi sono in evoluzione e trovo che anche la poesia subisca l’influsso dei tempi. Io mi autodefinisco – scherzosamente – una “funambola della parola”, e credo che la risposta sia duplice: siamo di fronte a una nuova avanguardia e, allo stesso tempo (e non credo che ci sia niente di male), questo nuovo linguaggio permette di ampliare il lettorato, arrivando anche a chi non ha mai seguito particolarmente questa forma d’arte.

4-Oggi la poesia in Italia ha un mandato sociale secondo lei?

Io credo che tutti coloro che scrivono abbiano un “mandato sociale” generico, cioè quello di dare voce a tutto ciò che è umano. Chi scrive è uno speleologo, che si immerge nelle profondità dell’animo umano e nello spirito dei tempi in cui vive. Siamo testimoni, e questo credo che sia il “mandato generico” di chi scrive, che sia prosa o poesia. Riguardo ai poeti, guai se mancassero i poeti, sognatori per eccellenza. Parafrasando Ennio Flaiano, direi: “I poeti sono gli uomini e le donne con i piedi fortemente appoggiati alle nuvole”.

5-Romanticidio racconta l’amore che non è quello disperato e sublimante, le chiedo: lei è romantica?

Sono molto sentimentale e poco romantica. Sono il tipo di donna che non ha mai desiderato da un uomo fiori, regali preziosi, viaggi di lusso, gesti eclatanti. Per me il massimo della vita è un uomo che mi legga una poesia (o la scriva per me), che mi suoni una canzone (o la componga per me), che mi regali un libro (o lo scriva pensando a me).

6-Quanto c’è di lei nelle sue poesie?

Gustave Flaubert diceva: “Madame Bovary c’est moi”. Credo che in quello che scriviamo ci sia tutto di noi. Anche quando le storie che raccontiamo non ci riguardano direttamente, dentro quelle storie c’è il nostro sguardo, la nostra sensibilità, il nostro modo di abitare il mondo. L’essenza di quello che siamo intimamente.

7-Amanda Gorman è la giovane poetessa scelta da Joe Biden per il suo Inauguration Day, cosa ha pensato di questa scelta? Le è piaciuta la sua “The Hill We Climb”?

Sono contentissima della scelta: una giovane poetessa piena di talento, che rappresenta la multiculturalità, con una poetica potente e capace di sprigionare ottimismo e speranza per il futuro. E la poesia mi è piaciuta moltissimo, ci sono dentro tutti i valori per una rinascita dell’umanità che in questo momento è più che mai doverosa. “The hill we climb, if only we dare”. Dobbiamo “osare”, essere coraggiosi, perché, come recita la poesia: “This is the era of just redemption”. Questo è decisamente il momento di invertire la rotta e ritrovare il senso di coesione, di unità, di solidarietà e di umanità che abbiamo perso per strada negli scorsi decenni.

8-Continuerà sulla strada dei versi o pensa di poter sconfinare nella prosa?
Ho cominciato dalla prosa con piccoli racconti. Poi mi sono cimentata con la forma romanzo, che è la più complessa, secondo me. La poesia è una passione che mi porto dentro, quindi non escludo di tornare alla poesia in futuro.

9 – Le chiedo, infine, un verso della sua poesia preferita tra quelle di Romanticidio.

La prima è la più breve di tutte, ma in fondo racchiude quello che penso del rapporto d’amore. Si intitola “Senza bussola” e recita: “Portami ovunque, purché ci sia vento”. Credo che la parte più interessante di una passione d’amore sia il momento iniziale: quello in cui entrambi i partner vivono e vedono, pazzi e visionari, le possibilità infinite di un viaggio avventuroso. Possibilmente a vele spiegate, nel vento, senza una bussola. Mi sono divertita anche a scrivere quelle sui rapporti uomo-donna sui social network, come “Triangolo 3.0”, oppure “Ho un funerale nello stomaco”. I social network sono posti in cui le farfalle nello stomaco rischiano di trasformarsi inesorabilmente in camole, nel giro di qualche post.

Romanticidio. Spoesie d’amore e altre disgrazie di Eleonora Molisani

Neo edizioni

Pp 120 Brossura € 9,50