The New PublicAlla scoperta del Grande Nord coi poeti americani

Il viaggio in Alaska dello scrittore Paolo Cognetti al cinema fino al 9 giugno

Sogni di Grande Nord - Backstage foto © Samarcanda Film

Sarà ancora nelle sale solo oggi e domani il documentario Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord, che racconta l’avventura dello scrittore Paolo Cognetti e dell’amico e illustratore Nicola Magrin (entrambi del 1978) sulle orme dei grandi romanzieri americani del passato, interrogandosi sul significato del viaggio come fuga dal mondo e riscoperta della natura.

Sembra che i due all’inizio avessero in mente un coast to coast, salvo poi optare per il Canada e l’Alaska, dove finiscono quasi calamitati, come lancette di una bussola, dal famoso autobus di Christopher McCandless, protagonista di Into the Wild.

A fare da sfondo sono le parole di scrittori come Ernest Hemingway, Jack London, Henry Thoreau e Raymond Carver, che accompagnano i due protagonisti attraverso i paesaggi mozzafiato dello Yukon e del parco di Denali.

Confesso che ero un po’ prevenuto al pensiero di un’escursione in compagnia dei grandi «eroi letterari», per quanto avventurosi. A rendermi davvero curioso era la visita al Magic Bus di Chris «Supertramp». Questo tributo, mi dicevo, non rischia di rendere l’avventura un po’ più simile a quei pellegrinaggi verso una meta (o verso una vetta) da cui lo scrittore milanese aveva già preso le distanze nel suo bel libro, Senza mai arrivare in cima?

In quel libro aveva dichiarato di preferire di gran lunga il girare intorno a un monte (o intorno una regione) alla maniera dei tibetani: «Un pellegrinaggio è in ogni cultura un cammino di purificazione, però nel girovagare, nel camminare in tondo, non c’è alcun punto d’arrivo, che invece è fondamentale nei pellegrinaggi che intendiamo noi. […] Trovavo un legame tra questo bisogno di città sante alla fine del cammino e l’ossessione alpinistica per le vette delle montagne».

A dissipare il rischio di un nuovo viaggio a Gerusalemme (in versione fai da te) sono due incontri tratteggiati al centro del film, uno con la scrittrice canadese Kate Harris, l’altro con l’alpinista italiano Gianni Bianchi, partito per il Canada quarant’anni fa. È a lui che Paolo rivolge le famose domande delle cento pistole: cosa pensava tuo padre della tua scelta? Non provi mai il desiderio di tornare? Pensi spesso alla morte? Le risposte di Gianni (che nel frattempo è venuto a mancare pochi mesi fa) valgono tutto il film.

Penso che Sogni di Grande Nord eviti il santino retorico proprio grazie alla vena scettica che percorre le opere di Cognetti. Senza mai rinnegare il valore formativo del viaggio, a metà fra fuga e ricerca, l’autore delle Otto montagne riesce sempre a insinuare il dubbio, o almeno a lasciare che affiori alla coscienza. Ma è un dubitare spontaneo, non metodico. Né il film cerca di sfatare qualche mito. Anzi, se qualcuno si aspetta di vedere un microfono a giraffa sbucare dall’alto, come capita in certi docu-film dissacranti, resterà a bocca asciutta. (L’immagine in alto è un dietro le quinte, per consolare i delusi.) Scritto da Paolo Cognetti, Dario Acocella e Francesco Favale, e diretto da Dario Acocella, il documentario è prodotto da Samarcanda Film con Feltrinelli Real Cinema e Rai Cinema ed è distribuito da Nexo Digital in 150 cinema italiani. Da lunedì 7 a mercoledì 9 giugno.