GovernDanceFischi, fiaschi, lucciole e lanterne: quanto è autoreferenziale la governance in Italia?

La scelta del tipo di lista dipende dalla funzione che si vuole assegnare al cda

In questo periodo stiamo assistendo ad un surreale confronto fra chi si fa paladino delle liste del cda e chi ne denuncia la pericolosità e il rischio di autoreferenzialità, senza tener conto che nel vasto resto del mondo le liste del cda son la prassi. Assistiamo all’ennesimo paradosso, in cui il “bue dice cornuto all’asino”, accusando di autoreferenzialità chi fa uso delle liste di cda senza rendersi conto che proprio perché si è autoreferenziali non si guarda a come funzionano le cose altrove. Non sono qui a difendere l’una o l’altra scelta, ma a stigmatizzare che se si vuole discutere, bisognerà ben inquadrare lo strumento, contestualizzandolo e osservandolo per cio’ che è: una modalità fra le tante. Un coltello che serve a tagliar la bistecca o a uccidere una persona. La scelta sta nelle mani di chi lo usa.
E cosi sono anche gli strumenti di governance, fra cui le liste. Sappiamo tutti quanto le liste degli azionisti siano state, negli anni, spesso usate per confermare posizioni di rendita o cda cerimoniali, dove gli astanti erano stati scelti, dagli azionisti appunto, per esprimere mero consenso alle loro decisioni, indipendenti (cosiddetti) compresi. E sappiamo anche come le liste dei cda possano essere costruite senza alcuna attenzione per la diversità, la professionalità e la competenza necessarie. Ma questo non dipende dallo strumento, bensi da chi ritiene che i cda siano inutili orpelli, anziché organismi di prevenzione e valutazione del rischio e responsabili della scelta di giuste strategie e decisioni per l’intera azienda. Inoltre, è proprio nel costringere azionisti diversi, a sedersi intorno ad un tavolo e discutere delle proprie scelte e dei propri interessi che si puo’ addivenire alla costruzione di una lista attenta al bene comune e non solo al piccolo particolare di tasca. Certo ci vuole meno ignoranza sulle tematiche di governance, piu’ disponibilità all’ascolto e alla discusssione, maggiore umiltà e la profonda convinzione che essere azionista è una responsabilità sociale, non un mero esercizio di potere, indipendente dalla creazione di valore per l’ambiente e la società. Se teniamo al centro dell’interesse collettivo una scelta consapevole e responsabile, credo che la lista del cda porti a maggiore confronto e possibile inclusione delle diversità. E diversamente da quanto la discussione pubblica sta affermando, il rischio di autoreferenzialità è maggiore nella lista degli azionisti. E’ pur vero che se gli azionisti son illuminati, sta nel loro interesse proporre alta qualità e diversità nella propria lista e non appiattirla sulla partecipazione di family and friends.