Behind reputationMattarella per la Festa della Repubblica ci ricorda quanto siano importanti i discorsi dei leader

Quanto sono importanti i discorsi dei leader istituzionali e i capi di stato per gestire un periodo di crisi come quello aperto dalla pandemia covid?

E’ stato l’ultimo da Presidente della Repubblica e proprio per questo significativamente importante il discorso di ieri di Sergio Mattarella per la festa della Repubblica. Ha citato un verso della canzone “La storia” di Francesco De Gregori “la storia siamo noi, nessuno si senta escluso” includendo in questo monito soprattutto i giovani e le donne menzionati rispettivamente 7 e 11 volte nel suo discorso, quasi un record, sicuramente un messaggio diretto, tanto esplicito quanto ricercato.

Ed è proprio l’attenzione con cui il nostro Presidente ha circostanziato le parole e i riferimenti del suo discorso che ci ha fatto riflettere su quanto, in un momento di discontinuità come l’attuale, siano fondamentali i messaggi di una carica di governo ed allo stesso tempo un leader.

Quanto sono importanti i leader e quanto pragmatici, populisti o inclusivi sono stati i loro discorsi in una delle fasi più difficili affrontate sulla scena internazionale? I leader dei paesi, una figura centrale per l’informazione, loro infatti sono stati la prima linea di comunicazione al mondo nelle due ondate della pandemia: per questo è molto interessante l’analisi realizzata dall’ufficio studi di MY PR su come, cosa, attraverso quali canali i capi di Stato e di governo hanno parlato alle rispettive nazioni e, contemporaneamente, a tutto il mondo. Bisogna risalire alle grandi guerre del secolo scorso per ritrovare i leader messi alla prova in un simile modo sotto il profilo della capacità di trasmettere emergenza e rassicurazione, collettività e nazione.

Emerge così che nella prima ondata (da marzo 2020) le parole chiave sono state solidarietà, condivisione, unità, e sforzo comune, nella seconda (da febbraio 2021) futuro, ripresa, riapertura, sostenute dal successo delle campagne vaccinali, vero elemento che distingue le due fasi pandemiche.

Da Donald Trump a Boris Jonhson, da Jair Bolsonaro a Jacinda Arden, da Papa Francesco alla Regina Elisabetta e, per quanto ci riguarda più da vicino, da Sergio Mattarella e Giuseppe Conte a Mario Draghi: i toni sono di volta in volta inclusivi e non, i canali sono quasi sempre istituzionali, i concetti principali ovviamente non differiscono troppo fra di loro.

Tra i 19 discorsi analizzati di 15 leader internazionali non sono mancate differenze di stile linguistico e personale, di approccio mediatico nonché di costruzione scenografica.

C’è chi si è affidato ai social network per far sentire la propria vicinanza alla nazione come Jacinda Arden che dal divano di casa sua, dopo aver messo a letto i suoi figli, parla con tono colloquiale a tutta la Nuova Zelanda rassicurandola e letteralmente conquistandola, tanto da stravincere un anno dopo le recenti elezioni.

Cosa che non è successa all’ex premier italiano Giuseppe Conte, il quale, pur prediligendo le dirette Facebook ad orari spesso tardivi e dopo aver fatto trapelare molte delle sue enunciazioni, non è riuscito ad entrare in sintonia con le case di tutto l’elettorato demandando spesso al comitato degli esperti scientifici la direzione di governo della pandemia. Il nuovo premier italiano Mario Draghi ha cambiato subito lo stile e i mezzi di comunicazione attraverso cui parlare agli italiani: niente più social, comunicati stampa istituzionali, discorsi accorati alla nazione durante l’insediamento, ma senza tanti “inglesismi”, come ha detto per creare empatia con i giornalisti durante la visita al primo HUB vaccinale del Lazio il 17 febbraio 2021.

Inglesismi che per forza di cose ha dovuto usare la Regina Elisabetta, la quale riconoscendo subito la gravità della situazione ad inizio aprile 2020, rispolvera i suoi ricordi e i suoi poteri, quando ancora ragazzina parlò alla nazione con il suo primo annuncio radiofonico nel 1940, e ricorda a tutto il Regno Unito che lei è e sarà sempre al fianco degli inglesi, in qualsiasi battaglia dovranno combattere e vincere, e infatti non fa mancare il suo appoggio e ringraziamento al personale medico inglese, rincuorando i sudditi con un «We will meat again». Stessa cosa non si può dire del primo ministro inglese Boris Johnoson, il quale, prima sottovaluta la pandemia e inneggia al raggiungimento dell’immunità di gregge, ma dopo esser stato colpito in forma grave dal coronavirus, si ravvede, e nei discorsi successivi al 15 aprile 2020 inizia a ringraziare il NHS inglese che lo ha curato, recupera con chiusure e lockdown, e arriva nel 2021 a gestire una velocissima campagna vaccinale. Sembrerebbe un vero miracolo per l’UK, un miracolo che anche Papa Francesco ha cercato in tutti i modi di far accadere per salvarci dalla pandemia. La sua preghiera, in quella Piazza San Pietro del 27 marzo 2020, resterà nell’immaginario collettivo di tutti, per le sue parole, per la scenografia naturalmente straziante e perfettamente in linea con la tetraggine di sentimenti di tutto il mondo, con una colonna sonora di pioggia scrosciante e di un’autoambulanza che fa sentire la sua sirena. Papa Francesco, ancora una volta, ci ricorda che «Siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno si salva da solo». E questo messaggio racchiude i concetti più importanti che sono emersi dall’analisi che ci ha raccontato questa terribile esperienza mondiale: solidarietà, condivisione, unione.

C’è però un aspetto ulteriore che vorrei personalmente sottolineare: il linguaggio del corpo, la comunicazione non verbale. Altrettanto importante quando, diversamente dal solito, si parla in diretta e, per usare un’espressione desueta ma ancora efficace nella sostanza, a “reti unificate”. Li abbiamo visti, tutti. E come sulle parole li abbiamo confrontati. Così se Donald Trump si muove e muove tutto, Angela Merkel è immobile, Emmanuel Macron è il volto, il focus, il centro dell’attenzione (richiesta) sono i suoi occhi, i suoi sorrisi. Mario Draghi muove praticamente solo le mani e le sfumature espressive sono per “addetti ai lavori”. È il caso di rivederli, capire se c’è stata sintonia fra persona e istituzione. Perché le parole chiave dei loro discorsi sono state colte più o meno in relazione a quanto i leader hanno saputo anche trasmetterle con gli occhi, con le mani, con i gesti. Di fronte a noi. Di fronte al mondo.

Post pubblicato su http://www.behindreputation.com

 

Lorenza Pigozzi. Adjunct Professor LUISS Business School