Notes da (ri)vedereAlimentazione, Agata Testa: «Un processo fisiologico, emotivo, cognitivo, sociale»

L’alimentazione è un momento educativo nel quale conoscere le proprie abitudini della gastronomia, per scegliere cibi di qualità in grado di valorizzare la nostra vita. A delineare queste particolarità è il contenuto del volume Vegetarismo e Veganesimo – un percorso identitario, una transizione vitale verso un nuovo mondo post pandemico – editore Place Book Publishing. Nel libro scritto da Agata Testa, psicologa, sono evidenziate le criticità positive dei diversi modi di mangiare e di scegliere gli alimenti adeguati alle proprie esigenze quotidiane. È un saggio per riflettere sulle trasformazioni riguardanti il Covid, senza dimenticare la rivoluzione sociale del XXI secolo. Con Agata Testa, autrice del libro e psicologa, approfondiamo l’argomento sull’alimentazione, sottolineando le nuove tipologie di consumi dovute allo stravolgimento delle abitudini.

È fondamentale una corretta alimentazione. Come scegliere o preparare piatti salubri al fine di mantenere un corretto stile di vita?

«Innanzitutto tengo a precisare che non sono una nutrizionista ma, essendo psicologa, mi occupo anche di counseling psiconutrizionale, motivo per il quale il mio ambito è relativo piuttosto alle relazioni tra mente e cibo. Naturalmente essendo il corpo e la mente inscindibili, se non arbitrariamente per fini esplicativi, qualunque nutrimento scegliamo di assumere avrà inevitabili conseguenze sull’intera persona. Il corpo è ciò che mette in relazione la nostra psiche e la nostra alimentazione. Il corpo è la sede dove natura e cultura, biologia e psicologia si intrecciano, motivo per il quale parliamo di identità incorporata. Naturalmente una corretta alimentazione è fondamentale, scegliere di preparare piatti sani, bilanciati, allontanare i cosiddetti “cibi spazzatura” è il primo passo per iniziare un percorso verso uno stile di vita più salutare».

Quale messaggio vuoi lanciare nel tuo libro?

«’Noi siamo quel che mangiamo e le nostre scelte hanno conseguenze più o meno dirette sulla nostra salute sia fisica sia mentale, ma non solo, le nostre scelte quotidiane ricadono inequivocabilmente anche sulla salute del nostro pianeta che comprende tutti gli esseri viventi che lo abitano’. Secondo i più recenti studi, tra i disturbi che maggiormente si sono diffusi, anche a causa della pandemia, si segnalano quelli della nutrizione e del comportamento alimentare, nonché dell’obesità, che sono tutt’ora in grandissimo aumento e, dei quali si registra sempre più precoce l’età di insorgenza, tanto da far parlare di un’epidemia nella pandemia. L’alimentazione è un processo non solo fisiologico ma anche emotivo, cognitivo e sociale. Le idee che abbiamo su noi stessi e sul mondo, si formano nel corso del tempo come strutturazione dell’identità e, sono in continua evoluzione con le nostre esperienze di vita, quindi adattive, si organizzano e talvolta si strutturano rigidamente in risposta allo stress. Mai come in questo periodo storico è opportuno riflettere su cosa mangiamo ma anche sulle modalità con cui il cibo viene utilizzato. Il cibo, infatti, è usato per gestire lo stress, l’ansia, la solitudine, per placare la noia; se ne può fare un uso compensatorio, si può andare incontro ad un dis-controllo nell’assunzione del cibo, può servire ad affermare la propria individualità, può divenire un motivo di ossessione ma, è quanto mai necessario riflettere sulle differenze di effetto interno di un cibo rispetto all’altro».

Vegani, nutrizionisti, vegetariani. Sono molte le scuole di pensiero presenti nella società. Qual è la scelta più opportuna e in che modo si differenziano queste filosofie di pensiero?

«La dieta vegana si differenzia dai tanti altri ‘movimenti dietetici’ contemporanei che per lo più sono individualisti. L’impegno civico attraverso una scelta dietetica vegan però, non è l’unico possibile, in particolare, il rifiuto della zoofagia si manifesta anche attraverso altre sfumature. Esistono coloro che scelgono una dieta macrobiotica, latto-ovo-vegetariana, latto-vegetariana, ovo-vegetariana, crudista e fruttariana (SINU, 2016) la quale è in assoluto la forma più rispettosa di tutte le forme di vita. La scelta vegana permette di adottare, contemporaneamente, un comportamento altruistico, di aiuto e prosociale promuovendo una cooperazione verso obiettivi comuni. Alimentarsi e nutrirsi sono due facce della stessa medaglia, la scienza della nutrizione, in particolare, si basa su due indirizzi principali: il primo, rappresentato dagli standard nutrizionali, il secondo nella definizione delle linee guida alimentari per tutelare la salute. A livello internazionale la massima autorità nel settore è l’American Dietetic Association (ADA). In Italia è la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) costituita da professionisti, studiosi e ricercatori che si prefiggono di diffondere e sostenere la cosiddetta ‘plant based diet or nutrition’, soprattutto nella variante 100% vegetale. La società scientifica sostiene che la dieta a base vegetale promuove la salute, è sostenibile a livello ecologico e rispettosa delle scelte etiche delle persone. È possibile apprezzarne i benefici sia a livello psicologico sia fisico ed ambientale. I pregiudizi sull’alimentazione vegana, che sostengono essere povera di nutrienti, non adatta a sportivi, non adatta a donne in gravidanza, non adatta ai bambini in età pediatrica, sono stati per lo più sfatati dalle evidenze. In realtà la dieta a base vegetale è in grado di prevenire le principali malattie croniche della nostra epoca e non favorisce il sovrappeso. Con alimentazione vegetariana si intendono, in ambito scientifico, tutte le varianti dalla latto-ovo-vegetariana, alla vegana completamente vegetale. Una dieta vegan si basa esclusivamente su alimenti di origine vegetale che, secondo le direttive della SSNV, vanno consumati in modo variato, e meglio se in forma integrale o semintegrale. Sono naturalmente esclusi tutti i cibi di origine animale e i loro derivati (derivati come ad esempio latte vaccino e uova che invece vengono assunti dai vegetariani) la cui eliminazione si sottolinea ha notevoli aspetti salutistici, infatti si riducono i rischi legati allo sviluppo di patologie cardiovascolari, ipertensione, obesità, diabete, alcuni tipi di tumori e la carenza di ferro. Coloro che scelgono la dieta a base vegetale hanno livelli di colesterolo nel sangue inferiori, questo semplicemente perché è povera di grassi saturi e completamente priva di colesterolo. Recenti studi sul diabete dimostrano che una dieta povera di grassi e zuccheri semplici abbatte significativamente i livelli di glicemia. I tassi di mortalità per cancro sono decisamente inferiori; il tumore alla mammella ha un’incidenza estremamente ridotta, così come il tumore del colon. In definitiva non solo si tratta di un’alimentazione più salutare ma anche un ‘cibo per la pace’, come sostiene pure Will Tuttle, vincitore nel 2014 del premio ‘Empty Cages’, «se non impariamo a riconoscere il collegamento tra i pasti quotidiani e il disagio culturale condanniamo noi stessi e il prossimo ad una sofferenza enorme, senza mai sapere il perché».

Nel XXI secolo stiamo cambiando molte abitudini di vita anche a causa del Covid. Una buona alimentazione in che modo incide sulla qualità della vita?

«Sì, hai ragione, stanno cambiando molte abitudini e soprattutto dopo il ‘Covd-19’. Secondo Food Service, ad esempio, “Col Covid è boom di vegani in Europa” e, continuano “il trend, già in atto prima della pandemia, ora è esploso. C’è più attenzione alla salute, all’ambiente, alla provenienza dei cibi, la pandemia non ha avuto solo effetti negativi sul mondo del food: il livello di sensibilità per alcuni aspetti più direttamente legati all’impatto del cibo sulla nostra salute è cresciuto”. Sempre sullo stesso articolo si legge il commento del Ceo di Nestlé, Marco Settembri: «Un regime alimentare a base di frutta e verdura ben pianificato può rispondere ai bisogni nutrizionali in ogni fase della vita e fa bene anche all’ambiente». Questo per significare che la scelta vegan ottiene sempre più l’endorsement di famose multinazionali anche in Italia».

Francesco Fravolini

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