Serviva la pandemia, evidentemente, per dare una scossa al mercato immobiliare italiano da anni in sostanziale catalessi. Superato il buio dei lockdown, gli italiani hanno messo mano al portafoglio – chi ce l’ha abbastanza capiente e non sono pochi – e hanno cominciato a far risalire compravendite e prezzi. Ma è cresciuta anche la voglia di case più grandi e magari indipendenti, con spazi esterni e altre comodità, che ovviamente finisce col rivolgersi fuori dai grandi centri, dove questi beni sono scarsi e perciò troppo cari. La pandemia, insomma, ha alimentato quella voglia di rinchiudersi in sobborghi, più o meno remoti ma iperconnessi. La subutopia degli anni ’50 torna a far capolino, fra promesse di smart working e miraggi di elegie bucoliche declinate in wireless. Durerà il tempo che i prezzi dei sobborghi, vittime anche loro dell’implacabile litigio fra domanda e offerta, cresceranno abbastanza da far tornare la nostalgia dell’ufficio e della congestione metropolitana. La dolce casa di campagna finirà di nuovo fuori moda a vantaggio della cara casa di città. Sarà il segnale definitivo della fine della pandemia.
23 Luglio 2021
Casa, cara casa
Aumentano le compravendite, ma fuori dalle grandi città