PromemoriaQuesto Natale può regalarci il futuro

Siamo al secondo Natale in tempo di pandemia e non ci sembra vero che il tempo di questo tratto di storia contemporanea sia diviso in un avanti e un dopo Covid, con lo sconforto ulteriore di vivere il “durante” e quindi non del tutto fuori pericolo.  

The people that walked in darkness has seen a great light – così recita una pagina profetica di questi giorni di Natale. A voler attualizzare laicamente questo messaggio, siamo un popolo che cammina nell’incertezza di un tempo buio, incerto, e la luce stia lì in fondo al tunnel, piccola fiamma di speranza. 

Siamo entrati nella selva oscura (proprio nell’anno centenario dantesco) dell’inquietudine globale chiedendoci, ieri come oggi, se, quando e come finirà la pandemia e con essa il suo più atroce effetto ovvero lo stare lontani e distanti. 

E’ in qualche modo  il paradosso laico del Natale che si muove per moto contrario:  se i cieli narrano che Dio è con-noi, dalla nuda terra della storia sale l’appello ad un sofferto  “lontano-da-noi”. Ed è una chiamata contro natura poiché non siamo programmati per vivere distanti gli uni dagli altri ma esistiamo per le relazioni, con le porte delle case che si aprono, le tavole che aggiungono un posto in più, per dare abbracci e baci, per legarci vicendevolmente. Un Natale che non avvicina le persone, semplicemente non esiste. 

Tuttavia sappiamo che questo  nuovo modo di vivere la socialità è una prova temporanea  di coraggio sociale e per quanto sembri a tratti insopportabile, se essa è orientata alla tutela dei deboli allora probabilmente questo esilio ha un senso. E un senso – grazie al Natale – si schiude ma richiede di coniugare i verbi al futuro e non al presente. Le mascherine le toglieremo, le piazze si riempiranno, le feste ricominceranno, le tavole si allargheranno.  Tutto questo ci sarà domani, non oggi e magari questa nostalgia potrà farci bene in un mondo che a furia di presente che sovrascrive se stesso aveva perso il senso della memoria e della profezia. 

Oggi le cose non vanno come vorremmo ma domani? Un domani è davanti a noi.  Il fatto che un futuro è disegnato per noi, oggi feriti dalla storia e dalla malattia,  ci dà la forza necessaria  per camminare nelle tenebre e quella luce laggiù si avvicinerà sempre di più. In questo Natale facciamo nostre le parole di Ivano Fossati: 

È tempo che sfugge, niente paura

Che prima o poi ci riprende

Perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo

Per questo mare infinito di gente