Politica e biopoliticaLa camera ardente e l’elettore razionale

Le filosofie politiche contemporanee sono costruite sul mito dell'elettore razionale e della politica come calcolo misurabile e quantificabile. Ma è un falso mito. La politica esiste anche per rispondere a domande di senso, non si può sradicare il suo elemento trascendentale. La partecipazione popolare al lutto per la scomparsa di David Sassoli ne è la prova.

Gran parte della scienza e della filosofia politica contemporanee si basano su un postulato: quello della razionalità dell’elettore. Per la prima il testo di riferimento, elaborato sulla scorta delle lezioni di Schumpeter, è la “Teoria economica della democraziadi Anthony Downs (1957), per quanto riguarda la seconda, la filosofia politica, il testo fondamentale è Una teoria della giustizia” di John Rawls che è del 1971, la Bibbia del neocontrattualismo.

Queste concezioni hanno segnato tutto il dibattito politico, sia teorico che pratico, della seconda metà del XX secolo per poi diventare egemoni dopo il 1989. Se ad essere originale è certamente l’applicazione di modelli comportamentali applicati ai cittadini e alle istituzioni, tipici del calcolo razionale, come ad esempio la teoria dei giochi, la premessa, per così dire, antropologica, di tutta la proposta viene da un antico e nobilissimo padre del pensiero come Immanuel Kant.  La seconda metà del ‘900 è infatti un periodo di grande recupero del razionalismo kantiano che si prende così la rivincita dopo il secolo dell’idealismo.

Cosa c’entra questa premessa con la fila di persone che hanno reso omaggio nei giorni scorsi alla salma del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli? C’entra innanzitutto perché quelle persone sono elettori e perché quella decisione, manifestare pubblicamente la propria partecipazione al lutto, sebbene non sia un comportamento prettamente elettorale, è comunque un gesto politico. Un gesto che però ha davvero poco a che fare con la razionalità.

Chi si è messo in fila alla camera ardente di Sassoli non lo ha fatto perché ha ricevuto dal politico un particolare aiuto o qualche beneficio, se così fosse staremmo ancora nello schema razionale del contratto, dello scambio, nella logica della “teoria economica della democrazia”. La stragrande maggioranza dei cittadini che si sono sentiti attraversati dal lutto per la scomparsa del Presidente del parlamento europeo ha espresso l’adesione ad una visione politica, ad una ispirazione culturale che evidentemente ha trovato rappresentate dal politico scomparso; non ha espresso l’adesione a un contratto.

Non si tratta di contrapporre l’elettore “emozionale” all’elettore razionale, antitesi che poi viene riportata nel dibattito pubblico assumendo l’elettore razionale come elettore riformista e l’elettore emozionale come elettore populista. In questi termini è una dialettica sterile e inutile, che non porta a niente perché non coglie la sostanza e l’essenza della politica. Come del resto ogni razionalismo.

Si fa fatica a definire populista chi è rimasto scosso dalla morte di Sassoli, perché ovviamente si tratta di elettori totalmente riconducibili alla cornice del riformismo, ma la testimonianza della camera ardente non dice nulla del riformismo, dice semmai della radicalità e della personalità che quel riformismo avevano incarnato. Una ispirazione culturale e ideale ben definita e per niente sfumata che si manifesta in una biografia.

Ma non solo. La partecipazione di popolo ad una camera ardente è il più evidente riconoscimento di una funzione dirigente del personale politico. Tanto più autentico proprio perché totalmente gratuito.  Anche qui siamo completamente fuori dallo schema del calcolo, della scelta razionale e della teoria dei giochi. Tutti approcci che fanno della politica un’attività puramente materiale se non proprio materialista, peraltro meramente misurabile e quantificabile in termini statistici o probabilistici.

Ma la politica, e quanto è avvenuto nella scorsa settimana lo testimonia, sfugge sempre ad una piena e completa razionalizzazione.  Prendendo a prestito un concetto elaborato da Antonio Gramsci si potrebbe sostenere che il tipo dell’elettore razionale corrisponda, nella fenomenologia della politica elaborata dal dirigente comunista, alla cosiddetta “fase economico corporativa” che rappresenta un livello, parziale, limitato appunto dell’alfabetizzazione democratica e della formazione della coscienza politica.

Un concetto simile lo ha espresso il Cardinale Zuppi nell’omelia ai funerali di Sassoli quando ha contrapposto la politica come calcolo e la politica come visione, associando alla seconda la memoria del defunto presidente del parlamento europeo. La visione politica è qualcosa verso cui ci si muove ma che non si può avere la certezza di raggiungere, indica un andare verso che non è del tutto quantificabile e misurabile. Contiene, in quanto tale, un elemento essenzialmente trascendente. Ma questo non la priva di concretezza. La visione mobilita. La visione suscita consenso.

Al contrario la politica come calcolo non è un andare verso ma piuttosto un circuito chiuso. Inizia e finisce in un rapporto di scambio, nella fornitura di un servizio, nell’esecuzione di una prestazione come appunto avviene in un contratto. Il calcolo, come nella teoria dei giochi, è un esercizio intellettuale e sicuramente la politica è un esercizio intellettuale, non esiste senza calcolo perché non esiste la politica senza realismo, altrimenti sarebbe velleitarismo. Eppure il calcolo non spiega tutto e soprattutto non spiega l’essenza, l’irriducibile dimensione spirituale e trascendente della politica.

In conclusione, esiste una netta contraddizione tra la dottrina politica a cui è ancorato sul piano teorico il riformismo occidentale espressa dalla concezione dell’elettore razionale, e la pratica, la testimonianza di quegli elettori, cosiddetti riformisti, che chiedono di superare la razionalità, la politica come calcolo e sperano in una classe dirigente capace di visioni creative, di responsabilità radicali in grado di svolgere quella funzione trascendente che le filosofie contemporanee hanno totalmente negato all’azione politica.