GovernDanceLa lealtà è un lusso

Tradimento di valori e solitudine esistenziale connotano questo nostro decadentismo

Oscar Wilde diceva. “Si dovrebbe giocare sempre lealmente quando si hanno le carte vincenti”. Certo, se quelle non si hanno, la disperazione e l’ignoranza possono condurre ovunque, anche al doloroso smarrimento di se stessi. E cosi si diventa scomposti, inetti, avidi e vuoti. Perché questa è la dinamica del decadentismo che va oltre alle beghe nazionali e dimostra, come anche nella guerra Ucraina-Russia, l’Europa si sia fatta sorprendere dalla realtà ormai sporca di sangue di chi, vittima o carnefice che sia, non sa fermarsi di fronte a nulla. La pancia piena di molta dell’Europa e la facile vita di chi si ritrova in condizioni privilegiate – perché da noi anche chi è meno agiato, ancora gode di una condizione privilegiata in confronto ad altre parti del mondo – ha perso cosi profondamente il contatto con la realtà vera da sottovalutare la concretezza e la ferocia di parti di mondo lontane da noi. Abbiamo perso anni a disquisire di argomenti culturalmente importanti, ma praticamente inutili; abbiamo guardato troppo spesso dall’altra parte, quando invece i veri diversi, i veri esclusi, i veri poveri chiedevano maggiore attenzione. La lealtà richiede coraggio e anche l’abbandono di comode posizioni o ricche ricompense. Ed è questo coraggio che vediamo mancare in situazioni eclatanti anche davanti al mercato, alla società, al mondo intero. E’ il sentire di un leggero tremolio che tocca il cuore e che puo’ passare inosservato, se non ci facciamo davvero attenzione. Fa la differenza quando chiudi gli occhi e immagini che il mondo sia finito. La guerra, la pandemia e ancor prima il terrorismo e la disperazione dei conflitti armati dovunque, hanno la stessa radice. Una incapacità costante di qualche cosiddetto leader – avvelenare se stesso e il mondo con una sleale visione di sé e dell’altro, con la fame avida e povera, profondamente povera, di dominare, apparire, possedere piu’ di qualcuno d’altro, è prassi diffusa. Senza rendersi conto che cio’ che ti allontana dal compagno di strada, soldi, potere o fama, ti costruisce intorno un isolamento che seppur comodo, non saprà risparmiare la lealtà piu’ grande e onnipotente di chi ci costringerà alla fedeltà del nostro destino, quello di finire un giorno con un ultimo respiro carico di quello che avremo saputo seminare nel nostro passaggio. Jean Paul Sartre diceva : “Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire” ed aveva ragione. In tutti i contesti, coloro che ci rimettono son sempre quelli che ci mettono corpo e anima, dovunque,rischiando di perdere entrambi: nelle trincee al fronte, o nelle orgainzzazioni. Nei livelli intermedi o piu’ bassi delle aziende mandate a gambe per aria da azionisti di bassa lega, nelle periferie delle grandi e lussuose capitali europee, nelle fabbriche e nei cantieri a corto di norme di sicurezza, nelle stive di navi da crociera o nelle cantine dove si produce grazie al lavoro minorile. Una società diseguale, iniqua, amara. Fa parte del mondo, di un unico sistema che non puo’ ignorare la sua complessità compromessa da polarizzazioni cosi estreme che possono solo portare frattura e freddo. Lo stesso freddo che ci accompagnerà nei prossimi lunghi anni e che molti hanno già conosciuto nel passato non lontano di un mondo frammentato che pensavamo superato per sempre.

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