17 Dicembre Dic 2014 0900 17 dicembre 2014

Andrea Pirlo non è sinti. E a dirlo è proprio lui

Andrea Pirlo non è sinti. E a dirlo è proprio lui

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C'è una storia che gira da qualche anno in rete secondo cui Andrea Pirlo, il centrocampista della Juventus, sarebbe di orgine sinti. C'è persino chi ha scritto che avrebbe discendenze rom. La leggenda circola in rete da tempo. A smentirla è stato lo stesso Pirlo l'anno scorso, nel suo libro Penso quindi gioco. Ecco l'estratto del libro:

«Sono uno zingaro errante sul campo, un centrocampista alla continua ricerca di un angolo non inquinato, dove potermi muovere libero, almeno per un attimo, senza marcatori asfissianti o maltesi assatanati alle costole. Pochi metri quadrati in cui essere me stesso, continuando a professare il mio credo: prendo la palla, la do a un compagno e quel compagno fa gol. Si chiama assist, è una felicità indotta. Sarà per questo affannoso spostarsi da una zona all’altra del prato, comunque a piedi e senza roulotte, che a un certo punto si è sparsa la voce che io venissi da una famiglia Rom, anzi, per la precisione sinti. Prima di Italia-Romania, agli europei del 2008 Austria e svizzera, l’ha scritto un giornale, dando ampio risalto al servizio.

All’inizio ho lasciato stare, ho sorriso davanti ai titoloni, poi il bombardamento mediatico si è fatto insostenibile, sono uscite cose pesanti, non vere, dettagli relativi alla mia famiglia. Sono andati a vedere tutto quello che facevamo e l’hanno scritto, diffondendo notizie sulle nostre abitudini, sui luoghi che frequentavamo, sulle persone che incontravamo, invadendo in maniera fastidiosa e pericolosa la nostra privacy e quella delle persone vicine a noi. Mi sono fatto un’idea precisa di come possa essere nata una voce del genere. Oltre che della produzione del vino, mio padre Luigi si occupa anche di siderurgia, attraverso la Elg Steel, un’azienda in cui lavora tra gli altri mio fratello. siccome il commercio e la lavo-razione dei metalli rappresentano tradizionalmente il lavoro più diffuso tra i sinti, qualcuno ha voluto fare uno più uno e dal risultato, da un due molto sporco, è nata quella serie di articoli strampalati.

Se avessi fatto una rettifica utilizzando toni forti, se avessi negato in maniera evidente, avrei rischiato di offendere qualcuno. sarebbe sembrata una presa di distanza da una comunità, una presa di posizione contro tante persone, qualcuno avrebbe potuto interpretare male la mia voglia di riaffermare la verità, scambiandola per un atto di razzismo. Questo è un rischio che non volevo assolutamente correre, per il semplice motivo che i razzisti mi fanno schifo. Io non sono sinti, ma raccontarlo pubblicamente avrebbe potuto creare una serie di contrattempi, più a loro che a me, a quel punto sarebbe stata la loro privacy a essere invasa e fatta a pezzi.

Sarebbe partita comunque la caccia all’intervista, per raccontare il mondo che Andrea Pirlo aveva citato, conosco i rischi di certe situazioni mediatiche e ho preferito evitarli. Le persone appartenenti a quell’etnia fanno semplicemente parte di un’altra cultura, sono un altro popolo, loro sono fatti in un modo e noi in un altro, due storie ugualmente belle, pezzi di uno stesso puzzle. Non l’ho fatto allora, rimedio adesso, dicendo ciò che avrei voluto raccontare: la mia famiglia è sempre stata lombarda, sono bresciano, sono italiano non di origine sinti e soprattutto contro i sinti non ho nulla. Sarebbe grave il contrario».

Da Penso quindi gioco di Andrea Pirlo con Alessandro Alciato, Edizioni Mondadori.

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