26 Dicembre Dic 2015 0857 26 dicembre 2015

Vendere l'olio siciliano a Londra: la storia di Paolo e Sarah

Un bambino che nasce, un terreno in eredità, un contratto da archeologo nella capitale inglese: così una scelta di vita diventa idea imprenditoriale

Olio Oliva
MOHAMMED ABED/AFP/Getty Images

Quando per Paolo e Sarah arriva il momento di allargare la famiglia si trovano di fronte a valutazioni e scelte che li ricondurranno per qualche tempo nella calda Sicilia, a Villarosa, in provincia di Enna, terra in cui Paolo ha ereditato un piccolo appezzamento di terreno e qualche ulivo, gli ingredienti perfetti per creare un uliveto e per permettere ai bambini, che sono nati e hanno trascorso il loro primo periodo di vita in Inghilterra, di riavvicinarsi e comprendere la loro parte di cultura e famiglia italiana.

«Già prima che nascesse Elio - racconta Paolo - il nostro primogenito, io e Sarah ne avevamo avuto abbastanza della frenesia della megalopoli, ma eravamo ancora trattenuti dalle varie attrazioni della città, dall’entertainment (cinema, teatri, musica), dalla vita sociale, dalle tante opportunità professionali. Alla nascita di nostro figlio però abbiamo ridotto il volume delle nostre attività sociali e molti dei "benefici" di vivere in un posto come Londra sono diventati irrilevanti per noi mentre le difficoltà delle lunghe distanze, del traffico, degli alti costi della vita si sono amplificate. Soprattutto ci pesava lasciare Elio al nido la mattina presto e riprenderlo nel tardo pomeriggio.

Così abbiamo cominciato a pensare seriamente di lasciare Londra, ma, tra una cosa e l'altra, abbiamo aspettato che le nostre idee sul da farsi maturassero e quando abbiamo saputo che Sarah era nuovamente incinta abbiamo deciso che la nascita del secondo figlio sarebbe stata il momento decisivo. La casa dove vivevamo era troppo piccola per quattro persone e avremmo comunque dovuto lasciarla e spostarci in una zona più periferica per poterci permettere un posto più grande. Abbiamo cominciato a cercare opportunità di lavoro fuori Londra ma la voglia di stare più tempo insieme a Elio e al nuovo bebè si faceva sempre più forte. Presto ci siamo resi conto che l'unico modo per realizzare il desiderio di stare con i bimbi mentre erano ancora piccini era di affittare la casa londinese e andare a vivere in Sicilia. All'idea di stare più tempo insieme si associava quella di creare un'attività alternativa ai nostri lavori, meno convenzionale, sempre pensando a orari di lavoro e tempo libero per la famiglia. Così è cominciato a nascere il progetto dell'uliveto.

Il progetto “Olio Maiorana” consiste, in sintesi, nel produrre olio extravergine d'oliva di qualità superiore in Sicilia e venderlo in Inghilterra.

L’idea è nata dal fatto che ho ereditato da mio padre un piccolo terreno, 4 ettari, con 16 olivi secolari e 18 piantati ma me e lui circa 16 anni fa. Da mio padre ho anche ereditato l'amore per questo pezzo di terra che si trova in cima a un'ampia valle con una bellissima vista. Il terreno si trova in contrada Maiorana, da cui il nome dell’uliveto, a pochi minuti dal piccolo centro di Villarosa in provincia di Enna. Tante volte io e Sarah abbiamo parlato dell'idea di fare qualcosa con questo terreno per renderlo più vivo, più produttivo ma anche di dare un piccolo contributo alla mia terra d'origine nel sostegno delle sue tradizioni e nel rispetto della sua cultura. La cultura di quei siciliani che da secoli resistono, con dignità e correttezza a soprusi e mafie. Con il tempo s'è fatta strada in noi l'idea che portare delle migliorie alla terra poteva essere un gesto positivo per svariati motivi: in primo luogo simbolicamente per me che sento una sorta di debito intellettuale, morale e politico nei confronti della mia terra; economicamente per il paese di Villarosa creando un micro-indotto finanziario per tutti quelli che contribuiscono al progetto; per Sarah, i bambini e la mia famiglia siciliana, crediamo sia importante consentire ai bimbi di essere siciliani non solo “by default” per via di uno dei loro genitori, ma anche per il legame che possono costruire con parenti, amici e luoghi siciliani vivendo in Sicilia anche solo per un po'; infine per dare il nostro piccolo contributo a sostegno dell'Ambiente piantando degli alberi in un contesto come quello della Sicilia centrale -che essendo prona a frane e cedimenti ha bisogno di essere "supportata".

Se a tutto questo si aggiunge che io e Sarah adoriamo l'olio d'oliva e ne facciamo uso costante e abbondante, l'idea di piantare altri ulivi nel resto del terreno non coltivato era la più ovvia e naturale.

Più confusi che persuasi - espressione sicula-, nella primavera del 2014, con un bimbo di 3 anni e una di 2 mesi, abbiamo affittato la casa londinese, impacchettato la macchina e siamo partiti per la Sicilia. Piano piano, nel rispetto dei tempi e delle necessità dei piccoli, facendo tante tappe in Francia e tante altre in Italia, visitando amici che dalla Sicilia hanno colonizzato varie parti d'Italia e che non vedevamo da tanto tempo. Lungo la strada ci siamo chiesti mille volte cosa stessimo facendo e mille volte ci siamo risposti con il sorriso incosciente di chi è felice di affrontare un'avventura nuova insieme. Tanti amici ci hanno dato supporto morale lungo la via.

L'anno e mezzo passato in Sicilia, a Villarosa, nella casa che era dei miei nonni, vuota e chiusa dalla morte di mio nonno 12 anni fa, è stata una full immersion nella nostra famiglia e nel nostro progetto. Abbiamo imparato quanto più possibile sull'olio extravergine: la selezione delle cultivar (varietà d'ulivo) tradizionali dell'entroterra siciliano, i sistemi di coltivazione, sia tradizionali sia moderni, la potatura, la raccolta, l'estrazione dell'olio, la sua conservazione, le sue caratteristiche chimiche e organolettiche.

Essere genitori in Sicilia è stato molto diverso dall'esperienza londinese. Non c'era quasi nulla di organizzato, né gruppi di gioco, ne' gruppi di lettura nella biblioteca, ma ci bastava uscire di casa che chiunque ci chiedeva chi fossimo e cominciava a creare connessioni genealogiche con la mia famiglia d'origine (entrambi i miei genitori sono nati a Villarosa), chiunque si sentiva libero di complimentarsi sulla bellezza dei bambini o di riprenderci se non li avevamo vestiti "adeguatamente" stando ai loro parametri. Abbiamo immediatamente sentito un senso di solidarietà e di coesione sociale che a Londra non avevamo mai percepito, insomma nessuno si faceva i fatti propri ma tutti si facevano in quattro per aiutarci quando necessario. La scuola materna di Elio ci ha messo a diretto confronto con le altre famiglie, gli altri genitori da cui siamo stati accolti a braccia aperte e con alcuni dei quali abbiamo stretto calorose amicizie. Ci siamo sentiti spesso diversi ma anche incuriositi e interessati ad altri modi di fare i genitori. Ad esempio, i nostri bambini non usano mai scarpe o calze a casa, se piovono quattro gocce usciamo comunque e non facciamo mai grossi drammi sul clima. I piccoli compagni di Elio sono sempre vestitissimi, i genitori sono molto premurosi riguardo a temperature, vento, corrente, pioggia, sole. I nostri figli non si sono ammalati nemmeno una volta in un anno e mezzo al contrario di tanti compagnetti di Elio . I nostri figli andavano a letto tra le 19.30 e le 20.30 (in Inghilterra è del tutto normale) provocando lo stupore di tante famiglie, mentre tutti gli altri bimbi erano ancora in giro con i genitori fino a tardi. A Londra il bilinguismo e il trilinguismo dei bambini è un fenomeno normalissimo mentre a Villarosa tanti strabuzzavano gli occhi a sentire parlare Elio con mamma e papà in due lingue diverse, alcuni ci dicevano che stavamo confondendo Rosa perché io e Sarah le parlavamo ciascuno nella propria lingua ... (mi chiedo quand'è che i siciliani hanno dimenticato di poter parlare contemporaneamente arabo, francese, greco, spagnolo e italiano). Tanti piccoli aspetti di questo tipo ci hanno fatto capire di aver acquisito delle consuetudini di una cultura diversa da quella siciliana. Ma, nonostante queste differenze siamo stati benissimo e abbiamo spesso pensato seriamente di rimanere a Villarosa se non fosse che altri fattori ci hanno imposto una scelta diversa. .

In primo luogo l'idea dell'olio, una piccola produzione come la nostra è sostenibile solo se venduta senza intermediari in un mercato dove l'olio non si produce, quindi conviene essere in Inghilterra, specialmente all’inizio di questa esperienza, per la maggior parte dell'anno per vendere il prodotto. Inoltre, un anno e mezzo in Sicilia ci ha dato prova del fatto che anche tentando di lavorare come archeologi in Sicilia il reddito sarebbe troppo irregolare e incerto per essere sostenibile, mentre in Inghilterra ho avuto immediatamente un contratto a tempo indeterminato come “Project Officer” per la “Cotswold Archaeology”, questo contratto è necessario in quanto ancora per una decina d'anni non avremo abbastanza olio per produrre un profitto tale da consentire ad entrambi di lasciare del tutto i nostri lavori da archeologi. Infine Elio comincerà ad andare a scuola quest'anno e dovendo decidere dove "fermarci" abbiamo titubato parecchio ma alla fine ci è sembrato più ragionevole dal punto di vista economico scegliere l'Inghilterra come base per i prossimi anni e andare in Sicilia quanto più spesso possibile per prenderci cura degli alberi e delle nostre nuove amicizie e ritrovate parentele».

Non è stato facile lasciare la Sicilia di nuovo. Ma come dicevano i Joy Division: "Love, love will tear us apart again".

IN INGLESE

QUI l'audio

When for Paolo and Sarah comes the time to expand their family, they need to face evaluations and choices that bring them in the warm Sicily for some time, Villarosa to be precise, in the province of Enna, the land where Paolo has inherited a small plot of land and some olive trees - the perfect ingredients to create an olive grove and to allow the children, who were born and spent their early life in England, to come close to their part of Italian culture and family and understand it.

"Even before our eldest son Elio was born, Sarah and I had had enough of the hustle and bustle of the huge megalopolis, but we were still being held by the many attractions of the city, from entertainment (like cinemas, theatres and music), to social life and many professional opportunities. When our son arrived though, we reduced our social activities and many of the "benefits" of living in a place like London have become irrelevant to us as the difficulties of long-distance traffic and the high cost of living have amplified. Most of all, we felt sorry about leaving Elio at the kindergarten early in the morning and pick him back up late in the afternoon. So we seriously started thinking about leaving London, but we decided to give ourselves a little bit of time and see what to do. When we got to know that Sarah was pregnant again we decided that the birth of our second child would be the decisive moment. The house we were living in was too small for four people, and we would have had to leave it and move to the outskirts to be able to afford a bigger place anyway. We began to look for job opportunities outside London but the desire to spend more time with Elio and the new baby were growing stronger. Soon enough we realized that the only way to achieve the desire to stay with the children while they were still children was renting the London home and go and live in Sicily. The idea to spend more time together was associated to creating a less conventional alternative to our jobs, always thinking about working hours and free time for the family. So the project of the olive tree grove began to take shape.

In a nutshell, the "Oil Maiorana" project aims at producing extra virgin olive oil of superior quality in Sicily and sell it in England.

The idea came from the fact that I inherited a small piece of land from my father, 4 hectares, with 16 centuries-old olive trees and 18 more planted by me and him about 16 years ago. From my father I also inherited the love for this piece of land that is located on top of a wide valley with a beautiful view. The land is located in the Maiorana district, hence the name of the grove, a few minutes away from the small town of Villarosa in the province of Enna. Sarah and I have been talking so long about the idea of doing something with this land in order to make it more alive, more productive but also make a small contribution to my homeland in support of its traditions and respecting its culture. It’s about the Sicilian culture of those who have resisted with dignity and fairness to abuse and mafia for centuries. As time goes on, we started thinking that bringing improvements to the land could be a positive move for several reasons: first off, because I feel a kind of intellectual, moral and political debt towards my land; economically it could be good for the town of Villarosa, because it would create a financial micro-induced for all of those who contribute to the project. Furthermore, Sarah, myself, the kids and my Sicilian family all believe it’s important to allow our children to be Sicilians not only "by default" because one of their parents is, but also for the bond they can build with Sicilian relatives, friends and places living in Sicily even just for a bit. Last, but not least, the goal of this project would be to give our small contribution to the environment by planting trees in a context such as that of central Sicily, which needs to be supported, as landslides and collapses are quite recurring.

On top of this, Sarah and I simply love olive oil and we use a lot of it all the time, so the idea to plant more olive trees in the rest of the uncultivated land was the most obvious and natural for us.

More confused than convinced, - Sicilian expression – in the spring 2014, with a 3 year-old and a 2-month-old, we rented the London home, packed up our car and set off for Sicily. We took our time, respecting the schedule and the children’s needs, made many stops in France and many others in Italy, and visited friends from Sicily who colonized many parts of the country that we hadn’t seen in a long time. Along the way we’ve been asking each other a thousand times what we were doing and we just answered with the unconscious smile of who is happy to face a new adventure together. We got a lot of moral support from our friends.

The past year and a half in Sicily, in Villarosa, in my grandparents’ house, which was emptied and closed since my grandfather’s death 12 years ago, was a full immersion in our family and our project. We learned as much as possible on extra virgin: the selection of traditional cultivars (varieties of olive tree) of the Sicilian hinterland, farming systems, both traditional and modern, pruning, harvesting, oil extraction, its conservation, its chemical and organoleptic properties.

Parenting in Sicily was very different from the London experience. There were almost no organized activities, play groups or reading groups in the library, but as soon as we set foot outside, anyone would ask us who we were and began to create genealogical connections with my family of origin (both my parents were born in Villarosa), everyone felt free to compliment the beauty of the children or to warn us if they weren’t dressed "appropriately" according to their parameters. We immediately felt a sense of solidarity and social cohesion that we had not perceived in London… basically, no one would mind their own business but at the same time they would all try their best to help us when we needed it. Elio’s kindergarten put us in direct confrontation with the other families, other parents who welcomed us with open arms and who we’re now good friends with. We often felt different but also curious and interested in other ways of being parents. For example, our children never use shoes or socks at home, if it drizzles we go out anyway and generally no big drama about the weather. Elio’s schoolmates are always overdressed, their parents worry a lot about the temperature, the wind, the rain, the sun. Our children never got ill, not even once in a year and a half – on the other hand, Elio’s mates did a lot more.

Our children went to bed between 19:30 and 20:30 (in England it’s completely normal) causing the astonishment of many families, while all the other kids were still around with their parents until late. In London, bilingual or trilingual children are a very normal phenomenon while in Villarosa many people would open their eyes wide hearing Elio speaking with mum and dad in two different languages. Some of them said we were confusing Rosa because Sarah and I were talking to her each in our own language ... (I wonder when Sicilians forgot to speak Arabic, French, Greek, Spanish and Italian at the same time). Many things like this let us understand we had acquired different habits than the ones of the Sicilian culture. However, despite these differences we had a great time and we often thought seriously of staying in Villarosa except that other factors have forced us to a different choice. .

First, the idea of oil, a small production like ours is sustainable only if sold without intermediaries in a market where oil is not produced, so we thought we had better be in England most of the year to sell the product, especially at the beginning of this experience. In addition to that, one and a half years in Sicily proved us that even though we tried to work as archaeologists in Sicily, the income would be too erratic and uncertain to be sustainable, whereas in England I got immediately a permanent contract as "Project Officer" for "Cotswold Archaeology".

This contract is necessary because at least for another ten years we won’t have enough oil to produce a profit that allows us both to leave our job as archaeologists. Elio is going to start school this year and having to decide where to "stop", we hesitated a lot but in the end it seemed more reasonable under an economic point of view to choose England as a basis for the next few years and go to Sicily as often possible to take care of the trees, our new friends and family we recovered.

It was not easy leaving Sicily again.

But as Joy Division said: "Love, love will tear us apart again."

Clicca qui per leggere le pillole d'inglese e per fare gli esercizi relativi alle regole di grammatica contenute in questo brano.

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