La classe media è impoverita e terrorizzata (e per questo ha dichiarato guerra ai migranti)

I migranti economici ambiscono a raggiungere i livelli di ricchezza della classe media occidentale. Che però è impoverita e spaventata. E per questo fa trionfare i nazionalisti

Proteste_Linkiesta

ANDREW BURTON / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

5 Luglio Lug 2018 0745 05 luglio 2018 5 Luglio 2018 - 07:45

Non solo in Italia, ma anche in Germania, buona parte dello scontro politico delle ultime settimane riguarda e ha riguardato la questione dei migranti, in particolare quelli economici. Bisogna constatare che -non proprio a ragione, guardando i numeri effettiv degli arrivi- I migranti sono divenuti la famosa goccia che fa traboccare il vaso della politca europea.

Posto che i migranti non rappresentano tutti i mali del mondo, la questione testimonia un sommovimento economico e sociale più profondo. Nel mondo attuale la classe media occidentale (per media si intende operari e impiegati) ha perso molti posti di lavoro e ha visto decrescere lo stipendio o (il suo potere d’acquisto). In questo scenario tragico i migranti rappresentano quel fattore su cui la popolazione può focalizzare il suo astio per i circa 20 anni di una politica globalista.
Ovviamente vi sono migranti e migranti. Come riporta un’analisi del Sole 24 ore (in Italia) una buona maggioranza dei migranti si è integrata e apporta benefici economici alla società. Il tema migranti-pericolo si è innescato negli ultimi anni, se osserviamo le affermazioni politiche, con gli sbarchi massivi che hanno interessato il corridoio centrale (Libia Italia).
I migranti sub sahariani in particolare risultano con una scolarizzazione molto bassa e possono andare in diretto conflitto con la popolazione povera italiana (stimata a 5 milioni circa come riporta un analisi di Osce ripresa dalla Repubblica pochi giorni fa).

Ormai destra e sinistra, quando si parla di politica, non esistono più. Due concetti molto più adatti sono globalisti e nazionalisti.
I globalisti sono coloro che auspicano una maggiore apertura delle frontiere, del commercio mondiale e, a quanto pare come vedremo di seguito, del libero movimento dei migranti economici. I nazionalisti sono coloro che auspicano una protezione del lavoro e dei lavoratori nazionali, ferree regole al controllo del commercio mondiale, una stretta sui migranti economici.
Se negli ultimi 20 anni, con alcune alternanze, i globalisti in occidente, hanno guidato il gioco, ora l’ago della bilancia democratica, tramite elezioni, si è spostato.

Commercio internazionale, posti di lavoro e migranti economici sono tutti uniti da un filo conduttore: il profitto. È bene capire che non ci sono pasti gratis per tutti: se qualcuno vince qualcun altro deve perdere (la classe media occidentale).
Prima di osservare il caso italiano definiamo lo scenario occidentale. A tracciare un quadro desolante degli ultimi 20 anni di globalisti ci pensa Forbes, la rivista del capitalismo per eccellenza . Nel 2016 post Trump si discuteva di come parte della vittoria del candidato biondo fosse dovuta al malumore della classe media americana impoverita a causa delle scelte politiche dei globalisti (Obama, Clinton etc..)

Tra gli eventi globalisti che hanno interessato gli Usa ci sono almeno due esempi che rappresentano in pieno la crisi della classe media. La spinta all’indebitamento per fare acquisti (la legge “Glass-Steagall” che non permetteva alle banche americane di diventare troppo “allegre” con i prestiti, è stata abolita da un globalista come Clinton!) e la bolla immobiliare del 2008, che ha portato alla crisi economica che conosciamo

A dare supporto a questa tesi ci pensa un'altra istituzione nel mondo dei media, il New York Times che descrive il crollo della classe media a stelle strisce. L’analisi del Nyt è supportata da una corposa ricerca del Pew center (una delle think tank più politicamente corrette in Usa) che conviene sul fatto che la classe media in America sta svanendo.
Tra gli eventi globalisti che hanno interessato gli Usa ci sono almeno due esempi che rappresentano in pieno la crisi della classe media. La spinta all’indebitamento per fare acquisti (la legge “Glass-Steagall” che non permetteva alle banche americane di diventare troppo “allegre” con i prestiti, è stata abolita da un globalista come Clinton!) e la bolla immobiliare del 2008, che ha portato alla crisi economica che conosciamo.

E in Europa? Per quanto la classe media europea abbia avuto una “strizzata” minore di quella americana anche da noi le cose non vanno bene. A dirlo è il Brooking Institute che nella sua analisi discute non solo l’impoverimento della classe media europea ma, e forse più importante per spiegare il tema migranti, la percezione del timore di un crollo del benessere economico che attanaglia tutta l’Europa.

Con lo scenario sopra descritto cosa c’entrano i migranti economici? Senza voler criticare le grandi aziende è indubbio che margini più alti fanno contenti gli amministratori delegati, gli azionisti e tutti coloro che beneficiano della crescita economica di una azienda. Le multinazionali (grandi aziende) per massimizzare i profitti (ricavi meno spese) devono ridurre le spese. Per far questo i costi per l’acquisizione di beni (metalli, prodotti agricoli, energia etc) e servizi (mano d’opera) devono essere sempre più bassi.

Un’analisi su quella che viene chiamata comunemente terapia dello shock economico (mutuata dal concetto di elettrocuzione per i malati di mente) che merita attenzione è quella di Naomi Klein, divenuta famosa perché aveva spiegato nel 2000 il sistema (discutibile) della produzione della moda tramite sub fornitori che non seguono i parametri di sicurezza sul lavoro tanto cari al mondo occidentale (qualcuno di voi ricorderà il caso Benetton e Rana plaza; 1000 operai di un fornitore bangladesho morirono spiaccicati dal crollo di una palazzina dove, tra l’altro, si producevano anche capi del brand italiano.) Un flusso continuo di manodopera a basso costo può essere utile per tagliare i costi. In passato la Germania ovest, assorbì la Germania dell’est con successo.

L’espansione dell’Unione Europea verso la Polonia e il mancato tentativo verso l’Ucraina ha permesso a molte aziende europee di delocalizzare la produzione in nazioni dove il costo medio di un colletto blu (operaio) o bianco (impiegato) è molto più basso (mediamente il 60-70% in meno) rispetto alle nazioni europee occidentali.

I casi di classe media europea che soffre sono ormai all’ordine del giorno: dalla Francia dove un globalista Macron taglia il social welfare per attrarre investimenti esteri alla Germania dove il lavoratore medio è praticamente sfruttato.
Per passare dal Regno Unito e arrivare in Italia

E in Europa? Per quanto la classe media europea abbia avuto una “strizzata” minore di quella americana anche da noi le cose non vanno bene. A dirlo è il Brooking Institute che nella sua analisi discute non solo l’impoverimento della classe media europea ma, e forse più importante per spiegare il tema migranti, la percezione del timore di un crollo del benessere economico che attanaglia tutta l’Europa

In questo percorso di esasperazione e crollo di ricchezza della classe media s’inserisce perfettamente il fenomeno dei migranti, caso di successo dello “storytelling” della globalizzazione.
I migranti economici ambiscono ad avere la “ricchezza” della classe media occidentale (ambizione lecita, bene inteso). Per salire la “scala sociale” sono disposti a tutto: dall’accettare stipendi bassi (ma pur sempre legali) a raccogliere i pomodori illegalmente (come ricordava il giovane Gassman, figlio del famoso attore).

“La classe media è la massa silenziosa che per molti anni ha malamente digerito la globalizzazione, fidandosi delle promesse dei politici globalisti.” Mi spiega Luciano Ghelfi, giornalista che segue gli affari internazionali e il fenomeno Lega dal suo inizio. “Questa illusione è caduta sotto i colpi della crisi economica più forte dalla seconda guerra mondiale. Il miracolo che avrebbe portato il commercio estero, il credito facile (e la bolla immobiliare americana del 2008 è diretta conseguenza), le missioni di pace in Libia (fatte dai globalisti francesi e Inglesi, tra l’altro, a mio avviso, per sottrarre all’Eni le risorse energetiche) hanno di fatto creato un clima di instabilità mondiale.

Naturalmente l’Italia non è esente da questo fenomeno. Non appare difficile comprendere che una parte dell’elettorato dei 5 stelle al Sud abbia votato perché stremato finanziariamente, sperando in un sussidio di qualche tipo, ma al Nord? La scelta di votare centro destra (con una maggioranza verso la lega) si può spiegare solo in un modo: il gregge ( la classe media) ha provato ad alzare la testa”. Conclude Ghelfi.

I migranti in questo scenario, appaiono essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono, purtroppo più vittime che attori volontari, l’obbiettivo facile su cui la stanchezza, il terrore e in fine, nei casi più estremi, l’odio delle classe media si sta focalizzando.
In questo scenario di impoverimento degli italiani (5 milioni come riportava l’analisi Ocse menzionata in precedenza) non hanno aiutato le posizioni della sinistra italiana. Considerando solo due casi emblematici si comprende perché la classe media e anche molti colletti blu (operai) hanno abbandonato la sinistra.

E il fatto che la politca della sinistra non voglia rendersi conto dello stato di malcontento generale a riguardo, e che non dia risposte sul punto -anzi si attenga alla vulgata globalista in versione acnonica- è il sintomo di una perdita di contatto con gli elettori. Sia in Italia, che in America (dove la Clinton promuoveva grandi progetti di commercio internazionale a supposto beneficio del lavoratore medio americano) al Regno Unito (che ha trovato nella brexit una valvola di sfogo) la classe media sembra essersi destata.
Alexis de Tocqueville sosteneva che la democrazia è ottima in periodo di tranquillità ma pericolosa in casi di guerra.
Mi domando se la classe media occidentale non abbia deciso di scendere in guerra contro la globalizzazione.

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