Confusi e infelici, i neodiplomati non sanno che strada scegliere (e si affidano al caso, o ai genitori)

Secondo un sondaggio di “Skuola.net”, solo il 48% dei neodiplomati sa cosa farà. E la maggior parte giudica inutili le giornate di orientamento a scuola. Il 60% alla fine sceglie l’università, il 15% cercherà un lavoro. E un risicato 3% si rivolgerà ai corsi di formazione professionale e agli Its

Giovani Linkiesta

(Pixabay)

12 Luglio Lug 2018 0745 12 luglio 2018 12 Luglio 2018 - 07:45

Dopo l’esame di maturità, il buio. Skuola.net, popolare sito di informazione per studenti, ha svolto un sondaggio tra i suoi lettori. E quello che viene fuori, nel Paese europeo con il più alto numero di Neet, è che oltre la metà dei neodiplomati non ha idea su cosa andrà a fare una volta preso il diploma. Spaesati sul proprio futuro, solo il 48% degli studenti dice di avere un progetto in mente per sé. Per quelli usciti dai licei si arriva a un risicato 58 per cento. Ma quasi uno su dieci sta pensando di concedersi un anno sabbatico, per rimandare la decisione. Mentre soltanto il 15% proverà a cercare un lavoro.

Tra chi ha deciso cosa fare dopo la scuola, l’opzione più gettonata, al 60%, resta quella di proseguire gli studi e iscriversi all’università. Percentuale che sale al 76% nel caso dei liceali. Come prima scelta, i ragazzi si dividono tra l’area medico-sanitaria (18%) e quella umanistico-linguistica (18%). Subito alle spalle ci sono le facoltà di ingegneria con il 14 per cento. Mentre solo il 3% opterà per fisica e matematica, senza sapere forse che rientrano tra le cinque lauree che danno più lavoro, con stipendi sopra la media.

Sei nuove matricole su dieci si iscriveranno all’università pubblica, ritenendo che possa dare una migliore preparazione. Il 17% sceglierà invece atenei privati, pensando al contrario che possano offrire condizioni di studio superiori. Il restante 23%, in effetti, vorrebbe iscriversi a un’università privata, ma le finanze non glielo permettono e dovrà ripiegare sulla statale.

Solo un bassissimo 3% dice che proseguirà con la formazione non universitaria, come quella offerta dagli Istituti tecnici superiori (Its). E solo la stessa percentuale sceglierà matematica e fisica. Senza sapere, forse, sono tra i percorsi di studio che danno i migliori sbocchi occupazionali

Solo un bassissimo 3%, però, dice che proseguirà con la formazione non universitaria, come quella offerta dagli Istituti tecnici superiori (Its), fiore all’occhiello della nostra formazione, ma poco conosciuti. A un anno dal conseguimento del diploma di “super tecnico”, ben l’82,5% dei ragazzi è occupato, e per giunta con lavori coerenti con le competenze acquisite nel percorso di studi.

Solo il 15% dei neodiplomati pensa invece che si metterà alla ricerca di un lavoro. E l’8% si traferirà all’estero, per studio o per lavoro. Ma c’è pure chi preferisce rimandare la scelta: il 9% prenderà l’anno sabbatico. Una scelta, molto comune nei Paesi anglosassoni (il famoso gap year), che non necessariamente porterà alla condizione di Neet. Tra esperienze all’estero e volontariato, diventa spesso un rito di passaggio per capire cosa fare “da grande”.

Ma l’incertezza e lo spaesamento dei neodiplomati italiani rivela anche l’assenza di progetti di orientamento efficaci per l’università o il lavoro nelle scuole italiane. Tra la scuola e il resto del mondo c’è un buco, che evidentemente neanche le classiche giornate di orientamento riescono a colmare. Il 36% dice la propria scuola non ha organizzato neanche una. E tra chi ne ha usufruito, invece, solo uno su quattro le giudica utili. C’è più fiducia invece negli “Open Day” organizzati dalle università, dove tre su quattro sperano di raccogliere le informazioni utili per scegliere le facoltà.

Ma il tempo scorre, e settembre è dietro l’angolo. Il 53% dice che alla fine si lascerà trasportare dalle proprie inclinazioni e passioni, il 22% guarderà invece alle prospettive occupazionali, mentre il 25% ascolterà i consigli di mamme e papà. Che non sempre, si sa, hanno ragione. Tra le facoltà più “consigliate” dai genitori c’è giurisprudenza, ma solo la metà dei laureati dice di aver trovato un lavoro dopo aver finito l’università.

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