29 Agosto Ago 2018 0745 29 agosto 2018

Riace, abbiamo un problema: così il paese simbolo dell’accoglienza rischia di sparire

Dopo le indagini a carico del sindaco Mimmo Lucano, i fondi del Viminale sono stati bloccati. In due anni il Comune ha accumulato circa 2 milioni di debiti. Mentre l’eco salviniana arriva anche qui: alle politiche la Lega ha preso oltre 60 voti e giù alla Marina sta nascendo una sede del Carroccio

Riace Linkiesta
(Linkiesta)
Lidia Baratta (Linkiesta)

RIACE (RC) - Per capire Riace e il suo famoso “modello” di integrazione dei migranti, basta sedersi nella piazzetta poco dopo l’arco di legno con su scritto “Villaggio globale”. Le sedie sistemate in cerchio, i cinque gradini e il muretto di mattoni sono diventati luogo di incontro, discussioni e chiacchiere di chi arriva da ogni parte del mondo in questo borgo ai piedi delle Serre calabresi per portare solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e ai 600 profughi che ospita tramite il il sistema Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Si incrociano insegnanti, studenti, pensionati, giovani e meno giovani con accenti di ogni parte d’Italia. In questa piazzetta, si sono seduti Ada Colau, Piero Pelù, Roberto Saviano, Luigi De Magistris e diversi attori del cinema e della tv. Sul registro di chi ha voluto lasciare traccia del proprio passaggio con una firma le città di provenienza vanno da Nord a Sud, dagli Stati Uniti all’Australia. Tutti per chiedere di non far morire il “modello Riace”, uno dei primi a sperimentare il ripopolamento del territorio grazie ai rifugiati.

«Qui tra poco rischiamo di chiudere tutto. Sono due anni che dal ministero dell’Interno non ci mandano i fondi», dice Mimmo Lucano, che a inizio agosto ha avviato lo sciopero della fame, poi trasformatosi in una lunghissima staffetta di digiuni. «Abeba, da quanto tempo non vieni pagata tu?», chiede a una giovane rifugiata impegnata in uno dei laboratori artigianali del progetto. «Otto mesi», risponde lei. I problemi cominciano quando nel 2016 un ispettore della Prefettura di Reggio Calabria, dopo due giorni a Riace, compila una relazione negativa di sedici pagine evidenziando “criticità per gli aspetti amministrativi e organizzativi”. Su Riace si addensano le prime ombre. Ma la stessa Prefettura, poco dopo, ribalta il giudizio e scrive due relazioni positive in merito alla gestione del progetto. Non basta: Lucano nel 2017 finisce indagato dalla Procura di Locri per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata.

Da qui in poi i fondi del Viminale verranno bloccati. “Riace è stata esclusa dal saldo luglio-dicembre 2017 (circa 650mila euro) e per il 2018 non è compresa tra gli enti beneficiari del finanziamento del primo semestre”, si legge in un cartello esposto in piazza firmato da Lucano. Comunicazioni sulla chiusura del progetto non ne sono arrivate. Ma i centri di accoglienza straordinaria (Cas) del paese, intanto, hanno già chiuso dopo lo stop all’erogazione dei fondi prefettizi.

«Può esserci stato qualche errore nella rendicontazione, ma nulla che abbia rilevanza penale», assicura chi conosce Mimmo. “Mimì u curdu”, chiamato così per aver soccorso i primi curdi sbarcati a Riace nel 1998, ex maestro di scuola (in un laboratorio di chimica), «non manda via nessuno». E così gli capita di ospitare i rifugiati anche dopo la fine del progetto, senza rispettare i dogmi della burocrazia. «Questa è la sua colpa», dicono.

Riace è stata esclusa dal saldo luglio-dicembre 2017 (circa 650mila euro) e per il 2018 non è compresa tra gli enti beneficiari del finanziamento del primo semestre

(Afp/Mario Laporta)

Nella piazza, gli spazi adibiti a ristorante già non funzionano più. Il supermercato, la farmacia e gli altri fornitori del paese che hanno accettato i buoni spesa in attesa dei fondi statali non vedono soldi da un pezzo. Le bollette della luce e del gas che arrivano nelle case degli emigrati calabresi fuggiti in Argentina, riaperte con i rifugiati, si accumulano ormai senza esser pagate. Il debito del Comune ammonta a circa 2 milioni di euro. La Rete dei comuni solidali ha fatto partire una raccolta fondi che in pochi giorni ha quasi raggiunto la soglia dei 200mila euro. Ma non basteranno a salvare il “modello Riace”. «Dietro la questione tecnica, ci sono motivazioni politiche, che non riguardano solo questo governo ma anche il precedente», commentano in piazza. «Mimmo è diventato un simbolo. Altrimenti sarebbero andati a fare le pulci anche nei conti degli altri Sprar e non solo di Riace». La solidarietà è arrivata anche dal governatore Mario Oliverio, Pd. «Ma di questi tempi ricevere la solidarietà del Pd porta all’effetto contrario», si commenta.

Intanto la Rai, dopo un’interrogazione parlamentare del forzista Maurizio Gasparri, ha bloccato la messa in onda della fiction Tutto il mondo è paese con Beppe Fiorello, che racconta il modello Riace. Motivo, parole di Gasparri: «Esalta un personaggio coinvolto in un’indagine». E anche qui, nel “paese dell’accoglienza” (come recitano i colorati cartelli di benvenuto lungo i tornanti), tra i circa 1.600 abitanti, stanno cominciando ad attecchire gli echi della politica nazionale. «Il paese è spaccato in due», dicono tutti. Il parroco, raccontano, si è fatto vedere in piazza in solidarietà al sindaco solo quando qui è arrivato il vescovo, monsignor Francesco Oliva, che sarebbe intervenuto pure per favorire un incontro tra Lucano e il prefetto di Reggio Calabria. Alle elezioni del 4 marzo ha prevalso il M5S, seguito dal centrodestra. E più di 60 persone hanno votato per la Lega. Giù, alla Marina di Riace, stanno perfino tirando su una piccola sede del Carroccio. E a qualche visitatore, entrando in paese, racconta di aver sentito un “viva Salvini” arrivare provocatorio dai tavoli di un bar. Lo stesso Salvini che, appena nominato ministro dell’Interno, disse che il sindaco di Riace valeva «zero».

Il parroco si è fatto vedere in piazza in solidarietà al sindaco solo quando qui è arrivato il vescovo. Alle elezioni del 4 marzo, più di 60 persone hanno votato per la Lega. Alla Marina stanno perfino tirando su una piccola sede del Carroccio. E a qualche visitatore racconta di aver sentito un “viva Salvini” arrivare provocatorio dai tavoli di un bar

(Afp/Mario Laporta)

In questi anni Riace è diventato il simbolo della buona accoglienza in Italia e in tutto il mondo. Diversi sindaci italiani ed esteri sono venuti qui a studiare il modello di integrazione sviluppato in paese. E Mimmo Lucano, finito pure nella lista di Fortune tra i leader più influenti al mondo, è diventato il volto di questa piazza colorata. Diventata la piazza di tutti, riacesi e non, rifugiati e turisti. La piazza “dei nuovi bronzi”, come recita una poesia appesa al muro di una casa: “No, non cercateli al museo. Non li troverete i bronzi. Non c’è più biglietto, è tutto gratis. Il nuovo museo è sempre aperto. Non chiude mai e non chiude per nessuno”.

Mentre i bambini si rincorrono e strillano, quando è calato un po’ il sole, in piazza si vede pure Roberto Lucano, papà di Mimmo, anche lui ex maestro. «Qui ancora si sciopera?», scherza. Lui, da leader della Dc di Riace proprio non ne voleva sapere di appoggiare quel ragazzo ribelle militante di Lotta Continua, l’unico partito a cui Lucano sia mai stato iscritto. La prima volta che Mimmo si candidò non ci pensò nemmeno a votarlo. Prese due soli voti: il suo e quello della madre. «Certo che sono fiero di mio figlio», confessa poco dopo con un certo orgoglio. Lucano è al suo secondo mandato consecutivo, nel 2019 si tornerà a votare ma non sarà più eleggibile. Il progetto Sprar prevede che sia il comune a partecipare al bando del Viminale per accogliere i migranti. Significa che i sindaci portano volontariamente gli stranieri sul proprio territorio: iniziative sempre più rare, perché parliamo di materia ormai in grado di spostare il consenso elettorale. «Senza Mimmo qui finirà tutto», dice una delle ragazze rifugiate sedute in piazza. «A questo punto, preferirei tornare in Libia».

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