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13 Novembre Nov 2018 0600 13 novembre 2018

I Cinque Stelle ci ricascano: il cambiamento climatico è un complotto (o non esiste)

Due convegni uno alla Sapienza e uno al Senato rilanciano la polemica sul climate change. A Palazzo Madama, officia il Movimento. E intanto Grillo rinfocola la polemica sugli alberi caduti in Veneto: «Ricostruire è la nostra economia»

Veneto Tempesta Linkiesta
AFP PHOTO / HO / VIGILI DEL FUOCO

Che esista ancora una frangia di negazionisti del clima nel nostro paese è cosa assodata. Cittadini che non credono nella stampa, nella scienza e nei poteri forti se ne trovano un po’ ovunque. La retorica è mutata nel tempo: da “i cambiamenti climatici non esistono” si è passati, a fronte della schiacciante evidenza scientifica che il climate change esiste, a due nuove versioni: una pseudoscientifica dove “il clima cambia ma non per colpa dell’uomo” e una complottistica dove “il clima cambia per un progetto globalista per controllare il mondo”, in cui si incunea anche la stupidaggine delle scie chimiche. Soggetti che sposano queste due visioni se ne incontrano spesso sui social, ma anche per strada. Capita ancora il tassista che ti dice “ma sta qua è tutta ‘na balla”.

Ben più grave è quando il climanegazionismo, ovvero il negare l’esistenza del cambiamento climatico e la sua origine antropica, coinvolge istituzioni e forze politiche che dovrebbero affrontare seriamente la sfida per decarbonizzare l’economia italiana e adattare e rendere resiliente il nostro paese ai cambiamenti climatici. Magari dandoci per una volta un vantaggio competitivo, invece che essere perennemente costretti a inseguire emergenze e mutazioni tecnologiche. Purtroppo esempi non mancano. Il più recente? La conferenza di oggi 13 Novembre "CLIMA, BASTA CATASTROFISMI (sic.) Riflessioni scientifiche sul passato e sul futuro" che si terrà presso La Sapienza di Roma alle 15.30.

L’evento è l’occasione per lanciare il nuovo libro di un gruppo di professori noti da anni per le loro posizioni critiche contro le posizioni della comunità scientifica internazionale. Il tema? Capire che il clima cambia non tanto per colpa delle emissioni dell’uomo di CO2, ma solo per questioni planetarie. E che in fondo non dobbiamo preoccuparci troppo come invece sostengono quegli allarmisti dei climatologi. Gli speaker sono Franco Battaglia, Professore di Chimica Fisica, Uberto Crescenti, Professore di geologia Applicata, e Mario Giaccio, Professore di Tecnologia ed Economia delle Fonti d’Energia –nessuno climatologo – sono tutte figure note agli addetti ai lavori per le loro posizioni scettiche, vicine ai negazionisti americani come Fred Singer (con cui crescenti ha scritto un libro, ABC della scienza del clima). Per accreditare le loro tesi hanno richiesto anche la presenza del rettore della Sapienza Eugenio Gaudio e di Antonello Folco Biagini, Presidente della Fondazione Sapienza, ente ospitante dell’evento. «Si tratterà di una conferenza per cercare di conoscere le varie posizioni sul ruolo dell’uomo nel cambiamento del clima», ha spiegato al telefono Biagini, motivando la scelta della Fondazione la Sapienza di ospitare la conferenza (ma anche ribadendo che la responsabilità dei contenuti ricade sugli organizzatori e che ognuno può intervenire per difendere la propria posizione). Al momento di inviare il pezzo La Sapienza non ha smentito la partecipazione del rettore, che però varie fonti del mondo dell’accademia danno in dubbio.

La conferenza sembra essere l’ennesimo tentativo di distorcere il discorso sul climate change e distogliere l’attenzione sull’attuazione di politiche urgenti sul clima. Il ruolo antropico nel cambiamento climatico è ampliamente dimostrato, con oltre 30 anni di ricerche a comprovarlo. Siamo noi ad emettere CO2. Però Battaglia & Co. insistono: l’ultimo report dell’IPCC (il panel intergovernativo sul cambiamento climatico) sul cambiamento climatico basato su 6000 studi scientifici da tutto il mondo è spazzatura. Decarbonizzare l’economia è un danno per il nostro sviluppo economico. Una posizione non solo stupida, viste le centinaia di milioni di vite umane a rischio, ma veramente perniciosa. Peccato che un’università come La Sapienza dia spazio a queste conferenze: ci ricopre di ridicolo a livello internazionale.

Altrettanto grave è che la stessa conferenza si terrà in mattinata anche presso il Senato della Repubblica, organizzata dal Senatore Franco Ortolani del Movimento Cinque Stelle, Professore di geologia e anch’esso noto in passato per aver attaccato il lavoro dell’IPCC, accusandolo di “neocolonialismo”. Stessi argomenti, stessi speaker. Stesso annacquamento della questione. Apriti cielo. Scoperte le due conferenze la comunità scientifica italiana ha alzato gli scudi. I giornalisti si sono incuriositi e tanti cittadini hanno ritwittato lo sdegno della comunità scientifica, protestando anche sonoramente. Ma niente da fare. Si sono rincorse voci che le due conferenze sarebbero state annullate, ma pare proprio che si faranno.

Per Serena Giacomin, presidente dell’Italian Climate Network «questo non è il momento giusto per creare ambiguità. Il messaggio della comunità scientifica è forte, molto chiaro, dovrebbe motivare senza indugio scelte consapevoli, per intraprendere azioni immediate a livello locale e globale, affrontando trasformazioni complesse in tutti gli aspetti socio-economici. È forse opportuno ricordare che la scienza è fatta di spirito critico e dubbi, ma le opinioni non hanno peso se non supportate da dimostrazioni e se non ripetibili o condivisibili dalla comunità scientifica».

Di Maio non parla mai di clima. Di Battista poco o niente (giustamente si gode il suo viaggio da sei mesi da studente). Rimane Roberto Fico che spinge insieme ad un manipolo di senatori, come la combattiva Federica Daga, sul tema dell’acqua pubblica. Ma le proposte languono

Chiarezza, questa è la parola chiave. Serve essere netti e chiari su argomenti centrali per il nostro paese. Non aiutano nemmeno le battute di Beppe Grillo. «Cambiamenti climatici? Non credeteci. Ho visto le foto del bellunese, alberi caduti tutti uguali, pareva l'Ikea. La verità è che le catastrofi sono il nostro Pil, costruiamo e ricostruiamo», ha dichiarato domenica scorsa dal palco di Jesolo. Non tanto perché il comico non possa far battute, ma evidentemente la poca chiarezza può alimentare categorie di negazionisti sopracitati, siano essi scienziati in cerca della loro nicchia nel 2% degli accademici che non credono al clima per vendere qualche libro, o “complottari” di bassa lega, che comprano allegramente queste pubblicazioni carbonare pensando di essere paladini della verità. Che purtroppo pare siano ancor più numerosi di quanto si pensasse.

Per la Sapienza questa purtroppo è una ferita, e per il governo è una dimostrazione che la quinta stella dell’ambiente del secondo partito di maggioranza rimane piuttosto spenta. Ad oggi non sono pervenuti segnali forti sul tema. Sappiamo che Salvini da sempre se ne frega del cambiamento climatico. Ma il MoVimento? Durante l’improvvisato discorso ad Ecomondo del bravo Ministro Costa si è solo sfiorato il tema cambiamenti climatici. Se sono così importanti come dice perché non arrivare nel principale evento dell’economia green e fare un discorso politico sul clima di grande peso, invece che ribadire solo il tema rifiuti, di cui sappiamo essere un grande alfiere, e che sebbene chiave per il paese, non sia l’unico tema di ambiente?

Di Maio non parla mai di clima. Di Battista poco o niente (giustamente si gode il suo viaggio da sei mesi da studente). Rimane Roberto Fico che spinge insieme ad un manipolo di senatori, come la combattiva Federica Daga, sul tema dell’acqua pubblica. Ma le proposte languono. Si spera il silenzio non sia dovuto al voler gratificare una base NoClima - StopScieChimiche, che continua a sopravvivere in numeri importanti dentro i meandri dei social network e dentro tanti profili con le stelle in copertina. Chi pesa i social sa che elettori con questo orientamento, con un peso simile ai NoVax, esistono. Le conferenze di oggi non si sarebbero dovute fare. La base e gli ambientalisti del M5S avrebbero dovuto dire qualcosa. Così non è stato. C’è sempre tempo per rimediare.

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