post-populismi
13 Novembre Nov 2018 0559 13 novembre 2018

La piccola rivoluzione delle midterm: come sarà il nuovo potere americano

Se la grande ondata blu non c’è stata, si possono cogliere però alcune tendenze importanti, come il record di donne in politica e la rinnovata partecipazione dei giovani

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MARK WALLHEISER / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Con le elezioni di midterm in Usa si votava per rinnovare un terzo del Senato e la Camera dei Rappresentanti e per eleggere trentasei governatori. Com’è noto, la Camera sarà in maggioranza blu, mentre il partito dell’elefante manterrà il controllo del Senato. In base alle caratteristiche dell’elettorato, osservatori e studiosi hanno cercato di capire quale fisionomia assumeranno nei prossimi anni il partito democratico e quello repubblicano.

In particolare per il primo, molti attendevano la performance dei candidati più progressisti, Lorenzo Pregliasco su L’Espresso di domenica scorsa, ha ricordato che nel 2010 solo il 27% di chi si è presentato alle elezioni sosteneva misure come “Medicare for all”, nel 2018 addirittura il 58% del totale ma dei venti candidati sostenuti da Sanders, solo nove hanno vinto.

Il dato più evidente è tuttavia la massiccia presenza femminile tra i candidati eletti. Nella Camera dei Rappresentanti la componente femminile eletta sostituirà degli uomini e andrà ad aggiungersi alle sessantasei donne confermate. Gran parte proviene dal partito democratico e ha posizioni più progressiste e liberali rispetto a coloro che già erano state votate in precedenza. Come ricorda il New York Times fino a questo momento l’anno delle donne era stato il 1992 ma quel record è stato battuto: se ventisei anni fa infatti le neo-elette erano state ventiquattro e le candidate riconfermate ventitré, stavolta sono rispettivamente trentacinque e sessantasei.

A descrivere questo scenario c’è la copertina del New Yorker disegnata da Barry Blitt. La quasi totalità della pagina è in bianco e nero e ritrae soli uomini intenti a parlare in gruppetti ma al lato destro, dietro una porta stanno facendo il loro ingresso delle donne. Si tratta delle candidate appena elette al Congresso a cui la rivista dà il proprio benvenuto, rappresentandole a colori, quasi a simboleggiare idee capaci di rinnovare una politica monocromatica e dunque ripetitiva e abulica.

Come ricorda il New York Times fino a questo momento l’anno delle donne era stato il 1992 ma quel record è stato battuto: se ventisei anni fa infatti le neo-elette erano state ventiquattro e le candidate riconfermate ventitré, stavolta sono rispettivamente trentacinque e sessantasei

L’elezione di queste donne non contiene solo l’elemento legato al genere, ciascuna infatti rappresenta una battaglia di cui si fa portavoce oppure un segmento della società. Ayanna Pressley è la prima donna di colore dal Massachusetts, Jahana Hayes la prima donna di colore dal Connecticut. A dare voce alla comunità ispanica del Texas ci saranno Sylvia Garcia e Veronica Escobar. La comunità musulmana in Usa potrà contare su Ilhan Omar e Rashida Tlaib. In un tweet sorridono Deb Haaland e Sharice Davids a nome di tutti i nativi americani. La Pennsylvania che non ha donne al Congresso, il prossimo anno ne avrà quattro. Alexandria Ocasio-Cortez è invece la più giovane eletta.

E, a proposito di giovani, in base agli exit poll di Edison Research per il National Election Poll riportati dalla Cnn, ripresi dal fact tank Pew e che si riferiscono alla Camera dei Rappresentanti, i giovani si fidano poco del Grand Old Party, infatti soltanto il 32% di chi ha tra 18 e 29 anni, lo ha scelto nell’urna, mentre il 67% ha optato per i loro avversari politici.

Il New York Times ha evidenziato che non c’era una grande differenza tra le preferenze di voto in base all’età, la tendenza era cambiata con la prima elezione di Obama, per poi ripresentarsi quest’anno. Situazione sostanzialmente equilibrata è invece quella degli over sessantacinque, stando infatti agli exit poll riportati dal Pew Research Center, il partito dell’elefante ha ottenuto il 50% dei loro consensi, contro il 48% incassato dai democratici. Sono state analizzate anche altre categorie ed è emerso che mentre il 47% degli uomini ha votato per candidati democratici e il 51% per quelli repubblicani, il 59% delle donne ha preferito il partito democratico e il 40% quello repubblicano. In particolare il 60% degli uomini bianchi ha dato la propria preferenza a coloro che appartengono allo stesso partito di Trump.

i giovani si fidano poco del Grand Old Party, infatti soltanto il 32% di chi ha tra 18 e 29 anni, lo ha scelto nell’urna

Secondo il New York Times la metà delle donne bianche, per l’esattezza il 55%, nel 2016 votò per Trump. Quest’anno invece le preferenze di questa categoria si sono suddivise in maniera sostanzialmente equa tra i due partiti.

Tornando invece agli exit poll di Edison Research, nove elettori di colore su dieci hanno votato per i democratici ma anche il 44% dei bianchi, il 69% dei cittadini di lingua spagnola e il 77% di chi ha origini asiatiche. Il Congresso vedrà differenze molto marcate al proprio interno e in generale nel Paese, i democratici puntano proprio sulla diversità per riferirsi a un elettorato molto più ampio rispetto a quello dei repubblicani.

Tuttavia come evidenziato da Cas Mudde questo vantaggio apparente potrebbe anche impedire loro di presentare un programma chiaro e coerente. Mediare e cercare un compromesso non sarà facile ma magari sarà proprio la presenza femminile a trovare una sintesi credibile agli occhi degli elettori in vista delle future elezioni presidenziali.

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