Burioni vs Corallo
19 Novembre Nov 2018 0600 19 novembre 2018

Blastare non serve a nulla: prima o poi a Burioni qualcuno glielo doveva dire

Lo scambio di battute tra il giovane Dario Corallo, e l’affermato medico, noto anche per la “decisione” dei suoi attacchi dimostra una sola cosa. Che in casa Pd si dovrebbe pensare più a riflettere e argomentare, piuttosto che a asfaltare l’avversario

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da una trasmissione Rai

Roberto Burioni è un medico stimato, noto per portare avanti una personale e importante battaglia mediatica a favore dei vaccini. Una battaglia culturale sui social media, Twitter in primis, in cui utilizza le stesse tecniche comunicative degli antivaccinisti, con un tono aggressivo e diretto verso i suoi contestatori.

È famosa la sua abilità di “blastatore”, definizione che indica una capacità di sbeffeggiare e deridere pubblicamente gli avversari dialettici, nel suo caso militanti dei movimenti antivaccinisti. Nel Pd, che alle ultime elezioni si è presentato con scarsissimo successo come “il partito della scienza”, è venerato, soprattutto dall’area renziana.

Sabato scorso, Dario Corallo, giovane candidato alle primarie democratiche, durante l’assemblea del proprio partito si è rivolto ai dirigenti presenti, chiedendo loro di “non umiliare l’elettorato come un Burioni qualsiasi”. E il medico non l’ha presa bene, e ha reagito attaccando non solo Corallo (dimostrando che l’accusa rivoltagli ha quantomeno qualche fondamento), che è poi stato preso di mira da una shitstorm di seguaci di Burioni, ma tutto il Partito Democratico.

Per il Pd la scelta più intelligente è dedicarsi alla persuasione e all’ascolto, piuttosto che la venerazione di un metodo di comunicazione aggressivo. Le derisioni dell’avversario, dai “ciaone” ai “gufi”, alle ultime elezioni, non hanno portato bene. Sarebbe l’ora di imparare dagli errori

Chi scrive è un convinto vaccinista e un sostenitore della scienza. E proprio per questo, ha più volte condiviso le opinioni e i tweet più duri di Burioni.

Ma qui sta il punto focale della riflessione: la comunicazione non è mai fine a sé stessa, ha un “senso”, una logica di fondo a cui risponde. Si basa su una strategia, e diventa quindi un mezzo per raggiungere i propri obiettivi. Se l’obiettivo di Burioni, e di chi “blasta”, è galvanizzare i sostenitori della propria posizione, allora quel tipo di comunicazione funziona: il virologo è stato infatti accolto come una star all’ultima Leopolda, e ha decine di migliaia di seguaci su Twitter.

Ma se l’obiettivo è invece persuadere la grande maggioranza degli italiani che le proprie posizioni sono corrette, “aggredire” chi la pensa diversamente è l’esatto opposto di ciò che bisognerebbe fare.

Le scelte comunicative di Burioni sono legittime, ma rischiano di avere come unico risultato l’esaltazione del suo ego, più che la divulgazione scientifica e l’affermazione nell’opinione pubblica delle posizioni che porta avanti.

Forse, per il Pd la scelta più intelligente è dedicarsi alla persuasione e all’ascolto, piuttosto che la venerazione di un metodo di comunicazione aggressivo. Le derisioni dell’avversario, dai “ciaone” ai “gufi”, alle ultime elezioni, non hanno portato bene. Sarebbe l’ora di imparare dagli errori.

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