l'orlo del baratro
21 Novembre Nov 2018 0600 21 novembre 2018

Appello ai gialloverdi: fermatevi e ritirate tutto, altrimenti l’Italia fallisce davvero

La tempesta perfetta sta arrivando, com’era previsto. Lega e Cinque Stelle ora devono decidere: o vanno avanti, col rischio di farci sbattere contro un muro. O alzano le mani e decidono di salvare l’Italia. L'unico modo per farlo? Si chiama esercizio provvisorio di bilancio

Governo Kraftwerk Linkiesta

A occhio e croce son iniziate le danze e nelle prossime settimane avremo, purtroppo, di che “divertirci”. Chiunque abbia seguito anche distrattamente questa colonna non sarà certo sorpreso dalle notizie dell’inizio settimana: le attendavamo, timorosi, da tempo. Macché dico: chiunque abbia fatto attenzione al ciclo economico, alla situazione finanziaria e di debito pubblico italiane ed alle regole dell’Unione, sapeva che qualcosa del genere sarebbe presto o tardi arrivato e ci avrebbe causato danno. Le uniche domande che ancora attendono risposta sono: quanto danno ci farà e che strumenti abbiamo in mano per evitare che diventino irreparabili?

Che prima o poi la crescita degli indici delle borse USA si sarebbe presa una pausa, magari facendo qualche capitombolo, era nelle cose. Che questa attesa instabilità si sarebbe aggiunta ai segnali evidenti di rallentamento del ciclo europeo e che le previsioni sulla crescita USA avrebbero cominciato anch’esse a peggiorare, generando l’usuale negative feedback pre-recessivo, era pure evidente.
Che l’aumento dei tassi d’interesse sul debito pubblico italiano avrebbe iniziato a traslarsi sul costo del credito
ed in crescenti difficoltà patrimoniali per le nostre banche, lo si andava dicendo da quando lo spread ha ripreso a salire sette mesi fa.
Che il DEF più sconclusionato ed irresponsabile del dopoguerra avrebbe portato ad un dannoso ed inutile scontro non solo con la Commissione ma con il complesso degli altri paesi europe
i, nessuno escluso, e che questo avrebbe creato serie preoccupazioni in BCE, anche questo era stato detto e ridetto.
Che questo avrebbe portato i nostri partner comunitari a cercare di costruire una “barriera ignifuga” intorno alle finanze del nostro Paese per evitare che le follie italiane contagino i mercati europei, danneggiando tutti, traspariva chiarissimo da svariati segnali di cui le recenti proposte congiunte franco-tedesche son solo l’ultimo esempio. Eccetera, eccetera, eccetera. Cosa si possa aggiungere di originale a questa lista di ovvietà io non so dire.

E che tutto questo rischi – nelle settimane che verranno – di portarci ad una situazione di emergenza finanziaria, è solo la banale conseguenza di come va il mondo. Ovvero dell’assenza di lune nel pozzo. Checché argomentino i finti esperti di regime dalle televisioni e dai quotidiani italiani, in un sabba pseudo-patriottico a cui si è oggi aggiunto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giorgetti, secondo il quale occorre vietare le “vendite allo scoperto”. Io credo sia il dovere di ogni patriota (ovvero, di ogni cittadino italiano dotato di un minimo di autostima e senso del dover civico) di chiedere a voce alta e pubblicamente a questo governo di fare l’unica cosa utile al momento: fermarsi. Fermarsi, riflettere, accettare la realtà dei fatti e dei dati, smettere di mentire, smettere di occupare poltrone con incompetenti ed avventurieri e provare a ragionare assieme ai nostri partner europei ed alla BCE su come superare i difficilissimi mesi che ci aspettano.

Il Governo dovrebbe ritirare questa strampalata e dannosa legge di bilancio dal processo di approvazione in corso in Parlamento sostituendolo con un disegno di legge composto d’un solo articolo. Tale disegno di legge dovrebbe prevedere l’adozione, almeno per il primo semestre del 2019, dell’Esercizio Provvisorio di Bilancio

Un atto non tanto di umiltà ma di realismo politico è oggi oltremodo necessario: continuare sulla strada lungo cui Salvini, Di Maio, Conte, Savona, Tria e soci hanno avviato, da maggio, il paese è semplicemente suicida. Forse non lo sarà, nell’immediato, per LorSignori (più interessati, sembra, allo smoking per la cena di gala dove riconciliarsi con la fidanzata che alla situazione delle imprese italiane ...) ma lo sta già diventando, ad altissima velocità, per l’Italia che lavora, produce e risparmia. Un atto semplice – politicamente costoso ma psicologicamente efficace e capace di segnalare al mondo che non si vuole fare il salto nell’abisso – è possibile e vorrei raccomandarlo.

Il Governo dovrebbe ritirare questa strampalata e dannosa legge di bilancio dal processo di approvazione in corso in Parlamento sostituendolo con un disegno di legge composto d’un solo articolo. Tale disegno di legge dovrebbe prevedere l’adozione, almeno per il primo semestre del 2019, dell’Esercizio Provvisorio di Bilancio.

In parole semplici: davanti al fatto oramai palese che sia le previsioni macroeconomiche che i calcoli di finanza pubblica contenuti nel DEF presentato in Settembre da questo Governo non stanno in piedi e stanno generando gravi turbative sui mercati finanziari, danneggiando la già fragile economia nazionale, si proceda a far funzionare l’apparato dello stato italiano secondo il bilancio del 2018. Che non è certo la panacea ma è, come l’evidenza dimostra, meno dannoso di quello proposto da questo governo! Nel frattempo si provi, dopo un sano bagno di realismo, a riscrivere un DEF che sia capace di coniugare i programmi politici della maggioranza di governo con la realtà dei fatti e non con le bugie di finti economisti. Piuttosto di niente, ovvero del baratro, meglio piuttosto.

Sono cosciente che questo suggerimento cadrà probabilmente nel vuoto e che la compagine di governo, pervasa dall’insano desiderio di una grande vittoria elettorale “sovranista” alle elezioni europee del maggio 2019, vorrà continuare lungo la dannosa strada intrapresa. Ma mi è corso l’obbligo di dirlo. Nell’immediato questa è l’unica cosa che si possa fare per cercare di evitare il peggio che si avvicina a passi di gigante. Fatto questo, se i nostri governanti avranno l’umiltà politica e l’onestà intellettuale di volersi confrontare con la realtà della crisi italiana e non con le chiacchiere degli imbonitori televisivi, meriterà discutere il da farsi. Oggi occorre minimizzare i danni che la recessione in arrivo puo causare per avere il tempo di adottare le misure che ci permettano di riprendere a crescere, per propulsione interna e non solo grazie alla congiuntura internazionale, come non facciamo da tre decenni. Esercizio Provvisorio è la nuova linea del Piave.

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