Cantieri navali
9 Gennaio Gen 2019 1330 09 gennaio 2019

Caos Fincantieri-Stx, non prendetevela con la Francia: gli errori sono tutti italiani

Dopo l’appoggio ai gilet gialli, le invettive anti-Europa e anti-Macron, il congelamento della Tav e la ricerca di alleati a Est, il piatto è servito. L’Antitrust europea, su richiesta di Berlino e Parigi, ha avviato una istruttoria. E ora la fusione Stx-Fincantieri è rimessa in discussione

Saint Nazaire Linkiesta
(LOIC VENANCE / AFP)

Sarà stato l’appoggio dato da Luigi Di Maio ai gilet gialli anti-Macron. O le posizioni No Tav del ministro Danilo Toninelli. Fatto sta che sulla fusione Stx-Fincantieri Bruxelles aveva già dato il via libera. Poi però dalla Francia è partita una richiesta alla Commissione Ue di verifica del rispetto del regolamento Ue sulle concentrazioni, seguita subito a ruota dalla Germania. E così l’Antitrust europea ha accolto la richiesta, aprendo un’indagine su un’intesa che sembrava già bella e fatta a febbraio 2018. E che ora, dopo due anni di tira e molla, si è di nuovo arenata. Con il conseguente ennesimo rallentamento di tutta l’operazione.

Parigi e Berlino si schierano insomma contro Roma, e pure con il sostegno di Bruxelles. La Commissione europea ora dovrà verificare – si legge – se l’acquisizione di Chantiers de l’Atlantique (nuovo nome di Stx) da parte di Fincantieri possa “nuocere in misura significativa alla concorrenza nel settore della costruzione navale, in particolare per quanto riguarda il mercato mondiale delle navi da crociera”. Nella nota, però, Bruxelles ha precisato che l’acquisizione, a fronte dell’analisi quantitativa già effettuata a maggio, non raggiungerebbe le soglie di fatturato previste dal regolamento Ue sulle concentrazioni che devono essere notificate. Ma sulla base degli elementi forniti dalla notifica di Francia e Germania, la Commissione ha accolto la richiesta e ora dovranno essere valutati quindi gli effetti dell’operazione.

Che sia un atto dovuto o no, non si sa. Ma i tempi si allungano eccome, dopo che già l’arrivo di Emmanuel Macron all’Eliseo aveva comportato una battuta d’arresto e la ridefinizione degli accordi societari precedenti. A gennaio 2017 Fincantieri era stata selezionata per l’acquisizione del 66,6% dei cantieri bretoni. Poi, dopo un lavorìo diplomatico lungo e faticoso, arrivato con il governo Gentiloni nel vertice di Lione del settembre 2017, si era stabilito che il gruppo guidato da Giuseppe Bono sarebbe salito al 50% dei cantieri d’Oltralpe, arrivando poi al controllo delle attività prendendo un altro 1% in prestito da parte dello Stato francese per 12 anni. Un compromesso, firmato e sottoscritto nel febbraio 2018, che ora rischia di saltare ancora.

Prima dell’appoggio di Di Maio ai gilet gialli, gli insulti all’Europa in fase di approvazione della manovra, il congelamento dei lavori della Tav, le invettive contro Macron e la ricerca di alleati tra i sovranisti del gruppo di Visegrad, non hanno di certo aiutato

Da Trieste non è arrivato nessun commento, e ora si attende solo di notificare l’avvio dell’istruttoria. L’iter europeo prevede una durata di 25 giorni lavorativi, prorogabili entro 90 giorni se le aziende interessate si offrono di assumere impegni per ridurre la concentrazione. In compenso, si è riaperto lo scontro tra Roma e Parigi. Dall’Eliseo fanno sapere che non si tratta di una ritorsione contro Roma, ma che si tratta di «una procedura normale». Ma se il premier Giuseppe Conte è stato diplomatico, limitandosi a dire di essere «sorpreso» dalla decisione, il battagliero Matteo Salvini è sceso subito in campo: «Non è così che funziona la libera concorrenza. Quando sono i francesi a comprare, a fare e disfare, va tutto bene. Sono stufo e rappresento un governo che non ha più intenzione di piegarsi a interessi economici di altri Paesi. Se l’Europa esiste ci sia parità di regole e di condizioni di mercato per tutti, altrimenti ne trarremo le conseguenze».

Il colpo basso sembra comprensibile da parte della Germania, visto che la nascita di un colosso della cantieristica navale a Saint Nazaire potrebbe mettere in difficoltà la tedesca Meyer Werft. Ma per la Francia le motivazioni non sono ancora così chiare. Nei mesi scorsi si era vociferato di un lavoro sotterraneo contrario dei servizi segreti francesi. L’alleanza però era stata ribadita in estate dal ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, concretizzandosi nel settore della difesa attraverso la partnership tra Fincantieri e Naval Group (che peraltro possiede l’11,7% del capitale dell’ex Stx). Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso potrebbe essere il nuovo clima teso tra Roma e l’Eliseo dopo l’appoggio di Di Maio ai gilet gialli.

I sindacalisti francesi hanno già dichiarato che con questa indagine europea «la procedura si riapre e torna alla posizione di partenza». Il rischio di una bocciatura non è da escludere, dunque. Il closing dell’operazione sarebbe dovuto arrivare a inizio 2019, ma con l’arrivo dei pentastellati al governo le acque a livello europeo si sono agitate. Gli insulti all’Europa in fase di approvazione della manovra, il congelamento dei lavori della Tav, le invettive contro Macron e la ricerca di alleati tra i sovranisti del gruppo di Visegrad, non hanno di certo aiutato. E alla fine il piatto è stato servito.

Da luglio i cantieri di Saint-Nazaire sono tornati di proprietà dello Stato francese. E ora non è chiaro più se e quando saranno ceduti al gruppo triestino, che con il governo Conte sembra essere in buoni rapporti.

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