Dossier
Reddito di cittadinanza, il mistero Mimmo Parisi
Il mistero Mimmo Parisi
5 Febbraio Feb 2019 0600 05 febbraio 2019

L’app di Parisi? Inutile: il Mississippi non è l’Italia (e qui manca il lavoro, non i lavoratori)

Non si può paragonare il secondo Stato più povero degli Usa con l’Italia. Per Di Maio il piccolo aumento dell’occupazione nel Mississippi è merito del software creato dall’italoamericano ma non c'è nessuno studio o articolo che lo provi. La piattaforma di Parisi sembra un Linkedin più sofisticato

Di Maio_Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP
ALBERTO PIZZOLI / AFP

Il governo ha affidato la piattaforma del reddito di cittadinanza a un professore di demografia che ha creato un software in grado di incrociare la domanda e l’offerta di lavoro nel Mississippi. Parliamo del secondo Stato più povero degli Usa, con un Pil che è inferiore di 17 volte rispetto a quello italiano. Detta così sembra un azzardo, e forse lo è, perché le economie dei due Stati non sono comparabili. La piattaforma “Mississippi works” di Domenico Parisi, il prossimo presidente del’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), è stata descritta dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, come la causa principale del crollo della disoccupazione nello Stato Usa: dal 6,4% al 4,8%. Chiariamo, un (piccolo e breve) aumento dell'occupazione nel Mississippi c’è stato, ma poco c’entra la piattaforma di Parisi. Il merito è di due case automobilistiche: Nissan e Toyota, che negli ultimi tempi hanno investito milioni di dollari creando nuovi stabilimenti e migliaia di posti di lavoro. Anche grazie a forti sgravi fiscali concessi dal governo. Ma il Mississippi rimane uno degli Stati Usa con il tasso più alto di disoccupazione. Peggio di Georgia (4.1%), Arkansas (3,8%), Missouri e Tennesse (3.5%). Solo la Louisiana ha un dato simile 4,7%, uguale perché ancora non si è ripresa del tutto dalle conseguenze dell'urgano Katrina del 2005.

Cercando su internet si contano sulle dita d'una mano gli articoli in inglese che collegano il piccolo aumento occupazionale in Mississippi ai software o ai navigator coordinati dal signor Parisi. E nella maggioranza dei casi si tratta di articoli della Mississippi State University, dove lavora il professore. Una piattaforma non può creare occupazione da sola, servono le aziende che devono offrire lavoro, si dirà. Giusto, giustissimo. E qualcuno dovrà dirlo al ministro del Lavoro. Perché c’è una grande differenza tra le promesse del governo di abolire la povertà con una piattaforma che aiuterà milioni di disoccupati italiani a trovare lavoro grazie ai navigator, e un’app che incrocia semplicemente domanda e offerta come un Linkedin qualsiasi. Perché se andiamo nel sito creato da Parisi, Mississippi works e clicchiamo “Find a job” (Cerca un lavoro) veniamo indirizzati al sito dell’agenzia del lavoro di Mississippi. Qual è il valore aggiunto? Tanto vale andare direttamente nel sito del governo. Lo stesso accade scaricando l’app (disponibile per Android e Ios) anche se ci chiede di inserire i nostri dati con domande dettagliate sul nostro percorso lavorativo e di studio.

Anche ammettendo un sistema unificato e integrato in grado di incrociare tutte le banche dati degli iscritti, come assicurato da Parisi, il merito del software è stato assecondare un forte investimento di privati nello Stato con un costo del lavoro basso, facendo incontrare egregiamente l’offerta (tanta) di lavoro con la domanda di alcune migliaia di lavoratori. Ovvero il contrario del mercato del lavoro in Italia in cui ci sono 2 milioni e 735 mila disoccupati (Istat), più della popolazione dell’intero Mississippi, poca offerta di lavoro e ancora minor investimenti. «Se ci sono riuscito in Mississippi creando 50mila posti di lavoro in 8 anni, credo che si possa fare anche in Italia», ha detto Parisi. Speriamo che il software non sia stato progettato con la stessa leggerezza di questa equazione. Perché i due Stati sono incomparabili per economia e offerta di lavoro. Non sarebbe stato meglio usare una piattaforma già testata da un Paese simile all’Italia come la Francia e la Germania si chiede giustamente Lidia Baratta qui su Linkiesta? «Mentre noi per il reddito di cittadinanza abbiamo studiato riforme simili agli altri Paesi, ora ci auguriamo che saranno gli altri Paesi a studiare la nostra riforma» ha detto ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenendo alla presentazione del sito internet del reddito di cittadinanza. Solo il tempo ci dirà se gli altri Paesi studieranno questa riforma per replicarla o evitarla.

Più o meno è come se il Governo per riparare una scala malandata che dà verso il nulla, avesse preso un ingegnere per costruire una scala mobile. Si arriva su prima, si fatica di meno, e regge più peso. Ma il problema è che non c'è nulla dall'altra parte della scala. E si rischia di cadere giù.

«Parisi mi ha raccontato quello che sta facendo in Mississippi con i centri per l’impiego e ci ha conquistato tutti», ha spiegato Di Maio. Quindi il Governo ritiene “Mississippi Works” la migliore piattaforma al mondo per gestire l’ingresso nel mondo del lavoro di chi chiederà il reddito di cittadinanza. Un esperimento fatto nel profondo sud degli Stati Uniti ha convinto così tanto i Cinque stelle da voler replicare il modello nel sud del Mediterraneo incappando in un possibile conflitto di interessi da 100 milioni nel caso in cui l’Anpal, presieduta da Parisi, comprasse il software prodotto dallo stesso Parisi. Senza contare la violazione della normativa europea sugli appalti pubblici, anche se per ora un comma inserito dal Governo permette a società in house dello Stato (come nel caso di Anpal) di comprare un software.

«Le persone faticano a trovare un lavoro non perché non siano in grado o non siano istruite, ma perché spesso devono affrontare gravi ostacoli che impediscono loro di connettersi con successo ad un lavoro - ha detto Parisi in un’intervista a Il Fatto quotidiano -. Il navigator serve per aiutare le persone a superare questi ostacoli». Un ragionamento impeccabile. Giusto abbattere gli ostacoli quando la manodopera non conosce o non sa come accedere a tanta offerta di lavoro, come nel caso del Mississippi. Ma in Italia l’ostacolo è proprio l’assenza di lavoro. Fino a oggi solo il 3,4% degli occupati dichiara di aver trovato lavoro attraverso i centri per l’impiego. Pensare in pochi anni, figurarsi in pochi mesi, di arrivare almeno al 50% è una utopia. Tre offerte di lavoro per oltre due milioni di disoccupati fa più o meno 6 milioni di posti di lavoro: ovvero sei volte in più dei posti promessi da Berlusconi nel 1994 e rivendicati da Renzi nel 2016. Anche se Parisi rendesse più hi tech i centri per l’impiego, mettesse in mano un Ipad a 10mila navigator e riuscisse a far usare con facilità l’app in un Paese in cui il 27% della popolazione non usa internet (16 milioni secondo i dati di Global digital) rimarrebbe il problema della poca offerta di lavoro. Più o meno è come se il governo per riparare una scala malandata che dà verso il nulla, avesse preso un ingegnere per costruire una scala mobile. Si arriva su prima, si fatica di meno, e regge più persone contemporaneamente. Ma il problema è che non c'è nulla dall'altra parte della scala. E si rischia di precipitare.

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