L’Appello
2 Marzo Mar 2019 0600 02 marzo 2019

Care senatrici, dite no alla catastrofe del ddl Pillon

Il disegno di legge del leghista Simone Pillon, quello che afferma la legge del più forte nelle famiglie, potrebbe essere approvato in Commissione Giustizia del Senato senza dibattito d’aula. Ora tocca alle donne della commissione reagire, al di là dell’appartenenza politica

Pillon Linkiesta
(Miguel MEDINA / AFP)

Fra le cose senza precedenti che stanno succedendo in Italia, ci potrebbe essere presto quella di una riforma del diritto di famiglia approvata senza dibattito d’aula. Non è mai successo. La famiglia è un tema che tocca tutti, costituzionalmente garantito, e anche per questo tutti i cambiamenti in materia sono stati discussi con un assoluto rilievo pubblico, tempi lunghi e il coinvolgimento non solo delle forze politiche ma anche dei media, dei corpi intermedi, dell'associazionismo. Il divorzio (Legge Fortuna-Baslini), approvata nel 1970 dopo cinue anni di discussione. La procreazione assistita (Legge 40), approvata nel 2004 dopo dieci anni di dibattito. L’affido condiviso, anno 2006, o il divorzio breve, anno 2015, entrambi scaturiti da ripetuti tentativi legislativi e arrivati al voto finale dopo una discussione che ha coinvolto l'intero Paese.

Il ddl Pillon no, non dovrà passare sotto le forche caudine di questo tipo di esame perché potrà essere varato dalla Commissione Giustizia del Senato (alla quale appartiene il senatore proponente) secondo le felpate regole dell'assegnazione in sede redigente. Significa che faranno tuttto lì, nel chiuso dei 24 membri della Commissione, e poi l’Aula sarà chiamata solo a dire il sì finale. In quel ristretto circolo ci sono solo otto rappresentanti donne, una assoluta minoranza. Quattro appartengono al Movimento Cinque Stelle, due al Pd, una a Forza Italia e una alla Svp. Qui si scrive per fare un appello a loro, che in quel contesto sono chiamate a rappresentare molto di più dei rispettivi partiti, e cioè l'interesse e il benessere di migliaia di ex-mogli e dei loro figli.

Ora, tocca alle donne della Commissione dire la loro. Il futuro di questa norma – che può essere silenziosamente respinta al mittente o diventare legge dello Stato – è soprattutto nelle loro mani

L’impianto del ddl di Simone Pillon è noto. Viene respinto persino da larga parte del mondo cattolico a cui il senatore dice di fare riferimento. C’è la follia dell’affido paritario a qualsiasi età (quindici giorni a casa di mamma, quindici da papà), c’è l’abolizione dell'assegno di mantenimento, c’è la fine dell’assegnazione della casa famigliare. C’è, soprattutto, il disconoscimento della violenza domestica, l’obbligo di sottoporsi a sei mesi di mediazione famigliare prima di separarsi, la potestà del padre rifiutato dai figli di sottrarli alla madre giudicata comunque “alienante”.

Insomma, è una norma che introduce nelle famiglie spezzate una specie di legge del più forte, con conseguenze gravi e misurabili anche statisticamente: Linda Laura Sabbadini, su La Stampa, ha dato di recente i numeri della possibile catastrofe che impoverirebbe un numero enorme di donne e leverebbe ogni tutela ai minori vittime di violenza diretta o assistita.

Ora, tocca alle donne della Commissione dire la loro. Il futuro di questa norma – che può essere silenziosamente respinta al mittente o diventare legge dello Stato – è soprattutto nelle loro mani, perché è difficile aspettarsi che i colleghi maschi comprendano fino a che punto la legge comprima diritti duramente conquistati.

Sappiamo tutti che mai come adesso gli ordini di scuderia dei partiti sono perentori, intransigibili. Che la dissidenza è punita, il controcanto giudicato lesa maestà. Ma se c'è un momento in cui serve un atto di disobbedienza e assertività è appunto questo, e sarebbe un gran momento se le donne della Commissione Giustizia riuscissero a parlare con la stessa voce per dire: fate quel che vi pare sulle grandi questioni, le complesse strategie di conservazione degli equilibri di governo, le decisioni-bandiera sulla giustizia, sulla Tav, sulle nomine, ma lasciate stare il privato delle donne e dei bambini. Non interferite in vite già molto complicate. Il nostro Sì, comunque, non lo avrete.

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