Dossier
Greenkiesta
15 Marzo Mar 2019 0600 15 marzo 2019

I cinque ingredienti perfetti per un’economia davvero circolare (anche fai da te)

In Italia la circular economy (CE) ha avuto un vero e proprio boom. Ma non cascate subito nelle mosse di marketing: l’economia circolare è un principio complesso, che parla sì di riciclo, ma specialmente di riuso, condivisione, equità. Per questo è soprattutto umana, e parte da ciascuno di noi

Economia Circolare_Linkiesta
Pixabay

Buon #climatestrike a tutti. È tempo per i politici d’intraprendere soluzioni coraggiose e fattibili se vogliono davvero raggiungere i risultati che ragazzi e adulti stanno chiedendo in queste ore nelle strade (e non solo pigramente dai social). Per tutelare il clima dobbiamo passare da un’economia petrocapitalista e lineare, fondata sul processo estrai-produci-consuma-dismetti dove la base dell’energia della trasformazione è sostenuta da fonti fossili a un’economia circolare, sociale, inclusiva, che preserva molti principi di mercato ma allo stesso tempo tutela alcuni beni comuni come i servizi ambientali ed è in grado di rigenerare il pianeta (per noi, mica per gli orsi polari). Nel nostro paese fortunatamente il tema dell’economia circolare ha avuto un vero e proprio boom. Ne parlano politici di destra e di sinistra (più la seconda in realtà), fanno a gara le corporation come ENI o Nestlè ad annunciare “svolte circolari” nel loro business, la celebrano associazioni e reti, annunciando che l’Italia è la nazione più circolare d’Europa. Attenzione però a non cascarci subito: l’economia circolare non è un principio banale e se vogliamo davvero farne uno strumento per decabonizzare l’economia allora dobbiamo mettere in azione una vera circular economy, omnicomprensiva, con ampli risvolti sociali, ambientali e economici.

Evitiamo che diventi una cosa vaga come la sostenibilità. Ecco dunque cinque idee per una CE, come l’abbreviano gli esperti.

  1. Non parliamo solo di rifiuti. In Italia alle conferenze che ormai ovunque si organizzano per parlare di CE spesso si parla solo ed esclusivamente di rifiuti e riciclo. Sebbene siano un pilastro fondamentale dell’economia circolare, dobbiamo ricordarci che lo scopo dell’economia circolare è quello di essere rigenerativa, sistemica e di far rimanere la materia nel ciclo economico, con la minor quantità d’input possibile. Questo significa non solo riciclare, ma anche riusare, trasformare i prodotti in servizi, rendere gli oggetti più riparabili, creare modelli industriali che abbiano impatti rigenerativi sulla società, significa ripensare il design dei processi, dei prodotti degli edifici e delle città. Il tema è complesso, val bene leggere qualche libro in proposito. Però ricordatevi: economia circolare≠ riciclo rifiuti. Questo è il primo assioma.
  2. Energie rinnovabili: oggi ci sono multinazionali che stanno pensando di rebrandizzarsi come “circular” solo perché usano packaging 100% riciclato, oppure recuperano tutti gli scarti industriali. Se volete essere un’impresa, un comune, una regione davvero circular dovete fare inizialmente tre cose:
  • realizzare un piano di dismissione degli impianti a fonti fossili (totale o parziale) con una deadline simbolica (2030, 2050) oppure smettere gradualmente di usare carbone, petrolio e infine minimizzare anche il consumo di gas.
  • creare un piano strategico di efficientamento energetico e approvvigionamento da fonti rinnovabili.
  • ripensare la mobilità, se siete un’azienda quelle dei dipendenti, incentivando trasporto pubblico o su bici (100€ in più a tutti i dipendenti che vengono in bici da oltre 3 km!), altrimenti la vostra (per l’autore questa è la sfida più faticosa).

Se si basa sullo sfruttamento dei lavoratori, su contratti che non danno garanzie, se distrugge necessariamente posti di lavoro, se crea un’economia di servizio che non crea occupazione, se discrimina per genere, classe, etnia, se ha capi strapagati e personale di base che fatica ad arrivare a fine mese, se riduce l’occupazione generale e non è sostenuta da politiche di reddito universale, collettivismo, economia del dono, quella non è economia circolare

Se non siete a energia rinnovabile scordatevi di essere circular, siete solo bravi a fare la differenziata.

  1. Condivisione! Possedere è out, esperire è cool. Noi abbiamo una mentalità incentrata sul possesso. Ci piace tenere il nostro piccolo capitale, la sicurezza degli oggetti. Eppure alcuni dei nostri possessi sono assolutamente inutili. Usiamo il trapano per venti minuti in media all’anno (ovvero ogni 569.400 minuti), la nostra auto giace inutilizzata per circa il 90% del suo tempo vita (eppure la produzione di un auto emette quasi la meta della CO2 del suo intero ciclo vita). Pensate quanto aumentate il valore d’uso di un oggetto e dei suoi materiali se lo condividete. E non preoccupatevi: ci sono aziende che hanno trovato il modo di fare lo stesso profitto, producendo di meno e offrendo più servizi.
  2. L’economia circolare è umana. Se si basa sullo sfruttamento dei lavoratori, su contratti che non danno garanzie, se distrugge necessariamente posti di lavoro, se crea un’economia di servizio che non crea occupazione, se discrimina per genere, classe, etnia, se ha capi strapagati e personale di base che fatica ad arrivare a fine mese, se riduce l’occupazione generale e non è sostenuta da politiche di reddito universale, collettivismo, economia del dono, quella non è economia circolare. Vi stanno ingannando poiché stanno creando il peggior rifiuto possibile: quello sociale. L’economia circolare è giusta, equa e redistributiva.
  3. La fanno solo le industrie? Assolutamente no! L’economia circolare si fa anche a casa. Innanzitutto al momento dell’acquisto: se un prodotto ha un’impronta carbonica o idrica elevata (carne bovina), il packaging non è riutilizzabile o facilmente riciclabile, se è sostituibile (acqua in bottiglia), se il prodotto viene usato solo per qualche minuto ogni anno, se non è facilmente riparabile (maledetto iPhone), se non è disegnato per valorizzare le sue componenti in cicli di vita successivi, questo prodotto non è circolare. Non accumulate le vostre soffitte e cantine, sono miniere urbane di materia e oggetti che possono essere altro. Fate la differenziata e attenzione all’organico! È una frazione importantissima. Nel vostro paese non fanno la differenziata? Tempo di arrabbiarsi.

Non basta fare #climatestike se non fate la CE a casa! E visto che a breve ci sono le europee votate per partiti rinnovabili al 100%. La vecchia melma si può sempre compostare.

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