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10 Maggio Mag 2019 0600 10 maggio 2019

Uccidete gli Mp3: ecco come ci stanno inquinando i suoni (che infatti fanno sempre più schifo)

Non è vero che gli algoritmi per comprimere i file musicali, come gli mp3, non si notano. Si sentono. Peggiorano il suono. Introducono rumori. Trasformano la musica in pappa (o in spazzatura) sonora. Il chitarrista e produttore Massimo Varini ha realizzato un video molto eloquente a riguardo

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Un po’ ce ne accorgiamo quando ascoltiamo qualche brano su Youtube, di quelli codificati non troppo bene. Le chitarre sembrano nell’acqua, o in un tubo. I piatti della batteria -capitasse di sentirli- hanno un che di phasing, tipo aereo che decolla. In genere tutto quello che sa di percussione con un suono basso (timpani, casse non troppo secche) è immerso in un mood padellesco, niente di davvero profondo, niente di davvero netto. Cerchiamo di ovviare comprando cuffioni che promettono bassoni (slabbrati), e rendono gli acuti striduli. È un fenomeno tipico del digitale di qualità bassa, e si chiama “aliasing”, o “sottocampionamento”. La conversione da qualità Cd (44, 1 khz, 16 bit, lo standard da un po’, anche se si registra a qualità più alta) ad altri formati “lossy” (con perdita di qualità, mp3 e altri) si sente. Anche dalle casse del computer o del telefonino.

Non parliamo di dinamica. I piano e i forte. Quella è la più martoriata. Qualche anno fa è finita la cosidetta “loudness war”, la guerra del volume che portava, mettiamo, la popstar italiana A a presentarsi allo studio di masterizzazione con in mano, poniamo, il Cd della popstar italiana B: “il mio deve suonare più forte del suo”. Death Magnetic dei Metallica (2008) è letteralmente inascoltabile per quanto è pompato e distorto: all’epoca ci furono proteste dei fan. Ma la gara a chi ce l’ha più grosso (il suono) è ancora presente, anzi necessaria, perché i dispositivi con i quali ascoltiamo musica hanno poco volume, dato che i produttori temono cause dagli utenti per danni auricolari, quindi la musica deve venire fuori forte. Anche i “piano” devono sentirsi forte. Il problema è che la musica senza dinamica o è un sospiro da broncospasmo o una piccozzata nelle orecchie.

E infatti ci stanchiamo presto, prima del solito. Un album su vinile si riesce ad ascoltare dall’inizio alla fine. Un disco in mp3 molto meno. La morte della contemplazione estetica, certo. Ma sarà solo per la frantumazione dell’oggetto album che i dischi interi non si sentono quasi più? Sarà solo per distrazione destinale che si va avanti a playlist usate come sottofondo? Un ascolto pessimo ridefinisce il concetto di musica d’ambiente: i suoni fanno tanto schifo che ti concentri su altro. Provato. Funziona.

Il paradosso vero è che la tecnologia va avanti, ma di sicuro il suono di oggi è generalmente peggiore di quello di 30 anni fa

Ma lasciamo stare i rilievi estetici. Il paradosso vero è che la tecnologia va avanti, ma di sicuro il suono di oggi è generalmente peggiore di quello di 30 anni fa. Il produttore Steve Albini (In utero dei Nirvana, e tanti altri dischi), uno che si definisce un artigiano, porta avanti una personale etica salvamondo, e sta nel suo studio di Chicago, pieno di antichi microfoni a valvole inglesi e russi, in occhialini gramsciani e tuta da meccanico (da dargli un bacio in fronte solo per la mise) è convinto che il digitale non sopravviverà, e usa solo l’analogico: il nastrone da due pollici di altezza, che va in un registratore grande come un frigorifero, da curare e tarare coi cacciavitini tipo Big Ben. Niente Mac, niente pro-tools, il programma che quasi tutti usano per registrare (e correggere i batteristi zoppicanti, i cantanti stonati, generare lo spaesamento delle voci Trap, ecc ecc).

Steve Albini

Ma noialtri poveri ascoltatori -né luddisti, e nemmeno feticisti da impianto audiophile da 50 mila euro- non abbiamo accesso a snobismi. Possiamo provare un abbonamento pro a Spotfy (mp3 a 320k, non male come qualità), possiamo scaricare da Itunes alla massima qualità. E per il resto suoni brutti. Ma brutti assai.

La riduzione del “peso” dei file, fatta per renderli più maneggiabili, trasmissibili, eccetera, non solo toglie dati, ma altera l’onda sonora, introducendo, oltre alle varie magagne di cui parlavo all’inizio, anche dei rumori, piuttosto inquietanti. Qualche tempo fa ho trovato su Youtube un video di Massimo Varini (questo è il suo canale, i suoi video sono tecnicamente limpidi, ineccepibili) che ha dei connotati horror.

CACCA ALERT. Siamo nel liquame sonoro, nell’uranio impoverito nelle orecchie, pensateci se avete dei figli con le cuffiette, e pensate a voi, vogliatevi bene. Varini, chitarrista, arrangiatore, produttore di mezzo pop italiano, oltre che didatta, si è messo lì con la sua solita chiarezza e pazienza. Ha fatto ascoltare un brano, in vari formati. Qualità Cd, mp3 a 128k, Apple. Fa sentire le differenze. Si avvertono meglio in cuffia, ma stando attenti vengono fuori anche con gli speaker del computer.

Apoteosi della monnezza: Varini ha messo in controfase il brano in due formati, uno buono e uno no, contemporaneamente. Che vuol dire controfase? Supponiamo di avere due onde sonore, a forma di sinusoide, cioè di serpente. Se sono in fase i due “serpenti” dell’onda saranno sovrapponibili. Se sono in perfetta controfase (vale a dire se invertiamo la fase di una delle onde) nel momento in cui l’onda A salirà l’onda B scenderà. Supponiamo di ascoltare in monofonia: le due onde si annulleranno. Risultato: nessun suono. Ora, se ascoltiamo, contemporaneamente, un brano in qualità Cd e uno molto compresso da algoritmi per la riduzione del peso del file, e mettiamo le due tracce in controfase, e in mono, tutti i suoni si annulleranno. Eccetto quelli che non corrispondono, cioè che esistono in una traccia, e nell’altra non ci sono.
Sentiremo tutte le frequenze in più che l’alta qualità di regala. E tutti i rumori che la conversione a qualità più bassa introduce. Un po’ come guardare una foto a bassa definizione e notare le ombre, le finte sagome, le acquosità che una compressione estrema dell’immagine porta. Be’ ad ascoltare le due esecuzioni in controfase siamo alla mostruosità sonora. Che ci spariamo nelle orecchie a volume più alto possibile. Ascoltare, e inorridire, per credere. Dal minuto 10, 30.

Massimo Varini

Varini (chissà se qualche medico ha qualcosa da dire a riguardo) consiglia, senza entrare nel campo dell’audiofilia di usare almeno file mp3 da 320k (o meglio aiff. o wav.), e di collegarsi, con un cavo (non col bluetooth, tutti i sistemi wireless rovinano il suono) a due casse decenti, da trecento euro. O a una buona cuffia. Il resto, a quanto pare, è spazzatura sonora. Vi piace?

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