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beast ecology
24 Maggio Mag 2019 0600 24 maggio 2019

Siete animalisti? Abbiate terrore degli animali, piuttosto

Abbiamo ridotto il misterioso mondo animale ai locali dog friendly. E sbagliamo. Il mondo animale è alterità fragilissima. E non accorgersene è la nostra vera rovina

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Foto Lemmonio Boreo

Sì, ma a parte i ragni i ratti, le zecche, le vipere, i millepiedi, e gli scarafaggi volanti che fanno schifo a tutti, un po’ di terrore per gli animali ce l’avete? Non dico schifo proprio, dico terrore, sacro terrore. Coscienza di trovarsi di fronte a un’alterità. Lo so è difficile se abitate, per es, a Milano dove è universale la sequenza cane/cacca/padrone/paletta/sacchetto, e dove anche i banconi dei bar sono cat & dog friendly, dove alla cena ci sta il pelosone d’ufficio a cui tutti fanno le coccole d’ufficio pure se è scostante (lui può, tu no) e sembra, pure come colore, un pokemon. O il gattone evirato e rintronato.

Dico, non vi fanno un po’ specie gli stormi di storni che navigano al tramonto sulla Stazione Centrale o su Termini a Roma, e nessun etologo ha ben capito perché si riuniscono lì, ma comunque incombono sul sole, come un bizzarro intermondo pointilliste? Qualche mese fa, a Roma, c’è stata una moria di storni. Precipitavano in strada. Venivano investiti dalle macchine. A Porta Pia. A San Lorenzo. A Prati. A Borgo Pio. Nessuna malattia trasmissibile all’uomo. Forse avvelenamento. Da che?

Non vi fanno un po’ specie gli stormi di storni che navigano al tramonto sulla Stazione Centrale o su Termini a Roma, e nessun etologo ha ben capito perché

Sempre qualche mese fa, in Romagna, c’erano i topi bianchi impazziti. Vicino Cesena, in contrada Rattolino (sic!) migliaia di ratti bianchi hanno invaso la carreggiata. Per giorni. Si mordevano tra di loro. Saltavano sulle macchine. Molti, anche qui, finivano investiti. È servito l’intervento dei vigili del fuoco. Forse l’invasione era dovuta alla chiusura di un allevamento di piccioni, che avrebbe privato del cibo i roditori. Forse. Pare. E sempre in Romagna, nella zona di Vergiano, più o meno nello stesso periodo c’era stata l’invasione degli uccelli. Come Hitchcock. Chi si è trovato il parabrezza nero di volatili impazziti. Chi ha sentito le botte alle finestre. Ecco. Non dico paura, ma sacro terrore, o almeno un po’ di eeriness, spaesamento a carico di un ignoto perturbante, dovrebbe venire.

Animalisti o non animalisti, il mondo naturale non è domestico. Comprende una serie di comportamenti che sono spesso misteriosi, e qualche volta, umanamente assoceremmo a pura cattiveria. Al di là della solita Mantide religiosa ci sono casi horror di pura meraviglia, che arrivano al controllo dei centri nervosi di animali morti da parte di funghi (sì, esistono formiche zombie, come descritto magistralmente qui). La Natura, e anche gli animali sono Alterità. E ci sono diversi modi di affrontare, schivare, integrare quest’alterità. Gli antichi, usavano il concetto un po’ simbolico, un po’ magico (e un po’ teoretico, almeno per i più spericolati come Tommaso Campanella) di Anima Mundi, secondo cui il mondo avrebbe un’anima, e sarebbe percorso da rispondenze liminari, un po’ materiali, e un po’ no, tra gli esseri. Nei bestiari medievali (E nella poesia di un Siciliano del Duecento, Stefano Protonotaro da Messina) si legge il modo di portare via i cuccioli alla tigre: basterebbe mettere davanti al felino uno specchio, essa resterebbe incantata a guardarsi, dimenticandosi dei cuccioli.

Poi la modernità e tanta nostalgia per un’impossibile integrazione tra uomo e natura. Quanta nostalgia nei lettori di Castaneda morti di fungo e di erbe raccolte male. Morire di nostalgia

È una sorta di traccia magica che percorre tutta la cultura, da Omero (Argo che saluta Ulisse e muore) a Wagner, che tra l’altro è stato uno dei primi antivivisezionisti tedeschi (come si nota magistralmente qui). Ma c’è e resta qualcosa di sacro quando si tratta degli animali. E dei loro simboli. Sacro e terrifico. Da lì i simboli di animali, potenti magicamente come gli animali stessi.

Poi la modernità e tanta nostalgia per un’impossibile integrazione tra uomo e natura. Abbiamo allevamenti intensivi la cui puzza di morte arriva a miglia e miglia di distanza, ma quanta nostalgia di Natura nei lettori di Castaneda morti di erbe raccolte male. C'è chi muore di tecnica (i polli, i vitelli, i maiali), c'è chi muore di nostalgia (gli sciamani maldestri).

Chissà, avrà avuto ragione Werner Herzog a dire che l’ultimo fottuto romantico è stato Walt Disney. Proprio Herzog ha girato il manifesto dell’antiromanticismo animalista, Grizzly Man, storia vera nella quale l’animalista Timothy Treadwell e la sua fidanzata finiscono sbranati da un Orso Bruno. Senz’altro ha ragione -dal suo punto di vista, perché qui si sta placidamente da quello della tigre e dello specchio- l’ultimo leopardiano Roberto Burioni nel dire che la Natura è caos e puzza. L’abbiamo voluta l’oggettività scientifica, teniamocela, salvo spaventarci un po’.

Più che Greta, per le sorti del Pianeta, farebbe paura il fatto che non ci sono più i moscerini sui fanali delle auto/moto. Pare il 70 per cento degli insetti sia scomparso negli ultimi anni. E torniamo agli storni, ai topi di cui si diceva all’inizio. Fate cagare il cane un po' dove vi pare, e prendetevi le multe. Ma speventatevi per tutto il resto.

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