Lotte intestine
26 Giugno Giu 2019 0601 26 giugno 2019

Addio Pd, ormai i partiti sono due: e adesso per i renziani c’è il modello Milano-Cortina con Lega e Forza Italia

Tra il partito e i gruppi parlamentari si sta scavando un fossato. L’ultimo episodio è di venerdì scorso, quando dei 111 parlamentari Pd a votare il decreto crescita si sono presentati in 29. Così il partito si divide tra sostegno ai 5 Stelle e alla destra

Renzi_Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

Ricordate quando, alla vigilia delle primarie del Pd che avrebbero incoronato (con un esito anche più eclatante del previsto) Nicola Zingaretti segretario, molti dicevano che avrebbe avuto enormi problemi nella gestione dei gruppi parlamentari che facevano capo a Matteo Renzi? Bene, questi problemi, negli ultimi giorni sono emersi in tutta la loro gravità. Per ora se ne parla solo sotto traccia, nelle chat di Whatsapp e nei corridoi di Montecitorio. Ma tra il partito e i gruppi parlamentari si sta scavando un fossato.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è datata venerdì 21 giugno. È pomeriggio quando in Aula alla Camera si vota il decreto crescita, già blindato dalla maggioranza e dall'astensione di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Dei 111 deputati dem, partecipano al voto solo in 29. Gli altri? Assenti, per lo più ingiustificati. "Molti avevano l'ultimo aereo", dirà Ivan Scalfarotto, uno dei pochi presenti. Zingaretti va in escandescenze e chiede pubblicamente spiegazioni. Il capogruppo Graziano Delrio, anch'egli assente, si assume le responsabilità dell'accaduto.

Non è un caso che i continui appelli alle urne del segretario dem, vengano accolti con crescente freddezza da parte dei deputati renziani

Ma quell'uscita del segretario, così smaccatamente critica nei confronti dei "suoi" parlamentari, per essersi assentati in occasione "di una votazione già decisa", come fa notare un deputato dell'area di Luca Lotti e Lorenzo Guerini, "è stata recepita malissimo, come una provocazione". La situazione, d'altronde, era già tesa, dopo i fatti riguardanti proprio l'ex ministro dello Sport e il suo coinvolgimento nella vicenda delle nomine del Csm. E la mediazione dello stesso Guerini, che ha portato all'ennesima pax dopo la Direzione della scorsa settimana, è ancora una volta in procinto di saltare.

"Se non si va a votare, per Zingaretti sarà sempre più complicato gestire i suoi gruppi parlamentari", afferma un altro membro della corrente di maggioranza a Montecitorio, Base riformista. "Se si andasse al voto, avrebbe la possibilità di rimettere mano alle liste e quindi di plasmarle a sua immagine e somiglianza come ha fatto con la segreteria. Ma se il governo resiste, allora si mette male per lui". Non è un caso, come fanno notare in molti, che i continui appelli alle urne del segretario dem, vengano accolti con crescente freddezza da parte dei deputati renziani, molti dei quali sanno perfettamente che la loro esperienza parlamentare (con relativo super stipendio) terminerebbe qui.

La situazione è resa ancora più fluida dalla graduale uscita di scena di Matteo Renzi dalle dinamiche interne al Pd

Tanto che c'è una parte dei parlamentari, che fino a ieri non ne volevano neppure sentire parlare, che apre (chi con le parole, vedi Antonello Giacomelli, chi con i fatti, strizzando l'occhio alle proposte grilline) ad un possibile ritorno di fiamma con i Cinque Stelle, pur di scongiurare l'ipotesi del voto anticipato. Ma la novità dell'ultim'ora è che altri deputati di estrazione renziana stanno cominciando a fantasticare sul modello Milano-Cortina, ossia un'improbabile (temporanea) "alleanza del fare" con Lega e Forza Italia, che metta mano alle questioni economiche più urgenti ed eviti la mannaia delle urne.

La situazione è resa ancora più fluida dalla graduale uscita di scena di Matteo Renzi dalle dinamiche interne al Pd. L'ex segretario si muove ormai da corpo estraneo, da battitore libero, e sembra più interessato alle possibili evoluzioni del dibattito interno a Forza Italia (dove guarda con estremo interesse all'ascesa della candidatura di Mara Carfagna) che a quando si muove nell'universo dem. Questa mancanza di leadership ha ripercussioni pesanti sulla tenuta della minoranza interna al Pd, che in Parlamento è maggioranza, ma che si è frantumata ormai in corpuscoli sempre più autonomi e fuori controllo.

È per questo che, dalle parti del Nazareno, c'è preoccupazione, ma solo fino ad un certo punto. Zingaretti sa che senza la guida diretta di Renzi, la pattuglia parlamentare naviga a vista e lui ha il coltello dalla parte del manico, soprattutto dal punto di vista mediatico. "Secondo voi perché i renziani, se vogliamo ancora chiamarli così, hanno tenuto sotto traccia il loro malcontento per le critiche del segretario riguardo l'assenza di venerdì?", si chiedono al quartier generale dem. "Perché è un po' difficile che gli elettori o i militanti si facciano in quattro per difendere l'indifendibile".

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