Più morti che vivi
4 Luglio Lug 2019 0600 04 luglio 2019

Declino demografico: solo gli stranieri salvano l’Italia dal disastro

Gli italiani sono ormai solo 55 milioni e 104mila unità. L’Istat spiega che se il declino demografico viaggia a un ritmo più lento è solo grazie agli stranieri presenti nel nostro Paese. Senza gli stranieri, in quattro anni la popolazione si sarebbe ridotta di 1,3 milioni. Un Paese fantasma

Migranti_Linkiesta

Dopo la recessione economica, ora arriva anche il declino demografico. L’Italia non cresce e gli italiani non fanno bambini. E forse le due cose non sono per niente slegate. È l’Istat a metterlo nero su bianco nel suo ultimo bilancio sulla popolazione riferito al 2018: per la prima volta, negli ultimi 90 anni, i residenti in Italia sono 60,4 milioni circa, pari a oltre 124mila persone in meno in un anno, vale a dire un calo di più di 400mila unità in quattro anni. E se il declino demografico viaggia a un ritmo più lento è solo grazie agli stranieri presenti nel nostro Paese. Il calo di popolazione, spiega l’Istat, è interamente attribuibile agli italiani, che sono scesi a sole 55 milioni e 104mila unità. Senza gli stranieri, in quattro anni la popolazione italiana si sarebbe ridotta di 1 milione e 300mila unità.

Sembra un bollettino di guerra. Basti pensare che da fine 2014 è come se dal territorio italiano fosse scomparsa una città grande come Palermo, con 677mila abitanti. E la perdita è stata contenuta solo grazie alle nuove acquisizioni di cittadinanza da parte degli immigrati – pari a oltre 638mila, anche queste in calo di quasi un quarto – e alla presenza di più di 241mila stranieri sul territorio. Che a fine 2018 erano 5,2 milioni, tra quelli iscritti all’anagrafe, aumentati del 2,2% rispetto al 2017, coprendo l’8,7% del totale della popolazione residente. Le nazionalità con almeno 10mila residenti sono 50, confermando il profilo multietnico del nostro Paese.

Da fine 2014 è come se dal territorio italiano fosse scomparsa una città grande come Palermo con 677mila abitanti. E la perdita è stata contenuta solo grazie alla presenza straniera

Le culle degli italiani, però, restano vuote. La dinamica “naturale” della sostituzione di chi muore con chi nasce in Italia si è persa da tempo. Già a partire dal 2015 il numero di nascite è sceso sotto il mezzo milione e nel 2018 si registra un nuovo record negativo: sono stati iscritti in anagrafe per nascita solo 439.747 bambini, il minimo storico dall’Unità d’Italia. Nel corso del 2018 la differenza tra nati e morti è negativa e pari a -193mila. Tutta Italia, da Nord a Sud, ha il segno meno davanti al numero dei residenti, tranne Bolzano, unica isola felice dove le nascite sono più dei funerali, con un +1,7 per mille.

Con una particolarità: il deficit di nascite rispetto ai decessi si riscontra solo nella popolazione di cittadinanza italiana (-251mila). Ancora una volta, è grazie agli immigrati se i numeri sono meno disastrosi di quanto potrebbero essere. Per la popolazione straniera, il saldo naturale è positivo (+57.554). Conseguenza della più alta natalità tra gli stranieri, rispetto agli italiani, ma anche della bassa mortalità dovuta alla più giovane età degli immigrati. Cosa che fa sì che gli stranieri contribuiscano al mantenimento del nostro sistema pensionistico, che al contrario interessa soprattutto i vecchi italiani.

E se l’incremento delle nascite registrato fino al 2008 era dovuto principalmente alle donne straniere, negli ultimi anni ha iniziato progressivamente a ridursi anche il numero di stranieri nati in Italia. Nel 2018 sono stati solo 65.444 i bambini stranieri nati sul nostro territorio. Tra le cause del calo, la diminuzione dei flussi femminili in entrata nel nostro Paese e il progressivo invecchiamento della popolazione immigrata.

Il deficit di nascite rispetto ai decessi si riscontra solo nella popolazione di cittadinanza italiana (-251mila). Per la popolazione straniera, invece, il saldo naturale è positivo (+57.554)

L’Italia, a guardare i numeri, risulta meno attrattiva sia per gli stranieri sia per gli italiani stessi, che fanno le valigie verso Paesi esteri. Nel 2018 gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero si sono ridotti del 3,2% rispetto al 2017. In compenso, le persone che nel 2018 hanno lasciato il nostro Paese sono quasi 157mila, con un aumento di 2mila unità rispetto al 2017. Il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%), mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%). Tra questi si contano anche cittadini di origine straniera che emigrano in un Paese terzo o fanno rientro nel Paese d’origine dopo aver trascorso un periodo in Italia e aver acquisito la cittadinanza italiana.

A spopolarsi sono soprattutto le regioni del Mezzogiorno e le isole. Non solo perché qui risiedono meno stranieri rispetto al Nord, ma anche per le migrazioni crescenti da Sud a Nord. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -5,2 per mille della Calabria e il 3,5 per mille della provincia autonoma di Bolzano. Tutte le regioni del Sud hanno il segno meno davanti ai numeri delle anagrafi, facendo registrare una vera e propria fuga, come da anni mette in allarme lo Svimez. Solo nel biennio 2016-2017, nelle regioni meridionali si contano 146mila abitanti in meno. È come se sparisse da un anno all’altro una città meridionale di medie dimensioni. Un Meridione deserto, in un Paese fantasma, con pochi immigrati (altro che invasione) e senza bambini.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook