Carola e i suoi fratelli
24 Luglio Lug 2019 0600 24 luglio 2019

Il decreto sicurezza bis? È solo un regolamento di conti contro i nemici di Salvini

Il decreto non ha alcun requisito di urgenza e necessità. Diminuiscono i furti, le rapine, gli omicidi, e proprio secondo il Viminale gli sbarchi sono ridotti del 96% negli ultimi due anni. È solo una norma per colpire i nemici di Salvini e per concentrare nelle sue mani poteri e decisioni

Salvini_Linkiesta

Per il mio Paese e per i nostri figli non mi sarei mai augurata un decreto come il Sicurezza bis, su cui arriverà ennesimo voto di fiducia alla Camera. Un provvedimento che non ha nulla a che vedere né con la sicurezza degli italiani né con i poco più di 3.000 disperati che nei primi 6 mesi dell’anno sono sbarcati sulle nostre coste. C’entra invece molto con la paura del futuro che ormai rende irrespirabile l'aria del Paese e con la vergognosa e pericolosissima strumentalizzazione politica che il governo giallobruno ne sta facendo. La maggioranza non sa dare certezze sul futuro agli italiani, non ha la capacità di risolvere i loro problemi, non ha risposte per combattere le crisi economica, sociale e culturale dilaganti, per fermare le morti sul lavoro, per mitigare gli effetti dei mutamenti climatici, per arrestare i femminicidi compiuti da italianissimi ex compagni e mariti! Non avendo soluzioni da proporre per i problemi reali degli italiani, il governo indica un capo espiatorio, un nemico ben individuabile da colpire. Oggi sono le Ong e i migranti, domani chissà. Una operazione di distrazione di massa fatta sulla pelle dei disperati, che è solo un primo passo nella guerra dell’esecutivo ai poveri, ai diversi, agli emarginati, ai non conformisti.

Il cosiddetto dl Sicurezza bis non ha alcun requisito di urgenza e necessità: come ci dicono i dati ufficiali diminuiscono i reati che destano allarme sociale, come furti, rapine, omicidi, e il Viminale certifica una riduzione degli sbarchi – nell’ultimo biennio - superiore al 96%. Come ha riconosciuto pubblicamente la stessa ministra Trento, insomma, non c’è alcuna emergenza. Occupandosi di immigrazione, riforma del codice penale, sicurezza negli stadi e sicurezza alle Universiadi di Napoli, il provvedimento non risponde neanche al requisito dell’uniformità di materia. Il Sicurezza bis, tra l’altro, inasprisce la pena per chi usa di caschi, o qualunque altro mezzo che renda difficile il riconoscimento nelle manifestazioni e stanzia risorse per il miglioramento e il ricambio del vestiario del personale della Polizia, ma non coglie l’occasione per inserire un codice identificativo sulle uniformi come segnale di trasparenza. A diciotto anni dal G8 di Genova sarebbe stata una misura da adottare a garanzia di tutti i cittadini.

Abbiamo quindi un problema sia di merito che di metodo: è una norma-propaganda che mira sostanzialmente a colpire i nemici del ministro dell'Interno e a concentrare nelle sue mani poteri e decisioni. E si fa questa operazione, che incide sui diritti fondamentali delle persone, esautorando ancora una volta il ruolo del Parlamento e limitando il confronto dentro il campo ristretto della sola maggioranza. Nel merito faccio mie le osservazioni del Tavolo Asilo Nazionale – il coordinamento permanente che riunisce le più grandi organizzazioni di volontariato che lavorano sui temi dell'accoglienza dei più deboli, della lotta alla povertà, dei diritti tra cui Acli, Amnesty International, Arci e Legambiente.

Accostando di fatto il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, eventualmente commesso da una Ong, a quelli di competenza delle Direzioni Distrettuali Antimafia si aggravano queste ultime con indagini che tolgono risorse alla lotta alla mafia, quello sì il vero problema da affrontare

Contestiamo prima di tutto la scelta di trasferire la competenza al Ministero dell’Interno collegando la gestione dei fenomeni migratori a una esclusiva questione di sicurezza pubblica. In secondo luogo la considerazione dei migranti come pregiudizievolmente “pericolosi”. La previsione di poter emettere un provvedimento per limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta in acque territoriali alle navi che prestano soccorso in mare quando si ipotizza il fenomeno di immigrazione irregolare, significa negare l’accesso alla protezione internazionale considerato che attualmente non ci sono vie di ingresso sicure e legali verso l’UE. In pratica con questo misura del dl Sicurezza Bis si mettono in atto respingimenti collettivi, in violazione dell’art.33 della Convenzione di Ginevra che sancisce il principio del non refoulement.
Le pesanti sanzioni previste nei confronti di comandante, armatore e proprietario della nave qualora, dopo aver soccorso le persone in mare, le conducano nei pressi delle nostre coste e dei nostri porti sono misure che mettono a repentaglio l’attività stessa di soccorso in mare. Così facendo, per giunta, si creerebbe un tesoretto sulla pelle dei migranti e dei volontari delle ONG. Una vergogna.

Pericoloso anche il trasferimento di competenza dai tribunali ordinari a quelli distrettuali: accostando di fatto il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, eventualmente commesso da una Ong, a quelli di competenza delle Direzioni Distrettuali Antimafia si aggravano queste ultime con indagini che tolgono risorse alla lotta alla mafia. Quella si, una vera emergenza da combattere con tutti i mezzi a disposizione. L’istituzione di un fondo con finalità premiali sui rimpatri rischia di finanziare anche Paesi che violano diritti umani fondamentali e di aprire un “mercato dei rimpatri”. Inoltre un fondo siffatto snaturerebbe le finalità ultime della cooperazione allo sviluppo.

Vorrei poi sapere perché la Lega e l'allora eurodeputato Matteo Salvini non hanno mai partecipato alle 22 riunioni in cui l'Italia – con lo straordinario lavoro di Elly Schlein – si batteva per la riforma del Trattato di Dublino. Che, lo ricordo, inchioda nel nostro Paese i migranti che sbarcano sulle nostre coste e ne impedisce la ricollocazione distribuita tra gli Stati europei. Sono tra i garanti della missione Mediterranea, che è una grande operazione di umanità e partecipazione di cui sono protagonisti i cittadini. Noi smetteremo di andare per mare quando l'Italia e l'Europa torneranno a svolgere anche un ruolo umanitario, ad aprire canali legali di ingresso in UE e fare politica estera. E a chi dice che così i consensi della Lega continueranno a crescere, rispondiamo che temiamo più il giudizio della storia che quello delle urne. Per gestire il fenomeno epocale delle migrazioni servirebbe un governo autorevole capace di andare in Europa (ma il nostro Ministro dell’interno ha ben pensato di saltare anche l’ultima riunione sul tema immigrazioni) per fare proposte di politiche e soluzioni condivise e stringere alleanze utili al Paese e al futuro, anziché fare asse con i Paesi di Visegrad. Invece ci ritroviamo un governo in eterna crisi adolescenziale che un giorno litiga e il giorno dopo fa pace, un teatrino indegno che nasconde un eterno mercanteggiare: tu dai una cosa a me da gettare in pasto alla folla, io do una cosa a te per coprire i tuoi scandali!

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