Riforme costituzionali
7 Ottobre Ott 2019 1600 07 ottobre 2019

Per Bonino il taglio dei parlamentari è un’amputazione della democrazia

La fondatrice di +Europa spiega perché la misura promossa dai Cinque stelle è un vero affronto al Parlamento, che creerà danni irreparabili alla democrazia rappresentativa

Emma Bonino
TIZIANA FABI / AFP

Il disegno di legge costituzionale sul taglio dei parlamentari è sbarcato nell'aula della Camera, in tutta la sua complessità. Solerti e fedeli a una delle promosse bandiera del partito, i 5stelle hanno sferrato l'ennesimo colpo al corpo istituzionale del Paese. Criticità e dubbi non hanno trovato risposta contro quello che è il bene comune e primario, ovvero la tenuta del governo.
Criticità e dubbi, però, che hanno contagiato una ricca fronda parlamentare di politici, tra cui Emma Bonino. +Europa infatti si è schierata fin da subito sul fronte del no, considerando la misura dei pentastellati una vera «ghigliottina dell'antipolitica». Il motivo principale? «La paura dei danni irreparabili per la democrazia italiana che deriveranno sul piano istituzionale», come spiega la fondatrice di +Europa.

Bonino, perché giudica il taglio dei parlamentari una "mutilazione” della Costituzione?
Le premetto che io non sono affatto contraria a una riduzione del numero dei parlamentari, che è già stata approvata due volte dal Parlamento (nel 2005 e nel 2016) nell’ambito di riforme costituzionali più articolate, che non sono entrate in vigore perché in entrambi i casi prevalse il No nel referendum confermativo.
Sono invece contraria a questo “taglio”, perché la riduzione del numero di deputati e senatori dovrebbe, come minimo, tenere conto dei criteri di rappresentatività politica e territoriale e dei principi funzionali dell’attività delle camere. Inoltre, dovrebbe seguire e non precedere la riforma del bicameralismo paritario, che è uno dei problemi irrisolti del nostro sistema istituzionale. Invece, qui si parte del taglio degli eletti, senza badare alle conseguenze che un simile taglio comporterebbe. Ad esempio, il Senato, in base all’attuale legge elettorale e agli attuali regolamenti, potrebbe facilmente diventare una camera “monocolore” e avere troppi pochi eletti per far funzionare l’attività delle commissioni.

C'è il rischio di innescare un cortocircuito con una legge elettorale ancora da stabilire e la proposta dei 5 stelle?
Tra gli effetti negativi di questa cosiddetta "riforma" c’è anche l’idea che una riduzione del numero dei Parlamentari, per evitare conseguenze negative per la rappresentatività delle camere, debba portare necessariamente a un sistema elettorale proporzionale, ovviamente ritagliato sulle esigenze delle attuali forze di maggioranza. Io voglio difendere il principio della rappresentatività delle camere, ma non rinunciare a sostenere una legge elettorale maggioritaria.

Più che una strategia di sopravvivenza, quella della maggioranza giallorossa mi sembra un suicidio differito

Emma Bonino

A questa legge devono seguire anche dei contrappesi, onde evitare uno squilibrio antidemocratico...
I contrappesi vanno messi insieme ai pesi, non dopo. Domani si voterà questa legge e apprendiamo dalle agenzie di stampa che la maggioranza, qualche minuto prima del voto, annuncerà le riforme costituzionali successive. Siamo sotto il minimo sindacale della serietà. Centinaia di parlamentari cambieranno la Costituzione con più leggerezza di quella che userebbero per cambiare il regolamento del proprio condominio.

La riforma sarà appoggiata da gran parte del Pd e forse anche dal centrodestra. La vostra posizione è dovuta dalla paura di perdere la forza parlamentare?
Io ho paura dei danni irreparabili per la democrazia italiana che deriveranno sul piano istituzionale dalla mera amputazione della rappresentanza democratica e sul piano politico dalla capitolazione di tutti i partiti – tutti, nessuno escluso, a parte +Europa – all’ideologia antiparlamentare del M5S. Ormai si parla del Parlamento come di un puro centro di costo, come un ente inutile che potrebbe essere ridotto a una sorta di Cda della piattaforma Rousseau.

Ha mai assistito a una simile strategia di sopravvivenza da parte di un governo?
Più che una strategia di sopravvivenza, quella della maggioranza giallorossa mi sembra un suicidio differito. Non ho ancora capito come la scelta opportunistica di PD, Italia Viva e Leu di pagare a Di Maio questa tangente ideologica possa servire a rafforzare un esecutivo la cui credibilità, in teoria, dovrebbe fondarsi su una vera discontinuità con lo stile, le politiche e le retoriche del governo gialloverde. Invece, come prima cosa, prendono la legge simbolo della precedente maggioranza e ne completano il processo di approvazione. Finiscono volenterosamente il lavoro della coalizione Di Maio-Salvini. Mi fa quasi sorridere che quelli che accusavano i contrari al governo Conte II di fare il gioco di Salvini oggi approvino una modifica della Costituzione che, se si votasse a regole date, darebbe a Salvini la maggioranza assoluta dei senatori. Infatti la Lega voterà a favore, come anche Fratelli d’Italia. Salvo +Europa vedremo un parlamento votare di fatto all’unanimità.

Sarà poi così rilevante l'eventuale risparmio economico? Non crede che forse era meglio partire da una riduzione degli stipendi...
Il risparmio che ogni anno deriverà da questa riforma sarà di poco più di 50 milioni di euro. Si tratta del bilancio di una cittadina di media grandezza, come Moncalieri o Viterbo. Si sarebbe potuto ottenere lo stesso risparmio con misure di contenimento di altre spese, comprese le indennità e le diarie parlamentari, sicuramente meno impattanti sul piano della rappresentatività democratica. Però il problema è proprio alla radice. Non si può accettare di discutere di questo tema come se il costo delle Camere e in generale quello della democrazia fosse, in sé, una spesa inutile, tendenzialmente da azzerare.

Mi verrebbe da dire che manca in primo luogo l’onestà, il valore così retoricamente sbandierato dai grillini. L’onestà di dire quello che si pensa e di non fare scelte di convenienza immediata

Emma Bonino

C'è un principio etico dietro questa riforma o andiamo verso una mossa eversiva per depotenziare la democrazia rappresentativa in Italia?
L’unica etica che c’è – se la vogliamo chiamare etica… - è quella dello sfascio e dell’oltraggio al Parlamento, che i promotori di questa legge propongono di fatto di sostituire con forme di consultazione popolare di tipo tendenzialmente plebiscitario, su piattaforme private e partitiche. Questo governo è già nato così. Con un via libera su Rousseau, cioè su un sistema di voto a distanza che per il Garante della Privacy non rispetta criteri minimi di affidabilità e trasparenza.

Siamo di fronte all'avvento ufficiale della democrazia diretta in veste digitale targata Movimento 5 stelle?
La democrazia diretta teleguidata da una srl è la partitocrazia 2.0. La democrazia diretta che io ho conosciuto e organizzato, quella dei referendum abrogativi, è uno strumento di controllo del legislatore da parte dei cittadini, non un sistema di condizionamento degli elettori da parte dei partiti o del potere politico.

Un terzo dei parlamentari sta per cadere sotto i colpi dell'antipolitica, dopo i vitalizi, le indennità e il finanziamento pubblico ai partiti, battaglia che porta proprio la sua firma. Se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa delle sue battaglie politiche?
Le battaglie radicali contro il finanziamento pubblico dei partiti o sui grandi referendum civili, economici, istituzionali e sulla giustizia nascevano dalla difesa delle istituzioni e dello stato di diritto contro gli abusi del sistema dei partiti. Noi partivamo dal principio della centralità del Parlamento e dall’esigenza di assicurare la trasparenza e la correttezza dei suoi lavori. Da lì nacquero le grandi battaglie per il rispetto del Regolamento di Camera e Senato e poi le trasmissioni delle sedute da parte di Radio Radicale. Anche sul finanziamento pubblico noi proponevamo un sistema che consentisse di dare servizi a tutta la politica e non soldi ai soli partiti presenti in Parlamento. Nessun radicale ha mai sostenuto che la democrazia potesse essere gratis e dovesse superare le istituzioni parlamentari. Noi eravamo e siamo radicalmente liberaldemocratici. L’ideologia antipolitica è radicalmente antiliberale e antidemocratica.

Cosa manca alle nuove lotte politiche per colmare quel vuoto lasciato dalle istanze sollevate da lei e dai Radicali nel corso della sua carriera?
Mi verrebbe da dire che manca in primo luogo l’onestà, il valore così retoricamente sbandierato dai grillini. L’onestà di dire quello che si pensa e di non fare scelte di convenienza immediata. Pensa che non sappia che in una opinione pubblica intossicata da anni e anni di retorica antiparlamentare opporsi a questo taglio è sommamente impopolare?

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook