Dossier
Cronache dall'impeachment
CRONACHE DALL’IMPEACHMENT
5 Novembre Nov 2019 0600 05 novembre 2019

L’ex ambasciatrice Usa in Ucraina ha detto di essere stata minacciata da Donald Trump

Sono state rese pubbliche le testimonianze di due funzionari, tra cui quella di Marie Yovanovitch, licenziata a maggio dal presidente. Secondo la donna, Rudy Giuliani portava avanti a Kiev affari contrari a quelli ufficiali della diplomazia americana, mettendo a rischio la sicurezza nazionale

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NICHOLAS KAMM / AFP

L’inizio della fase due dell’indagine
I democratici hanno avviato una nuova fase critica dell’indagine sull'impeachment di Donald Trump rendendo pubbliche le trascrizioni delle deposizioni di due testimoni che nelle scorse settimane hanno testimoniato a porte chiuse. Una è l'ex ambasciatrice americana in Ucraina Marie Yovanovitch e l’altro è Michael McKinley, ex consigliere senior del segretario di Stato Mike Pompeo. La mossa segna l'inizio di un passaggio cruciale: dalle indagini a porte chiuse a quella a porte aperte e alle future audizioni in diretta tv, nel tentativo di convincere gli americani della necessità di mettere sotto accusa Trump e poi rimuoverlo. Trump ha risposto a suo modo, con un torrente di tweet e abusi personali nei confronti del presidente della commissione d'intelligence Adam Schiff, l’uomo che sta guidando l’indagine.

Cosa c’è nella testimonianza dell’ex ambasciatrice Usa in Ucraina
Marie Yovanovitch - ambasciatrice Usa in Ucraina fino a maggio del 2019, quando è stata licenziata su due piedi da Trump - nella sua deposizione ha detto di essere stata vittima di una campagna di diffamazione messa in atto da Rudy Giuliani e da alcuni funzionari ucraini e che Rudy Giuliani stava portando avanti a sua insaputa una sorta di diplomazia alternativa nei confronti dell’Ucraina opposta alla posizione ufficiale degli Stati Uniti, prendendo contatti con funzionari sospettati di favorire la corruzione. Yovanovitch ha anche descritto il disagio e la paura quando è venuta a sapere che Trump, nella famosa telefonata del 25 luglio con il presidente ucraino si era riferito a lei come «bad news» e aveva detto che aveva «dei problemi». A domanda diretta se si sia sentita minacciata Yovanovitch ha risposto di sì e che si sente ancora adesso. In un altro passo della testimonianza Yovanovitch racconta di quando ha chiesto consiglio a Gordon Sondland, ambasciatore Usa all’unione Europea, su come fare a difendersi dalle accuse contro di lei e lui le ha suggerito di twittare delle frasi di sostegno a Trump.

Cosa c’è nella testimonianza di Michael McKinley
L’ex consigliere senior del segretario di Stato Mike Pompeo ha di fatto contraddetto il suo capo che in più di un’occasione ha affermato di non avere ricevuto nessun tipo di lamentela circa le sorti dell’ex ambasciatrice Yovanovitch. McKinley invece ha detto che in tre occasioni aveva fatto presente a Pompeo la sua preoccupazione per l’aggressione che stava subendo l’ambasciatrice. McKinley ha anche detto che era sua convinzione la condotta della politica americana nei confronti dell'Ucraina da parte di alcuni funzionari del Dipartimento di Stato stesse danneggiando l'integrità del lavoro diplomatico del Dipartimento.

Chi doveva presentarsi lunedì e non l’ha fatto
viLunedì erano previste quattro testimonianze, ma nessuno dei quattro funzionari chiamati a testimoniare si è presentato. I quattro sono: John Eisenberg, vice consigliere del Presidente per gli affari di sicurezza nazionale e consulente legale del Consiglio di Sicurezza Nazionale; Robert Blair, assistente del Presidente e consigliere senior del chief of staff Mulvaney; Michael Ellis, consigliere associato senior del Presidente e vice consigliere legale del Consiglio di Sicurezza Nazionale e Brian McCormack, direttore associato per le risorse naturali, l'energia e la scienza presso l'Ufficio di gestione e bilancio. Tutti e quattro i testimoni erano stati citati in giudizio per comparire e testimoniare. Parlando con i giornalisti Adam Schiff ha fatto capire che queste assenze andranno a far parte della documentazione che il Congresso sta raccogliendo per acccusare Trump anche di ostruzione della giustizia, oltre che di abuso di potere. “I funzionari della Casa Bianca che hanno sfidato le citazioni del Congresso e si sono rifiutati di presentarsi accresceranno ulteriormente il corpus di prove contro il presidente circa un potenziale ostacolo al Congresso”.

Altre brutte notizie per Trump
La corte di appello federale ha deliberato che la richiesta del procuratore di New York di ottenere la dichiarazione delle tasse di Trump e altri documenti finanziari è legittima e che le argomentazioni degli avvocati di Trump ovvero che il Presidente gode di immunità assoluta va respinta. L’indagine in oggetto è quella portata avanti dal procuratore distrettuale di Manhattan Cyrus R. Vance e riguarda il pagamento illegittimo avvenuto prima delle elezioni nei confronti di due donne, Stephanie Clifford conosciuta come Stormy Daniels e Karen McDougal, con cui Trump avrebbe avuto una relazione. Gli avvocati di Trump hanno già detto che presenteranno ricorso ed è probabile che questa disputa arrivi fino alla Corte Suprema. L’altra brutta notizia per Trump riguarda Lev Parnas, il socio in affari di Rudy Giuliani, accusato e arrestato il mese scorso per violazione della legge sul finanziamento delle campagne politiche. L’avvocato di Parnas ha detto che il suo assistito è disposto a collaborare nell’ambito dell'inchiesta sull’impeachment. Subito dopo il suo arresto Trump aveva dichiarato di non conoscere Parnas.

L’ossessione per l’identità del whistleblower
Continua l’ossessione di Trump sull’identità del whistleblower che ha dato inizio all’indagine di impeachment. Durante il comizio di lunedì sera in Kentucky Trump ha ripetuto le accuse dicendo che il whistleblower ha detto falsità e che è motivato politicamente. Durante la sua trasmissione su FoxNews Sean Hannity ha detto di sapere il nome, ma di non volerlo ancora rivelare.

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