Per non perdere la priorità acquisita
13 Novembre Nov 2019 0600 13 novembre 2019

Ecco perché a Milano non si trova mai il taxi (ne mancano almeno 500)

Il sindaco Beppe Sala vorrebbe concedere altre licenze, visto che le ultime sono del 2003 e il totale non basta più a una città con 7 milioni di turisti l’anno. Intanto, tra il malcontento delle associazioni di categoria, la città fatica a competere con le metropoli europee

Taxi_Milano_Linkiesta
Photo by Lexi Ruskell on Unsplash

È sicuramente a partire dall’esperienza fruttuosa e positiva di Expo 2015 che Milano ha conosciuto una costante crescita economica e uno sviluppo urbano e turistico senza precedenti. Se è quasi impossibile dire oggi lo stesso per altre principali città italiane, il capoluogo lombardo si appresta a concorrere con metropoli europee che per ricchezza, attrattività, competitività e servizi pubblicipensiamo a Barcellona, a Monaco, a Londra o a Parigi sono considerate modelli vincenti.

Pochi giorni fa il sindaco Giuseppe Sala è tornato su un tema, quello che riguarda l’efficienza del servizio delle auto bianche, che da giugno scorso resta ancora in fase di discussione. Mal digerito dalle associazioni di categoria e dal sindacato, resiste il proposito di Sala di rilasciare 500 nuove licenze al fine di potenziare la flotta dei taxi sul territorio di Milano. Dove negli ultimi cinque anni c'è stato un costante aumento del numero di turisti: oltre sette milioni l’anno. Ma il due ottobre scorso la Regione Lombardia a cui spetta l’ultima parola sulla proposta di rilasciare nuove licenze, così come vorrebbe Palazzo Marino, ha detto no. Chiedendo alla giunta comunale di provvedere a uno studio ed evitare di adottare una decisione in modo unilaterale.

Se si guardano gli ultimi dati aggiornati, il numero di auto bianche a Milano – a dirlo è l’Autorità di regolazione dei trasporti – dal 2006 al 2016 è rimasto pressoché invariato. Nonostante il decreto Bersani Milano si ferma a 4855 taxi. L’ultima volta che nel capoluogo lombardo sono state rilasciate nuove licenze è stato nel 2003, quando l’allora sindaco Gabriele Albertini, era riuscito dopo le proteste dei tassisti, a strapparne 302. Dopo 16 anni, nessuna altra amministrazione ha avanzato una richiesta che per Sala è una priorità per Milano. Il piano per le auto bianche si prefigge l’obiettivo di potenziare il bacino aeroportuale lombardo – non riguarderebbe quindi solo il territorio milanese ma anche Varese e Bergamo – e delle 500 nuove licenze, una metà sarebbe destinata al vincolo orario mentre l’altra al trasporto dei disabili.

Secondo Palazzo Marino persiste il problema dell’alto numero di chiamate inevase ai radiotaxi in determinate fasce orarie: con il 15 per cento dalle otto alle dieci della mattina e il 27 per cento dalle 19 e alle 21 durante i giorni feriali. La situazione diventa ancora più critica nei fine settimana, perché la percentuale di chiamate inevase arriva al 31 per cento nella fascia serale di sabato e domenica e al 42 per cento tra la mezzanotte e le cinque del mattino. Ma le associazioni di categoria si dicono contrarie all’ampliamento della flotta di auto bianche sul territorio milanese. Claudio Severgnini, presidente di Taxi Tam (tassisti artigiani milanesi) è fermo sulla propria posizione: «Abbiamo avanzato una contro proposta che esula dal rilascio immediato delle licenze, partendo prima da un monitoraggio costante del servizio taxi nella città. Il Comune purtroppo non ha aderito alla nostra richiesta continuando sulla sua strada».

Nel ginepraio politico e di interessi di categoria Milano oggi non riesce però a competere con altre città europee, ferma a quota 4855 taxi, è lontana da Londra o Parigi dove circola un numero cinque o quattro volte maggiore di auto bianche

Secondo Severgnini, rinforzare la flotta non è il problema da cui partire. È d’accordo Marco Marani della Filt Cigl: «Non sappiamo quanti taxi serviranno sul territorio milanese quando verranno terminati tutti i lavori per la metropolitana. Per questo abbiamo chiesto al Comune di andare per gradi, di non fare tutto subito senza commissionare uno studio. Buttare un numero a caso è l’ennesimo errore: possiamo a esempio cambiare i turni velocemente grazie all’applicazione del numero unico, esiste la collaborazione familiare che permette di estendere l’orario di servizio fino alle sedici ore».

Nel ginepraio politico e di interessi di categoria Milano oggi non riesce però a competere con altre città europee: basti pensare a Londra, dove dal 2017 si calcolano oltre 21mila black cab, una flotta anche questa rimasta pressoché invariata dal 2012, a causa però in questo caso dell’aumento del numero delle private hire vehicles, auto con conducente, che in dodici anni è arrivato a superare quota 87mila. Altrettanto se facciamo il confronto con Parigi dove i taxi superano le 16mila unità. Esattamente quattro volte in più rispetto a Milano. Come risulta da un’analisi della domanda e dell’offerta – fatta dal Comune di Milano – a fronte di un 15 per cento in media di corse inevase è associato un 46 per cento in media di taxi liberi. Un’anomalia questa che – secondo Severgnini - lascia pensare più alla necessità di correttivi che a un rilascio di nuove licenze.

Nel frattempo il Comune ha autorizzato gli operatori ad attivare le collaborazioni familiari. Ma secondo Marani esso dovrebbe agire comunque gradualmente. Il bando per il rilascio delle nuove licenze è a 130mila euro. Con l’obbligo di acquistare una auto elettrica, il cui costo in media oscilla sui 40mila. Il rischio che non si raggiunga il numero voluto dal Comune è reale. Difficile dire allora se Palazzo Marino riuscirà a dare seguito alla sua richiesta. Certo è che, se vuole davvero competere con le metropoli europee, dovrà fare in modo che il problema delle auto bianche si risolva nel più breve tempo possibile.

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